Il nuovo regime antidumping dell’Ue e l’economia di mercato visti dalla Cina

La matassa della globalizzazione liberista si è ingarbugliata nelle stesse mani che l’hanno creata

[21 luglio 2016]

Cina Ue

Dopo la visita di Jean-Claude Junker in Cina, l’Unione europea sta riflettendo sull’abrogazione della sua lista delle “economie non di mercato” che comprende Cina, Vietnam, le Kazakistan, Albania, Armenia,  l’Azerbagian, Bielorussia, Georgia, Corea del nord, Kirghizistan, Moldova, Mongolia, Tagikistan, Turkmenista e Uzbekistan. Tutti Paesi, esclusa la Corea del nord, con i quali l’Ue fa lucrosi affari, a partire dalla Cina.

Nell’ambito del rafforzamento della sua legislazione antidumping e anti-sovvenzioni, l’Ue ha annunciato che potrebbe adottare un metodo più neutro che metterebbe i Paesi sullo stesso piano. .

Infatti, il “sistema di sostituzione” approvato 15 anni fa per calcolare i margini di dumping autorizzati per la Cina sta arrivando a scadenza e la commissaria Ue al commercio, Cecilia Malmstrom, ha annunciato che «I nostri colleghi hanno convenuto di introdurre dei cambiamenti nella legge anti-dumping e anti-sovvenzioni dell’U, in particolare adottando una nuova metodologia nella lotta contro il dumping. Sopprimeremo la lista dei Paesi ad economia non di mercato. Impiegheremo un nuovo metodo che non farà alcuna distinzione tra i diversi Paesi e che sarà applicata in maniera equa a tutti i membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto)». Il vice-presidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen, ha aggiunto che «Nessuno dovrà più focalizzarsi sullo status di economia “non di mercato”, nella misura in cui non esiste davvero più nella pratica».

La Cina ha affidato la sua reazione a un commento non firmato (quindi molto ufficiale) dell’agenzia Xinhua, nel quale si legge che «Tuttavia, restano molte cose incerte riguardo le future misure anti-dumping del blocco, il particolare il trattamento della Chine, che si classifica come secondo partner commerciale dell’’Unione europea».

Xinhua ricorda che «L’Ue qualifica spesso i prodotti provenienti dalla Cina, che è sulla lista delle “economie non di mercato”, di dumping, basandosi sul “sistema dei Paesi di sostituzione” che deve cessare l’11 dicembre secondo l’accordo di adesione della Cina all’Organizzazione mondiale del Commercio. La decisione presa mercoledi dalla Commissione è considerata come una strategia mirante a ridurre i collegamenti tra lo “status di economia di mercato” e l’ispirazione delle disposizioni del Wto concernenti la Cina, che, sfortunatamente sono state profondamente turbate ed hanno provocato per un lungo periodo delle discussioni sia in Europa che in Cina».

I leader cinesi hanno più volte detto agli europei che i membri del Wto devono rispettare i loro obblighi giuridici internazionali, «che sono questioni distinte dagli argomenti attestanti il suo “status di economia di mercato” – scrive Xinhua –  Se l’Ue, come stipula il protocollo Wto, smette di comparare i prezzi delle importazioni cnesi con quelli di un pAese terzo, o di un Paese di sostituzione, ma utilizza il prezzi interni cinesi come base per concludere che la Cina pratica o no il dumping sui suoi prodotti, questo sarebbe un vero impegno per gli obblighi internazionali per il blocco e sarebbe favorevole alle relazioni commerciali Ue-Cina».

Ma i cinesi sottolineano che «Tuttavia, quando la commissione ha annunciato che cambierà il sistema di calcolo e creerà una metodologia “non-standard supplementare” che potrebbe essere potenzialmente applicata a tutti I paesi, non è riuscita a precisare una cosa: questo cambierà la pratica o rappresenta semplicemente solo un cambiamento di nome?» A Pechino i dubbi sono venuti dopo aver sentito un responsabile della Commissione Ue dichiarare che il nuovo sistema porterà ad un livello quasi simile agli attuali diritti antidumping dell’Ue e che il nuovo metodo terrà conto dei prezzi internazionali. .

«Se “i prezzi internazionali” significa che l’Ue continuerà a comparare i prezzi delle importazioni cinesi a quelli degli altri Paesi – si legge su Xinhua – la sola differenza tra la vecchia e la nuova metodologia sarà nella sua portata e non nel nome. In altri termini, si tornerà a mettere tutti i men membri del Wto su una nuova lista senza l’etichetta “economie non di mercato”, applicando una metodologia del tutto simile e imponendo dei diritti antidumping e anti-sovvenzioni identiche o più pesanti».

Insomma, il governo comunista cinese da all’Unione Europea lezioni di globalizzazione e su come stare correttamente all’interno dell’Organizzazione del commercio, mentre Confindustria e i liberisti europei vorrebbero che la globalizzazione delle merci fosse a senso unico:_ vogliono continuare a fare lucrosi affari con la Cina ma si scoprono protezionisti  e temono di perdere il bandolo della matassa liberista che hanno realizzato e che gli si è aggrovigliata tra le mani. Per la Confindustria: «Il rischio è che la soluzione prospettata dalla Commissione dia luogo a un meccanismo talmente farraginoso e oneroso per le imprese europee da rivelarsi una concessione di fatto dello status di economia di mercato alla Cina» e Il Sole 24 Ore scrive: «La road map prevede la modifica entro un anno della metodologia anti-dumping e l’abolizione della lista dei Paesi che sono considerati non un’economia di mercato. Questo permetterà di imporre in modo più rapido i dazi e di valore più alto, calcolandoli con riferimento a prezzi internazionali e non a quelli che Pechino pratica in Paesi terzi o in Cina. In questo modo si va verso il superamento della differenza di approccio tra Usa e Ue all’invasione di merci sottocosto. I dazi Ue sono infatti sotto il 50% mentre quelli Usa superano anche il 200%».

Xinhua conclude: «La decisione di Bruxelles di sbarazzarsi della lista delle “economie non di mercato” è necessaria per mettere fine alla questione inutile di sapere se la Cina è o no un’economia di mercato. Ma la stessa ideologia del protezionismo commerciale in una nuova confezione non può promuovere né lo sviluppo nazionale  né essere di beneficio al commercio internazionale. Speriamo che la modifica in corso dei regolamenti antidumping dell’Ue  possa rispettare l’impegno del blocco per I suoi obblighi al Wto, così come rafforzare le sue relazioni con la Cina».