«Nel corso dei secoli, nonostante guerre e scontri, il Mare nostrum è stato anzitutto il luogo privilegiato dell'incontro tra culture e religioni diverse»

Il ruolo dell’Italia per uno sviluppo sostenibile del Mediterraneo

L’appello alle istituzioni della Fispmed, la Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta contro la povertà nel Mediterraneo-Mar Nero

[4 gennaio 2017]

Dal 1 gennaio di quest’anno, l’Italia ha assunto la presidenza del G7 ed è entrata come membro non permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di cui avrà la presidenza nel mese di novembre. Sempre dal 1° gennaio l’Italia è entrata anche nella trojka dell’Osce di cui guiderà il gruppo di contatto sul Mediterraneo.

Il Mediterraneo potrà e dovrà essere la priorità in politica estera del nostro Paese, perché sia sul fronte sicurezza che su quello economico è proprio dalla sponda sud del Mediterraneo che possono giungere le principali minacce, ma anche le migliori opportunità di favorire una partnership positiva e propositiva a partire da un nuovo rapporto tra le società civili del Mediterraneo/Mar Nero.

Il Mare Mediterraneo è un’area che, nonostante le difficoltà e le incomprensioni che oggettivamente continuano ad attraversarla, ha tutte le potenzialità per essere un fattore di pace, stabilità e dialogo tra religioni e culture. A dirlo è la storia, perché nel corso dei secoli, nonostante guerre e scontri, il Mare nostrum è stato anzitutto il luogo privilegiato dell’incontro tra culture e religioni diverse. Oggi più che mai, in una fase storica segnata da reciproche diffidenze e incomprensioni tra Occidente e Oriente, tra Europa e mondo arabo, è necessario che tutti i Paesi mediterranei si uniscano nel tentativo di superare le divisioni.

Fispmed network, federazione internazionale con 225 partner provenienti da 29 paesi dell’area Mediteraneo/Mar Nero è da tempo impegnata a sostenere l’avvio delle procedure parlamentari relative a un progetto di legge che, non prevedendo alcun impegno di spesa a carico della casse pubbliche potrebbe favorire tra le altre cose:

  • A rafforzare l’impegno politico per favorire il partenariato multi-stakeholder nel bacino Mediterraneo ed ottenere sviluppo socio economico sostenibile e protezione ambientale;
  • La permanenza nei paesi di origine del maggior numero possibile di cittadine e cittadini di questi territori per contribuire alla riduzione dei flussi migratori in entrata;
  • Sviluppare il concetto di “responsabilità condivisa“, tra operatori pubblici e privati;

Discutere di ambiente e sviluppo socio economico nel corso dei 12 anni di esperienze realizzate dal nostro network internazionale si è dimostrato sempre come un elemento che ha favorito il dialogo e il confronto pragmatico e fattivo.

Siamo persuasi che questo lavoro vada affrontato con una governance chiara e multi istituzionale; ad oggi l’unico contenitore formale pare essere l’Unione per il Mediterraneo, il cui segretariato potrebbe/dovrebbe adottare l’agenda ONU per il 2030 (SDG), in chiave Mediterranea.

L’altro aspetto determinante per avviare delle politiche efficaci sono i meccanismi di finanziamento che non possono e non debbono essere solo quelli messi a disposizione dell’Unione Europea ma è necessario che tutti gli attori capaci di contribuire concretamente all’implementazione della strategia globale di sviluppo trovino un adeguato coinvolgimento.

Gli aiuti pubblici allo sviluppo, noti come Official Development Assistance (ODA), infatti, da soli non sono sufficienti allo sviluppo sostenibile. È opportuno che vengano accompagnati da tutte le fonti di finanziamento che possono essere dispiegate a tale scopo, pubbliche e private, nazionali e internazionali.

All’interno di questo scenario, nuovi strumenti e modalità di finanziamento innovative si stanno sviluppando con l’intento di incrementare la creazione di valore condiviso, primo fra tutti il cosiddetto “impact investment”, così pure la “strategic philantropy”, cioè donazioni filantropiche e contributi filantropici finanziari e non finanziari nella direzione del raggiungimento di obiettivi comuni di sviluppo.

In questo senso il Segretariato dell’Unione per il Mediterraneo dovrebbe attrezzarsi e avviare una efficace e vasta campagna che sia in grado di raccogliere risorse specifiche, che andrebbero indirizzate in uno specifico fondo che potrebbe essere ulteriormente incrementato, mutuando l’esperienza della Banca Mondiale con l’emissione di obbligazioni per lo sviluppo sostenibile nel caso dell’Unione con il coinvolgimento della BEI.

Questa recente campagna di raccolta fondi anche in Italia ha dato ottimi risultati: https://sustainablebond.com/.

Infine, le Nazioni Unite ritengono di primaria importanza l’esigenza di incentivare la promozione di processi di partenariato, riconoscendoli come veicoli essenziali per il raggiungimento di obiettivi comuni.

L’intento dichiarato attraverso l’SDG 17 di “rivitalizzare un partenariato globale per lo sviluppo sostenibile” mira, attraverso i propri sotto-obiettivi, alla creazione sempre più diffusa di alleanze a livello globale, regionale e locale, multi-stakeholder e cross-settoriali capaci di mobilizzare e condividere conoscenze, esperienze, tecnologie e risorse finanziarie a favore dello sviluppo dei Paesi, soprattutto dei più bisognosi.

La direzione è quella di volgere verso un nuovo modello di governance, condiviso, multiattoriale e partecipativo. Il trasformarsi delle questioni globali in problematiche sempre più complesse ha infatti condotto alla priorità di far fronte comune non solo nella condivisione di valori, ma anche e soprattutto nella definizione di azioni che siano collettive e co-create. La costruzione di reti di partnership rappresenta quindi oggi una condizione preliminare per mobilitare in modo determinante tutti gli attori, soprattutto il business e i suoi strumenti, e far sì, di conseguenza, che allo sviluppo sostenibile non si risponda attraverso interventi occasionali e frammentati, quanto piuttosto con un insieme di soluzioni che abbiano alla base un terreno di pensiero e di azione condiviso.

Siamo convinti che il Segretariato per l’Unione per il Mediterraneo dovrebbe dotarsi, con il riconoscimento formale del nostro network – la proposta è all’esame anche del Parlamento italiano con il deposito di ben 4 proposte di legge a firma di deputati e senatori sa di maggioranza che di opposizione – di un specifico ufficio in rete – osservatorio affinché la cooperazione multi-stakeholder e cross-settoriali in tema di politiche di sviluppo possa essere rappresentata anche con il consenso e la partecipazione delle società civili mediterranee, seguendo l’esperienza positiva realizzata già da oltre un decennio dal Consiglio dei Paesi del Mar Baltico, che continua a produrre effetti positivi per la realizzabilità dei progetti e delle iniziative (CBSS BALTIC 21 – www.cbss.org ) .

La Fispmed ha quindi promosso l’allegato appello che vorremmo fosse sottoscritto da istituzioni pubbliche e private italiane affinché il nostro Parlamento decida quanto prima la calendarizzazione delle proposte di legge affinché possano essere approvate con un testo condiviso entro il 2017.

di Roberto Russo, presidente Fispmed network per greenreport.it