Verso un governo socialisti, blocco di sinistra, comunisti/verdi

Portogallo: la sinistra unita impedisce il golpe costituzionale della destra

Antonio Costa (PS), «È possibile voltare la pagina dell’austerità nel quadro della zona euro»

[11 novembre 2015]

Portogallo sinistra

La sinistra portoghese, unita per la prima volta dopo 40 anni di democrazia, ieri ha impedito l’insediamento di un governo minoritario di destra PSD/CDS, presieduto dal premier uscente Passos Coelho, e ha promesso di «girare la pagina dell’austerità», ma soprattutto ha impedito un golpe costituzionale ordito dal presidente Anibal Cavaco Silva – a fine mandato – co il silenzio complice delle cancellerie europee e con il plauso dei mercati finanziari.

In Portogallo la frase «ce lo chiede l’Europa», sulla quale si immolò il PD di Bersani permettendo la costituzione del governo dell’austerity di Mario Monti, non ha funzionato: la maggioranza dei portoghesi, quel 60% e più che aveva votato per i Partiti della sinistra, è scesa in piazza, costringendo tre Partiti avversari ad un’unità doverosa di fronte ad un golpe istituzionale che vanificava il risultato elettorale e ad un Presidente della Repubblica che si era arrogato il compito di decidere quali fossero i Partiti adatti a governare secondo i desiderata della finanza europea e degli ambienti politici conservatori di cui è espressione.

Ora a Cavaco Silva, bocciato nelle piazze e in Parlamento, non resta altro che affidare al capo del Partido Socialista l’incarico di formare un governo di coalizione con Bloco de Esquerda e  con la coalizione tra Partido Comunista Português e Partido Ecologista “Os Verdes”. Una coalizione che ha battuto il golpe istituzionale mandando a casa il governo minoritario di destra con 123 voti contro 107,  appena 11 giorni dopo che Passos Coelho aveva giurato nelle mani di Cavaco Silva, intestandosi, come ha continuato a fare anche dopo la bocciatura in Parlamento, una vittoria elettorale che non c’era stata.

Infatti, anche se quasi tutta la grande stampa europea, a cominciare da quella italiana, si era subito affrettata a dichiarare la grande vittoria del centro-destra portoghese, in realtà il governo uscente aveva avuto una pesantissima emorragia di voti e seggi, perdendo la maggioranza assoluta.  Intanto la politica europea, a cominciare dal PD in Italia, aveva subito etichettato come perdente la Sinistra portoghese e decretato l’impossibilità di un governo tra i socialisti, la nuova sinistra “radicale”, i vecchi comunisti e i verdi. Ora, non solo quel governo con tutta probabilità si farà, ma di fronte al golpe “morbido” e filo-liberista, la sinistra unita ha già trovato un accordo di governo e un programma di massima che prevede la fine delle politiche di austerità che hanno dissanguato e impoverito i portoghesi e arricchito una casta politica ed imprenditoriale che a fatto di tutto per mantenere il potere.

Ora bisognerà vedere se l’Europa della grosse koalition Popolari-socialisti-liberali permetterà questa anomalia  (mentre si appresta a perpetuare l’anomalia liberista britannica e accoglierebbe a braccia aperte il regime islamista turco di Erdogan) o se il Portogallo subirà la stessa “cura” riservata a Siryza e ai governi di Alexis Tsipras in Grecia.

Il segretario del Partido Socialista, il 54enne Antonio Costa, che sembra destinato a diventare il nuovo premier del Portogallo, è convinto che «è possibile voltare la pagina dell’austerità nel quadro della zona euro» e il fatto che appartenga alla famiglia socialdemocratica che governa a Bruxelles e a Berlino insieme a un’Angela Merkel molto più sottotono rispetto ai tempi d’oro della campagna di Grecia, può dare alla finalmente unita sinistra portoghese la possibilità di fare una nuova rivoluzione dei garofani che scardini l’austerity e ricominci a parlare di solidarietà, redistribuzione dei redditi e giustizia sociale e ambientale.