L’impossibile coesistenza delle due sinistre (o tre)

Primarie della gauche francese: vince il “rossoverde” Hamon. Valls: «Illusione e irrealismo»

Il suo manifesto inizia con le politiche per «un progresso sociale e ecologico»

[23 gennaio 2017]

Non si sa ancora bene quanti socialisti francesi siano andati a votare alle primarie delle “gauche”, le cifre variano a  1,4 a 1,7 milioni, ma quel che è certo è che al secondo turno  si sfideranno due candidati, Benoît Hamon e Manuel Valls che incarnano due sinistre (la terza, quella di sinistra-sinistra non ha partecipato) che pur stando ancora insieme hanno ben poco a che spartire, e la cui coesistenza appare ormai quasi ovunque impossibile.

Hamon (36,35%), che sembra avere più probabilità di vincere al secondo turno, è sideralmente lontano dalle posizioni dell’ex premier Valls (31,11%), chiamato da François Hollande a blindare la sua politica di austerità e liberismo che ha portato il Partito Socialista francese verso quella che si annuncia come una sconfitta certa. Il partito socialista francese è assediato da una sinistra che gli rinfaccia tutti i tradimenti del programma elettorale progressista che aveva portato Hollande alla presidenza, bersagliato da un Front National sempre più pericoloso e ringalluzzito dalla vittoria di Donald Trump negli Usa, circuito dalla destra repubblicana che conta sui voti socialisti al ballottaggio per no far passare Marine Lepen.

Il problema è che Valls sembra affetto dalla sindrome di molti leader socialdemocratici/riformisti che vedono nelle idee delle sinistre interne dei loro partiti ormai centristi il pericolo più grande, fino a delegittimarle e a considerarle un reperto del passato. Salvo poi chiederne/pretenderne i voti per salvare la democrazia e la convivenza dai vari populismi.

Ma cosa dice Hamon di tanto scandaloso, eretico e obsoleto? Ha vinto le primarie socialiste chiedendo che venga superato il Jobs Act francese – che ha diviso la società francese e allontanato ancora di più il partito socialista dalla sua base operaia –, ha posto la questione del reddito universale di cittadinanza e la riduzione della settimana lavorativa a 32 ore oltre all’introduzione della tassazione dei robot.

Secondo gli standard italiani Hamon è un ambientalista, e il suo manifesto politico inizia con le politiche per «un progresso sociale e ecologico». Se diventasse presidente, la Francia avrebbe il  50% di energie rinnovabili entro il 2025; i cittadini avranno incentivi per la produzione in proprio della loro energia rinnovabile domestica; il diesel verrà abolito in Francia entro il 2025 per combattere l’inquinamento atmosferico; verranno installate stazioni di ricarica elettrica in tutto il territorio nazionale e finanziata la ricerca per l’autonomia delle batterie delle auto elettriche; i prodotti più verdi godranno di un’imposizione fiscale vantaggiosa. Un programma che somiglia molto a quello del governo conservatore della Norvegia.

Secondo Hamon «la Repubblica è una promessa. Sempre che una Repubblica ci sia ancora. E ci sia un Paese in grado di immaginarsi anche tra qualche anno, quando saranno grandi i nostri figli. Non manca molto. E prepararsi non è una questioncina, è un problema fondamentale. Esattamente come il problema sociale, perché le due cose stanno insieme, come non è mai successo nella storia dell’uomo».

Valls dopo aver condotto una campagna durissima contro il mite rossoverde Hamon, ha confermato che continuerà su questa strada per il ballottaggio e nelle sue parole pronunciate oggi si legge tutta la incolmabile divisione tra due sinistre, una delle quali – quella di Valls, di Renzi, del Pasok, della Spd e del Psoe – considera l’altra un ferrovecchio del passato e il suo vero nemico.

Valls, preso atto di non essere arrivato primo come credeva, ha dichiarato a Rtl«Non mi oppongo alla generosità, il valore della République che è la fraternità e la necessità di far fronte alle sfide del mondo. Io non voglio bloccare la sinistra nell’irrealismo e nell’illusione». Dall’orizzonte di Valls sparisce ogni idea di cambiamento della società, sparisce il sogno, nel nome di una «gauche credibile» che non è più sinistra ma gestione della crisi del capitalismo esistente. L’austerità neoconservatrice sembra l’unico orizzonte: «Non voglio che la sinistra si confonda con le tasse e i deficit».

È questa politica di governo che ha portato il partito socialista francese – e le altre socialdemocrazie europee, anche se non tutte – a una serie di sconfitte, all’opposizione o a un vassallaggio verso i partiti conservatori. La politica di Valls è quella di Angela Merkel, questo è il problema.

La sinistra di Hamon appare invece di tutt’altra pasta. Ieri sera, dopo che era arrivata la conferma della sua vittoria al primo turno, l’ex ministro dell’Educazione, licenziato nel 2014 per aver criticato la linea del governo, ha citato un’altra bestia nera della “sinistra moderata” europea: il leader del Labour Party Jeremy Corbyn e il movimento spagnolo Podemos. Quelle che per Valls sono le due face di una stessa sinistra «che ha fatto la scelta di restare all’opposizione», come se le sue politiche realiste e moderate non avessero portato il partito socialista francese verso una crisi mai vista e una sconfitta certa, tanto che un presidente in carica ha rinunciato a ripresentarsi.

Il problema di Vallse di molti leader socialdemocratici europei  come dei democratici Usa – è che gran parte del loro elettorato non si riconosce nel loro realismo senza orizzonte, si sente tradito. Lo slogan della maggioranza di chi è andato a votare alle primarie della gauche era «Tout sauf Valls» e ieri sera un altro candidato, Arnaud Montebourg, ha dato indicazione di voto per Hamon al secondo turno.

Valls ha promesso che non mollerà fino alla fine e ha accusato Hamon di fare il gioco del candidato della sinistra radicale: «Votare Hamon oggi è votare Macron domani». Un’ossessione della sinistra moderata per la sinistra alla sua sinistra – accusata sia di essere irrilevante siapericolosa – che probabilmente è una delle cause della progressiva fuga del suo elettorato verso l’astensionismo, la disaffezione e il populismo.

Saranno anche perdenti, ma solo leader veramente di sinistra sembrano in grado di galvanizzare un elettorato che non vuole rinunciare ai suoi valori guardando al futuro. Quei valori, quella storia, quelle speranze sono state rappresentati da Hamon e ancora una volta paternalisticamente irrisi dal realista Valls, che promette una vittoria accusando altri della sua sconfitta e del suo fallimento.