Oggi in Congo 7,7 milioni di persone rischiano di morire di fame

Onu: «In aumento del 30% rispetto all’anno scorso» a causa della guerra sempre più violenta, infestazioni, colera e morbillo

[16 agosto 2017]

Da decenni la Repubblica democratica del Congo (Rdc) è devastata da guerre di una violenza inaudita, i cui echi giungono attutiti e lontani alle orecchie occidentali. Eppure frammenti di quelle stesse guerre ce li troviamo di fronte ogni giorno, nelle nostre case, nelle nostre tasche. L’esempio drammaticamente più celebre è quello del coltan, minerale fondamentale per la produzione di meraviglie elettroniche come smartphone e computer: il Congo possiede dal 60 all’ 80% delle riserve mondiali di coltan, ma questa ricchezza si è trasformata in sciagura come già accaduto per diamanti, petrolio, oro. È nella “maledizione delle risorse” che affondano le radici delle milioni di morti violente consumatesi in Congo, a cui si aggiungono quelle – crescenti – per fame.

Secondo l’ultimo Quadro integrato di classificazione della sicurezza alimentare, appena rilasciato dall’Onu, tra il giugno 2016 e il giugno 2017 il numero delle persone a livelli d’insicurezza alimentare “d’emergenza” e di “crisi” –  che precedono il livello di “carestia” e che richiedono assistenza alimentare urgente – sono aumentati di 1,8 milioni, passando da 5,9 a 7,7 milioni: si tratta di un incremento del 30% in un solo anno. Ciò significa che oggi nelle zone rurali più di una persona su dieci soffre di fame acuta, e che circa 1,4 milioni di persone nel corso dell’ultimo anno sono state costrette ad abbandonare le proprie case.

Le cause? Secondo rapporto l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e il Programma alimentare mondiale (Wfp) sono da ricercarsi nell’intensificarsi del prolungato conflitto e del gran numero di sfollati nella parte centrale e orientale del paese, soprattutto nelle regioni di Kasaï e di Tanganyika, colpite dal dilagare della violenza. Una tragedia cui vanno ad aggiungersi la diffusione delle infestazioni di spodoptera exempta e da focolai di colera e di morbillo.

«Nelle zone colpite dal conflitto, gli agricoltori hanno visto i propri villaggi e i propri campi saccheggiati – spiega Alexis Bonte, rappresentante della Fao ad interim nella Rdc – Non sono stati in grado di seminare nelle ultime due stagioni. Vi è la totale mancanza di mercati locali che possano supplire alle loro esigenze alimentari. Il conflitto, insieme alle infestazioni di spodoptera exempta che hanno distrutto le coltivazioni in oltre un quarto dei territori del paese, sono stati devastanti per le comunità rurali. La situazione è destinata a peggiorare se non arriverà urgentemente assistenza umanitaria.  I contadini, specialmente gli sfollati – in maggioranza donne e bambini – hanno disperatamente bisogno di aiuti alimentari urgenti, ma anche di aiuti per ricostituire i loro mezzi di sussistenza, come attrezzi e sementi, in modo da poter riprendere l’agricoltura. Molte delle donne sfollate hanno perso i loro mariti. L’agricoltura, per loro, è un modo per rimettersi in piedi e affrontare il futuro con dignità e speranza».

Ad oggi, comunicano dall’Onu, tra il 50 e l’80% delle persone in alcune delle aree dove è più grave il problema della fame lottano ogni giorno per sbarcare il lunario e avere qualcosa da mangiare. In diverse aree, le persone mangiano solo una volta al giorno e i loro pasti – basati su mais, manzo o patate – non soddisfano i loro bisogni quotidiani nutrizionali e calorici. Negli ultimi tre mesi i prezzi dei prodotti alimentari sono molto aumentati, e in alcuni casi, la dieta si limita all’assunzione di amidi e foglie. Altri devono ridurre o saltare i pasti, vendere beni, prendere in prestito denaro e mandare membri della famiglia a chiedere l’elemosina e mangiare altrove. La malnutrizione cronica colpisce il 43% dei bambini sotto i cinque anni, ovvero più di 7 milioni di bambini.

Ecco dunque perché la Fao – che quest’anno sta già aiutando 2,1 milioni di persone nell’Rdc ad affrontare la fame – e il Wfp chiedono un aumento urgente della fornitura di alimenti salvavita e dell’assistenza specialistica per combattere la malnutrizione, nonché di sementi e attrezzi in modo che gli agricoltori possano tornare a seminare e recuperare i propri mezzi di sostentamento: «Il Wfp – dichiara il direttore del Programma nella Repubblica democratica del Congo, Claude Jibidar – è estremamente preoccupato per la sicurezza alimentare e la nutrizione, che stanno peggiorando in molte parti della Rdc. Ma in nessun posto la situazione è più allarmante che nel Kasaï. Invitiamo tutte le parti a consentire il passaggio di assistenza salvavita e la comunità internazionale a contribuire a alla fornitura di questi aiuti urgenti».