Il punto a Roma sulla cooperazione internazionale, tra media e realtà

Da Cospe la presentazione del rapporto "Illuminare le periferie del mondo", che illustra come e quanto i telegiornali italiani trattino i temi esteri

[26 gennaio 2018]

È una cooperazione internazionale rinnovata o che vuole rinnovarsi, quella che si è presentata alla conferenza nazionale organizzata da ministero degli Esteri e dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, e conclusasi ieri all’Auditorium della musica di Roma. È anche una cooperazione che vuole farsi conoscere e far conoscere. Temi, luoghi, valori, sfide future.

All’incontro, significativamente intitolato Novità e futuro. Il mondo della cooperazione italiana hanno partecipato più di 3000 persone, studenti, esperti, giornalisti, rappresentanti della società civile, diaspore, testimonial del mondo della cultura, dello sport, dell’università e dell’impresa. Tanti attori diversi, proprio a ribadire che oggi la cooperazione allo sviluppo è una questione che riguarda tutti, e che ci coinvolge a tutti i livelli. Anche il paradigma, paesi ricchi e paesi poveri è stato ormai superato di fronte alle sfide che sono globali e trasversali.

Sfide che sono state ribadite a Roma: lotta ai cambiamenti  climatici, i cui squilibri causano l’innalzamento dei mari, fenomeni meteorologici estremi e l’inaridirsi di vaste aree geografiche, costringendo alla fuga milioni di persone e rendendo più povere e instabili ampie regioni nel globo (oltre 130 milioni nel 2017 per progetti sul cambiamento climatico e la tutela della biodiversità, dice il comunicato del Ministero); sostegno alla sicurezza alimentare e allo sviluppo rurale (a fronte di un aumento delle persone che soffrono la fame nell’ultimo anno, 38 milioni in più nel 2017 rispetto all’anno prece dente secondo la Fao), e infine, il fenomeno delle migrazioni (nel 2017 l’Onu ha calcolato 258 milioni di persone che migrano dalla terra di origine, in crescita del 49% rispetto al 2000).

Un tema che per l’Italia rientra nelle priorità da affrontare: «Il nostro Paese porta avanti progetti in tutta l’Africa subsahariana – ha detto il ministro Angelino Alfano – dall’Etiopia al Niger e al Senegal, per promuovere uno sviluppo locale che sia l’alternativa credibile all’abbandono dei propri territori e studia progetti di reinserimento, migrazione circolare, formazione e rafforzamento del mercato del lavoro».  A orientare in questo impegno l‘azione della cooperazione internazionale è l’Agenda 2030, i 17 grandi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile concordati da tutte le Nazioni e dirette a tutti i Paesi, ricchi e poveri, grandi e piccoli, che rappresentano la “Carta Costituzionale” per una crescita equa, promotrice di diritti e democrazia, ambientalmente sostenibile e che punta a sradicare la povertà e combattere le diseguaglianze.

Dalla conferenza è però uscito anche un altro aspetto importante, quello della diversa narrazione sia dei temi della cooperazione internazionale sia dei paesi con cui cooperiamo, una diversa narrativa che il mondo della cooperazione deve costruire lavorando a stretto contatto con i media. Nel manifesto finale leggiamo infatti tra i punti di impegno concreto per il futuro: “Favorire una diffusa consapevolezza nazionale in merito alla portata dell’Agenda 2030 di sviluppo sostenibile, attraverso capillari campagne di sensibilizzazione rivolte a tutti gli strati della popolazione”; “istituire un riconoscimento annuale per giornalisti e comunicatori che premi produzioni innovative che raccontino i tanti volti della cooperazione”; “monitorare periodicamente la comprensione da parte dell’opinione pubblica nazionale dei temi della cooperazione allo sviluppo, attraverso ricerche demoscopiche e sulla copertura del tema da parte dei media”.

Proprio alla sezione dedicata alla comunicazione ha partecipato Cospe, con la presentazione del rapporto Illuminare le periferie del mondo, una ricerca condotta insieme all’Osservatorio di Pavia in collaborazione con Usigrai e Fnsi, che illustra come e quanto i telegiornali italiani trattino i temi degli esteri. Il rapporto è pensato come strumento pensato proprio per i giornalisti e le redazioni, uno stimolo per fare sempre al meglio il proprio lavoro e anche per cercare nuovi spunti, nuove fonti, come le tante ong che lavorano all’estero, e nuovi spazi per raccontare quella parte di mondo che attualmente rimane poco illuminato.

Molti altri sono stati gli stimoli e le occasioni di riflessioni, come Cospe ci auguriamo che le intenzioni non rimangano tali e che gli investimenti in questo ambito vadano di pari passo all’ampiezza delle sfide in gioco. Crediamo da sempre inoltre che accanto all’azione sul campo occorra portare avanti un lavoro di sensibilizzazione e informazione sempre più qualificato che riesca ad avvicinare sempre di più un pubblico di non addetti ai lavori a questo mondo. Soprattutto i giovani.

di Cospe per greenreport.it