Relazioni pericolose: Barroso e Goldman Sachs. Affari e politica, la porta girevole dell’Ue

Barroso sempre atlantista e liberista: un gigantesco gesto dell’ombrello ai cittadini Ue

[20 luglio 2016]

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Per chi come Corporate Europe Observatory (Ceo) è uno dei cani da guardia del rapporto incestuoso tra politica, finanza e multinazionali, la notizia che l’ex presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, diventerà presidente non esecutivo di Goldman Sachs non certo è esattamente una sorpresa. «Questo è l’uomo che ha presieduto la Commissione europea per 10 anni e, fin dall’inizio, la sua leadership ha seguito l’agenda delle corporations – dicono a Ceo – con i suoi stretti legami con il grande businesses e le grandi anche dell’Ue che rappresentano la caratteristica fondamentale dell’attuale progetto europeo». Ma l’assunzione di Barroso alla Goldman Sachs ha rivelato senza infingimenti che nell’agenda politica europea esiste una porta girevole nella quale entrano le grandi compagnie e dalla quale escono politici che vanno a “lavorare” con lautissimi stipendi per le stesse compagnie che avrebbero dovuto controllare. Le reazioni di incredulità su Barroso e Goldman Sachs rendono la sua vicenda un simbolo di eccessiva influenza delle corporations ai massimi livelli dell’Ue.

Nei mesi successivi alla fine del mandato di Barroso, Corporate Europe Observatory aveva già tracciato una fitta mappa dell’immediata carriera dell’ex presidente della Commissione Ue, rivelando che dall’autunno del 2014 aveva ricoperto più di venti nuovi incarichi chelo hanno catapultato nel mondo delle arti, accademico e nelle feste delle corporations dell’European Business Summit e alla Bilderberg Conference. Ma già ad ottobre 2015 il dettagliato rapporto “The revolving doors spin again – Barroso II commissioners join the corporate sector” aveva evidenziato che l’attitudine di Barroso ad avere rapporti di affari con le grandi imprese non era un caso isolato nella Commissione Ue: anche altri commissari europei avevano forti legami con le corporations, come l’olandese Viviane Reding, commissaria alla giustizia, diritti fondamentali e cittadinaza (2010-2014); società dell’informazione e Media (2004-2010); educazione e cultura(1999-2004), il belga Karel De Gucht, commissario al commercio (2010-2014); sviluppo e affari umanitari(2009-2010) e l’olandese Neelie Kroes, commissaria all’agenda digitale (2010-2014) e competizione (2004-2010, per citarne solo alcuni.Tanto per fare alcuni esempi dei nuovi ruoli svolti subito dopo essere usciti dalla Commissione Ue, la Reding ha assunto incarichi dirigenziali, tra gli altri, in Nyrstar; Agfa-Gevaert e Bertelsmann Foundation, De Gutch in Belgacom, Merit Capital NV, CVC Partners, la Kroes in Bank of America Merrill Lynch e Open Data Institute.

Ma i movimenti della porta girevole  degli ex della Commissione Ue  di Barroso non sono stati più così visibili dal primo maggio di quest’anno, quando gli ex commissari non hanno più avuto bisogno di chiedere l’autorizzazione della Commissione europea per assumere i nuovi ruoli che venivano proposti loro e non hanno dovuto più rispettare il divieto di lobbying. « In poco più di due mesi – dicono al Ceo – abbiamo visto l’ex commissario al commercio Karel De Gucht far parte del board del gigante minerario Arcelor Mittal; l’ex commissaria all’agenda digitale, Neelie Kroes, ha raggiunto i  consigli di amministrazione delle aziende tecnologiche Uber e Salesforce e ora Barroso sta per diventare presidente di Goldman Sachs International. Quando Kroes si è unita alla Uber, i media olandesi ci hanno chiesto se eravamo d’accordo che questi movimenti della porta girevole avevano contribuito alla bassa stima con cui molti cittadini europei considerano le istituzioni dell’Unione europea, compresi quelli nel Regno Unito, che hanno votato in maggioranza per la Brexit e per  lasciare l’Ue. Mentre probabilmente tutti gli Stati membri hanno loro problemi nazionali di porta girevole, è difficile evitare la conclusione che i politici europei che vengono visti agire per gli interessi privati invece che per l’interesse pubblico e che quindi si spostano così rapidamente tramite la porta girevole verso nuovi redditizi posti di lavoro, possono davvero alimentare il cinismo dell’opinione pubblica e l’euro-scetticismo».

In questo contesto, la nomina di  Barroso in Goldman Sachs è particolarmente scandalosa: «Goldman Sachs ha avuto un ruolo centrale nel causare la crisi finanziaria del 2008, le cui scosse si fanno ancora sentire in tutta l’Ue, con molti cittadini che soffrono sotto l’austerità – sottolinea  Corporate Europe Observatory – attualmente, Goldman Sachs è anche uno dei maggiori lobby player  a Bruxelles. Ha dichiarato un bilancio di lobbying nell’Ue   di almeno 1.000.000 di euro e dal dicembre 2014 ha avuto almeno 22 incontri di alto livello con la Commissione. Questo livello di accesso della Commissione è già impressionante, e può vantare recenti incontri con almeno sette commissari: Hill, Dombrovskis, Katainen, Oettinger, Moscovici, Cañete e Malmström».

Se a questo si aggiunge che Goldman Sachs nel 2010, mentre Barroso presiedeva la Commissione Ue, è stata insignita, insieme al lobby group ISDA, del poco prestigioso “Worst EU Lobbying Award”, per le sue aggressive attività di lobbying in difesa delle “armi finanziarie di distruzione di massa” e che  Goldman Sachs è arrivata prima con il 59% dei voti, si capisce che a guardia del pollaio europeo, in piena devastante crisi finanziaria, c’erano un po’ troppi amici delle volpi e forse anche qualche volpe nemmeno tanto ben camuffata.

Per questo chi aveva denunciato questi legami tra grande business e politica europea non è affatto sorpreso della direzione presa da Barroso uscendo dalla porta girevole della Commissione Ue, ma è incoraggiante che il ministro francese agli affari europei, Harlem Désir, abbia subito definito «scandalosa» la decisioni di Barroso, sottolineando che «Il presidente della Commissione europea dovrebbe essere al di sopra delle pressioni deli interessi privati. La restrizione di poter essere assunto da una compagnia privata dovrebbe essere estesa». Anche il Mediatore europeo ha sottolineato che l’articolo 245 del Trattato europeo prevede che, quando si tratta di nomine e di altri benefit, gli ex commissari Ue devono agire con integrità e discrezione. Il personale delle istituzioni dell’Unione europea ha espresso la sua indignazione con la petizione online “For strong exemplary measures to be taken against JM Barroso for joining Goldman Sachs” pubblicata su change.org. Ma il Consiglio Ue non sembra molto intenzionato a discutere la questione, forse anche perché anche lì ci sono molti dei complici delle volpi che hanno saccheggiato il pollaio dell’economia europea, senza perdere nemmeno un ciuffo di pelo. Nella Grosse Coalition Popolare-Liberale-Socialdemocratica che governa l’Ue, solo la delegazione socialista francese al Parlamento europeo ha chiesto sanzioni contro Barroso, tagliando la sua pensione (molto “confortevole”) da ex presidente della Commissione Ue quando raggiungerà i 65 anni di età.

Ma Ceo non crede molto in una reazione degli stessi politici che sono stati a guardare sapendo bene cosa stava succedendo: «Finora, sembra che la Commissione o non capisca o non si preoccupi  della gravità del suo problema delle porte girevoli. Fonti della Commissione hanno riferito che il ruolo di Barroso in Goldman Sachs non costituisce una violazione delle norme vigenti, e il portavoce capo della Commissione, Margaritis Schinas, ha già escluso qualsiasi revisione delle norme del codice di condotta dei commissari». Secondo Corporate Europe Observatory, il “periodo di riflessione” obbligatorio per  gli ex presidenti della Commissione Ue dovrebbe essere esteso dagli attuali 8 mesi ad almeno 5 anni per quanto riguarda le attività dirette ed indirette di lobbying, così come per altri ruoli che potrebbero rappresentare un conflitto di interessi.

Il corrispondente a Bruxelles di Liberation, Jean Quatremer, ha ricordato che Barroso in fondo non è mai cambiato: «Sempre atlantista e liberista, è lui che è personalmente riuscito a convincere gli Stati a lanciarsi nei negoziati del Ttip o Tafta, l’accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, un progetto sempre più contestato e che alimenta l’euroscetticismo continentale. E’ dunque un uomo che ha gravemente indebolito l’Europa comunitaria e le sue istituzioni che si ricicla nella banca di affari più controversa della sua epoca. Certo,  altri dirigenti comunitari sono passati per  Goldman Sachs, tra i quali Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, ma è stato prima di occupare delle funzioni europee. Questa fine di percorso infanga tutta l’Unione,  in primo luogo il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo (Barroso è stato anche premier conservatore del Portogallo e ha fatto di tutto per evitare che si insediasse l’attuale governo di sinistra, ndr) , ma anche il Parlamento europeo. Tutti coloro che lo hanno combattuto possono tristemente constatare che hanno avuto ragione. Ma I danni sono fatti: ormai, come non sospettare i presidenti della Commissione e i commissari di gestire questo o quell’interesse per assicurarsi un avvenire finanziariamente confortevole? Spetta alla Commissione e agli Stati membri di adottare rapidamente delle regole per vietare un tale mix di generi. Infatti, Barroso fa un gigantesco gesto dell’ombrello agli europei passando al servizio di  Goldman Sachs, dove il denaro è la sola morale e il futuro dell’Unione l’ultima preoccupazione, non ha violato nessuna regola. Ed è questo il problema».