Onu: nel mondo nel 2016 ci sono stati 2,5 milioni di migranti gestiti dai trafficanti

Il traffico dei migranti è un affare da 7 miliardi di dollari all’anno, quanto Usa e Ue hanno speso in aiuti umanitari

[14 giugno 2018]

Secondo il Global Study on Smuggling of Migrants appena pubblicato dall’United Nations office on drugs and crime (Unodc), nel 2016 almeno 2,5 milioni di migranti hanno passato clandestinamente le frontiere in tutto il mondo de «Il traffico di migranti ha luogo in tutte le regioni del mondo e genera un guadagno di 7 miliardi di dollari per i trafficanti, equivalente a quello che gli Stati Uniti o i Paesi dell’Unione europea hanno speso in aiuti umanitari nel  2016». Il frapporto descrive le 30 grandi rotte del traffico di carne umana nel mondo e constata che «La domanda è particolarmente elevata tra i rifugisati che, in mancanza di altri mezzi, hanno fatto ricorso ai trafficanti per raggiungere una destinazione sicura fuggendo dai loro Paesi di origine».

Insomma, con buona pace di Salvini e La Russa, le navi delle ONG umanitarie c’entrano poco e nulla con il traffico, salvano solo vite umane che i trafficanti che nessuno ferma – quelli che godono di complicità con apparati degli Stati e di polizie che magari l’Italia finanzia e addestra – scaricano nel Mediterraneo dopo averli sfruttati e spolpati fino all’osso.

Come spiega l’Unodc, «I dati suggeriscono che numerosi casi di traffico includono dei bambini non accompagnatio o separati, che potrebbero essere particolarmente vulnerabili allo sfruttamento e al maltrattamento da parte dei trafficanti e di altre persone. Nel 2016, circa 34.000 minori non accompagnati e separati sono arrivati in Europa (in Grecia, in Italia, in Bulgaria e in Spagna)».

Jean-Luc Lemahieu, direttore analisi delle politiche e delle relazioni pubbliche Unodcd, sottolinea che «Questi crimini transnazionali colpiscono i più vulnerabili tra i più vulnerabili. E’ un crimine mondiale che necessita di un’azione mondiale, compresa una migliore cooperazione régionale e internazionale e di risposte nazionali in materia di giustizia penale».

Secondo l’ International organization for migration, ogni anno il traffico di migranti è responsabile della morte di migliaia di migranti: «Numerosi migranti clandestini muoiono annegati, mentre altri periscono sulle strade  a causa delle condizioni meteorologiche e per incidenti. Secondo i dati, il Mediterraneo sembra essere la rotta più mortale, rappresentando il 50% del numero totale dei decessi».

Ma l’Unodc fa notare che «Degli assassinii sistematici di migranti sono stati segnalati in gran parte degli itinerari del traffico. Inoltre, i migranti clandestini sono anche vulnerabili a tutta una serie di altre forme di criminalità quali la violenza, la violenza sessuale, il furto, il rapimento, l’estorsione e la tratta di persone». Forse è questa la “pacchia” che è finita citata dal ministro degli interni Matteo Salvini?  Se così fosse saremmo d’accordo con lui, ma siamo propensi a credere che più che ai trafficanti di carne umana il capo della Lega pensasse alla “pacchia” dei migranti sfruttati a 3 euro all’ora dagli schiavisti italiani di cui nessuno parla.

Lo studio esamina anche la composizione per sesso dei migranti illegali e constata che «E’ sovente influenzata dalle circostanze che motivano la loro mobilità, ma la maggior parte tra loro sono uomini relativamente giovani. Però su alcune rotte, in particolare in certe parti dell’Asia del Sud-Est, le donne sono una parte importante dei migranti clandestini».

Il rapporto Unodc avverte che «Il traffico può comportare degli stratagemmi complessi, quli l’organizzazione di matrimoni falsi o l’ottenimento di impieghi fittizi, la contraffazione dei documenti di viaggio o la corruzione di alti funzionari. Per questo, numerose reti di passeurs si impegnano nella corruzione sistematica a numerosi livelli».

Lo studio esamina anche i legami tra trafficanti e migranti e costata che «Generalmente, su piccola scala i trafficanti sono legati etnicamente ai territori in cui operano, cioè condividono dei legami etnici o linguistici con i migranti. Inoltre, alcuni dei migranti che sono riusciti a passare clandestinamente deventano essi stessi dei passeurs».  Lo studio indica anche che  «I trafficanti fanno pubblicità alle loro imprese là dove i migranti possono essere facilmente raggiunti. Questo include i quartieri dove vivono le comunità della diaspora, i campi di rifugiati o divdersi social network».

Insomma, i “misteriosi” trafficanti di carne umana in realtà svolgono gran parte della loro attività alla luce del sole e sono ben conosciuti da governi e polizie.

L’Unodc avverte che «Per prendere una decisione, i migranti si basano poi sull’opinione delle loro comunità, dei loro parenti e dei loro amici e, più recentemente, sui social network».

Come se ne esce da questa spirale di sfruttamento, morte, accuse e fake news? Secondo l’Undodc  è necessario «Un approccio olistico di lotta contro il traffico illecito dei migranti» che «Deve tener conto non solo della geografia del crimine ma anche dei diversi fattori che contribuiscono».

La ricetta è il contrario di quella proposta ieri in Parlamento da Salvini e dal governo italiano con il falso intento di «salvare i bambini»: il rapporto Unodc afferma che «Rendere possibili delle migrazioni regolari più accessibili nei Paesi di origine e nei campi di rifugiati, compresa l’espansione di uffici di migrazione e asilo nelle zone di origine, ridurrebbe le opportunità per i trafficanti«. Ma la risposta europea è stata quella di inviare truppe nel Sahel e quella italiana di finanziare il governo fantasma della Libia perché catturi i migranti, li imprigioni e li rimetta in mano alle milizie armate che vivono di traffici, rapimenti, ricatti e torture.

Il rapporto Unodc  dice invece che «La lotta contro le reti del traffico nel suo insieme esige una migliorata cooperazione regionale e internazionale, così come delle risposte nazionali in materia di giustizia penale. Sensibilizzare le comunità di origine, in particolare nei campi di rifugiati, sul pericolo del contrabbando può ugualmente contribuire a ridurre la domanda».

A chi crede che una tragedia umana di dimensioni globali possa essere ridotta a comodi slogan che sconfinano nel razzismo, l’Unodc  risponde che è possibile affrontarla solo attraverso l’analisi della complessità delle cause e delle ricadute: «La raccolta dei dati, l’analisi e la ricerca sul traffico di migranti sono solo all’inizio. Per costruire un corpus internazionale solido di conoscenze che suia alla base dell’elaborazione di politiche nel settore dei migranti, è necessario migliorare il sistemi di fraccolta dei dati a livello nazionale, regionale e internazionale».