Il Papa, la bomba atomica e il bambino giapponese (VIDEO)

«Può bastare un incidente per innescare un conflitto, occorre adoperarsi per il disarmo nucleare»

[16 gennaio 2018]

Sull’aereo che da Roma lo ha portato a Santiago per il Viaggio Apostolico in Cile e Perù Papa Francesco ha fatto distribuire ai 70 giornalisti al seguito una foto scattata a Nagasaki dopo l’esplosione della bomba atomica del 1945, il ritratto di un bambino scampato all’olocausto nucleare, . La fotografia è accompagnata dal commento “…il frutto della guerra”, seguito dalla firma autografa del Papa. La didascalia sottolinea la «disperazione del bambino, espressa nel gesto di mordersi le labbra che trasudano sangue».

Il pontefice ha spiegato ad alcuni giornalisti di aver  trovato per caso la foto e di esserne rimasto profondamente colpito tanto da volerla condividere «perché commuove più di mille parole».

L’Osservatore Romano aveva già scritto di questa immagine il 30 dicembre 2017: «Una foto scattata nel 1945, dopo oltre 70 anni, interpella e scuote ancora le coscienze. Ritrae un bambino di 10 anni che trasporta sulle spalle il cadavere del fratellino rimasto ucciso dopo lo scoppio della bomba atomica a Nagasaki. L’immagine ha fortemente scosso Papa Francesco che ha voluto farla riprodurre su un cartoncino»

La foto che ha tanto impressionato il Pontrefice proprio mentre Corea del nord e Stati Uniti facevano riemergere il pericolo di una nuova guerra nucleare, è stata scattata dal fotografo statunitense Joseph Roger O’Donnell, inviato in Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale e  che ha documentato anche la situazione di  Hiroshima e Nagasaki, dove gli americani sganciarono le due bombe atomiche che costrinsero alla resa un Giappone ormai ridotto in macerie. L’Osservatore Romano racconta che O’Donnell «A Nagasaki vede due bambini. Uno sembra dormire sulle spalle dell’altro. In realtà è morto. Suo fratello, con un volto da cui traspare una dignitosa sofferenza, sta aspettando che venga cremato. La foto è divenuta un tragico simbolo della ferocia della guerra».

Lo scatto che ha emozionato il Papa sconvolse anche il fotografo statunitense che nel 1995, durante un’intervista ad una emittente giapponese, ricordò quella tragica scena: «Vidi questo bambino che camminava, avrà avuto all’incirca 10 anni. Notai che trasportava un bimbo sulle spalle. In quei giorni, era una scena abbastanza comune da vedere in Giappone, spesso incrociavamo bambini che giocavano con i loro fratellini e sorelline portandoli sulle spalle. Ma quel bambino aveva qualcosa di diverso».

Rispondendo inoltre alla domanda di una giornalista sul rischio reale di una guerra nucleare che scoppierebbe nuovamente in Asia – e che potrebbe colpire nuovamente anche il Giappone che sta rinuncia nodo alla sua Costituzione pacifista approvata dopo l’orrore nucleare che si legge nel volto di un bambino che forse non c’è più – Papa Francesco ha espresso tutto il suo timore per una situazione che potrebbe precipitare improvvisamente e ha aggiunto: «In un contesto internazionale, nel quale può bastare un incidente per innescare un conflitto, occorre adoperarsi per il disarmo nucleare».

Un monito a chi il disarmo nucleare non l’ha mai firmato e voluto, a chi, di fronte alla possibilità di una guerra nucleare che farebbe milioni di vittime e avrebbe conseguenze incalcolabili, dichiara di aver il pulsante nucleare più grosso, a chi si arma, si riarma o vorrebbe armarsi di ordigni nucleari nonostante nel mondo ci siano ormai così tante testate atomiche da cancellare diverse volte la vita sul nostro pianeta.

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