L’86% dei rifugiati e richiedenti asilo è oggi ospitato nei paesi poveri

A New York il vertice Onu sui migranti apre tra le bombe

Gli stranieri non rubano il lavoro agli italiani, ma anzi li spingono verso «posizioni lavorative più qualificate e remunerate»

[19 settembre 2016]

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Gli occhi del mondo tornano a puntarsi su New York: la città che non dorme mai è stata scossa dalle bombe. Sabato sera una, rudimentale, è esplosa a Manhattan ferendo 29 persone. Poche ore dopo la polizia ne ha individuata e rimossa un’altra, confezionata con una pentola a pressione. Stamattina l’ultimo ordigno, detonato in New Jersey – Stato confinante con quello di New York – mentre le forze dell’ordine cercavano di renderlo inoffensivo con l’aiuto di un robot controllato a distanza. L’Fbi ha diffuso da poche ore l’identità di un 28enne statunitense di origine afghana, Ahmad Khan Rahami, ricercato per un sospetto legame con la bomba di Manhattan, ma ancora non ci sono certezze sui responsabili degli attacchi.

Sarebbe però una sconfitta per tutti se gli eventi drammatici delle ultime ore gettassero ombra e veleno sul summit per i rifugiati e i migranti organizzato dall’Onu a New York – in attesa della 71esima assemblea generale delle Nazioni unite, in agenda domani – con lo scopo di riunire i leader del mondo nell’affrontare il tema delle migrazioni per ciò che è realmente: una responsabilità comune. Al vertice Onu, suddiviso in una sessione plenaria e in sei tavole rotonde, partecipano anche il premier italiano Matteo Renzi insieme al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e quello all’interno Angelino Alfano.

Al di là delle dichiarazioni d’intento, non sarà un compito semplice trovare una posizione comune in seno all’Onu sulla crisi migratoria in corso. Più ancora delle mancati risorse, a frenare l’individuazione di un accordo operativo tra i vari paesi del mondo sembra essere una sorta di distorsione cognitiva in atto sul tema migranti. Le responsabilità occidentali verso quelle che fino a pochi anni fa erano colonie vengono rimosse, come occultati sono i benefici che i migranti portano alle economie dove riescono ad inserirsi. A rimanere nella percezione pubblica e politica sono solo i costi, le paure e la sensazione di farsi carico di un peso troppo grande.

In realtà, come sottolinea il direttore esecutivo di Oxfam International Winnie Byanyima – sbarcata anni fa nel Regno unito come rifugiata dall’Uganda – quella dei migranti è una partita dove a perdere sono sempre e soprattutto i paesi poveri. L’86% dei rifugiati e richiedenti asilo è oggi ospitato in paesi a medio e basso reddito: le nazioni che fanno parte dell’Unione africana offrono rifugio a 24,5 milioni di persone nonostante rappresentino il 2,9% del Pil mondiale; in Libano un abitante su 5 è un rifugiato siriano, mentre in Giordania la quarta più grande “città” è un campo profughi.

A confronto, i numeri italiani ed europei appaiono assai più ridotti. Come ricordano su neodemos gli economisti della Banca d’Italia Federico Giorgi e Effrosyni Adamopoulou, dal gennaio 2014 all’agosto 2016 sono sbarcate in Italia 430mila persone (e altre 10mila sono morte nel tentativo di farlo).

Nella maggior parte dei casi, non sono intenzionate a rimanere nel nostro Paese, anche a causa della crisi economica. Come risultato, a fine 2015 si contano poco più di 5 milioni di stranieri residenti in Italia, l’8,3% della popolazione totale; si tratta per lo più di giovani (hanno un’età media di circa 12 anni più bassa rispetto agli italiani) e con un tasso di fecondità più alto, entrambi fattori che contribuiscono a frenare l’invecchiamento della popolazione in Italia.

Particolarmente interessante è l’analisi sulla presenza straniera e il mercato del lavoro che offrono i due economisti. Se è vero che il tasso di occupazione degli stranieri è più alto di quello degli italiani (58,9% contro 56%), lo è al prezzo di retribuzioni «pari a circa i tre quarti di quelle degli italiani, un valore rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi 10 anni». Gli stranieri lavorano di più perché i datori di lavoro (in genere italiani) li pagano di meno, e in settori a bassa qualifica. «I lavoratori stranieri sono concentrati in occupazioni meno qualificate e in settori a basso contenuto professionale».

Dunque, gli stranieri rubano il lavoro agli italiani? Secondo l‘analisi offerta no: «Nel caso italiano, la complementarità tra i lavoratori nativi e stranieri sembra aver premiato le condizioni reddituali dei primi spingendoli verso posizioni lavorative più qualificate e remunerate. Si è mostrato come l’ingresso degli stranieri nel mercato del lavoro in occupazioni di tipo più ripetitivo e manuale abbia portato un beneficio agli italiani, offrendo loro l’opportunità di svolgere mansioni più complesse». In ogni caso, come recentemente ricordato dal presidente Inps Tito Boeri, in Italia gli immigrati versano 8 miliardi di contributi sociali l’anno e ne ricevono tre, rimpinguando le casse italiane con 5 miliardi di euro netti.

Le criticità con l’arrivo dei migranti di certo non mancano, ma è bene che il dibattito pubblico sia al contempo informato anche sui vantaggi (e sui doveri) per la collettività.