Scontri in Turchia: per gli eurodeputati Erdogan non è tollerante

[7 giugno 2013]

«Gli attuali disordini in Turchia sottolineano l’assenza di una cultura del compromesso e l’incapacità di tollerare i dissidenti nella democrazia turca», è questo il duro giudizio degli eurodeputati della commissione affari esteri che ha concluso la loro riunione di ieri pomeriggio.

I parlamentari europei hanno anche criticato «La reazione tardiva dell’alto rappresentante per gli affari esteri dell’Ue», la laburista britannica Catherine Ashton, «Di fronte alla repressione violenta contro le manifestazioni anti-governative, così come la mancanza di reazione del primo ministro Erdogan», che a dire il vero più che non reagire ha reagito anche troppo, mandando la polizia a sparare lacrimogeni e pallottole di gomma ad altezza d’uomo sui manifestanti che difendevano un parco di Istanbul da una speculazione edilizia/commerciale.

La commissione esteri del parlamento europeo, presieduta dal democristiano tedesco Elmar Brok, ha sottolineato che «Le libertà ed i diritti fondamentali, in particolare la libertà di espressione, la libertà dei media e  il diritto a manifestare, sono dei valori europei chiave e devono essere rispettati dalla Turchia», un chiaro avvertimento ad un Paese da anni candidato ad entrare nell’Unione europea (anche se negli ultimi anni le richieste si sono fatte meno pressanti) e la cui adesione è stata più volte rimandata a causa della repressione delle minoranze e della strana concezione dei diritti democratici che troppo spesso mostra il partito islamico n moderato al potere.

Numerosi europarlamentari della commissione esteri hanno invece accolto con favore le dichiarazioni del presidente turco Abdullah Gul che ha aperto ad un dialogo con i manifestanti, riconoscendo la fondatezza di molte delle loro richieste. Ma quello che non piace è che il premier turco Recep Tayyip Erdogan non abbia sentito né il bisogno di scusarsi per le violenze poliziesche né di annullare il suo viaggio all’estero. E’ stato invece apprezzato l’atteggiamento del vice-primo ministro di Ankara, Bulent Arinc, che ha pubblicamente riconosciuto che la polizia e le altre forze dell’ordine schierate contro manifestazioni all’inizio pacifiche hanno fatto un ricorso eccessivo alla forza.

L’imbarazzo della Commissione europea è forte, visto che aveva dato molto credito al modello turco di un partito islamico moderato ed egemone in grado di realizzare una politica alla “democristiana” tollerante con le istanze laiche molto forti in Turchia, ma i disordini turchi hanno avuto anche pochissimo risalto sui giornali russi e sono stati praticamente ignorati dalla stampa ufficiale cinese, rappresentando evidentemente qualcosa di politicamente molto più pericoloso che le rivoluzioni arabe contro delle dittature fameliche e sanguinarie.

Ma diversi deputati europei hanno anche criticato il fatto che importanti media turchi non abbiano praticamente coperto le manifestazioni anti-governative che si sono svolte in più di 60 grandi città ed in tutte le province della Turchia. L’autocensura di una stampa che in questi giorni è apparsa ancora più prona al regime di Erdogan è apparsa in tutta la sua evidenza.

La Commissione esteri del Parlamento europeo ha chiesto che gli autori delle violenze  poliziesche siano portati davanti alla giustizia  ed ha ricordato «La necessità di promuovere delle soluzioni che portino alla stabilità nel Paese, conformemente ai valori ed ai principi dell’Unione europea», che nel parco in pericolo di Istanbul e nelle piazze delle città turche sembrano scomparire tra i fumi dei lacrimogeni e sotto le ruote dei blindati scagliati contro i  manifestanti.