Siria, Amnesty International denuncia crimini di guerra dei kurdi. Risponde un volontario britannico

Macer Gifford: «YPG/YPJ unico gruppo in Siria che si attiene alla Convenzione di Ginevra»

[15 ottobre 2015]

volontario Rojava

Nel suo rapporto,  “We Had Nowhere Else to Go: Forced Displacement and Demolitions in Northern Syria”

Amnesty International dice di avere le prove (comprese testimonianze oculari e immagini satellitari) «del deliberato trasferimento di migliaia di civili e della distruzione di interi villaggi» nelle aree del nord est della Siria controllate dall’Amministrazione autonoma del Rojava, alleata sul terreno nella guerra contro lo Stato Islamico/Daesh sia della Coalizione a guida Usa che ora di quella tra Russia, esercito siriano e sciiti libanesi e iraniani. Amnesty dice che quelle delle milizia kurde del Rojava – le uniche ad aver sconfitto davvero sul terreno il Daesh –  sono «azioni portate a termine come rappresaglie per il presunto appoggio allo Stato islamico o per i presunti legami con questo e con altri gruppi armati».

Secondo Lama Fakih, alta consulente di Amnesty International sulle crisi, «Distruggendo deliberatamente abitazioni civili e, in alcuni casi, demolendo e incendiando interi villaggi per poi obbligare i residenti a trasferirsi senza alcuna giustificazione di ordine militare, l’Amministrazione autonoma sta abusando della sua autorità e violando clamorosamente il diritto internazionale umanitario, rendendosi responsabile di attacchi che equivalgono a crimini di guerra. Nella sua lotta contro lo Stato islamico, l’Amministrazione autonoma sembra calpestare tutti i diritti dei civili che si trovano in mezzo agli scontri. Abbiamo visto trasferimenti e demolizioni su scala massiccia che non sono avvenuti nel corso di combattimenti. Come mostra il nostro rapporto, si tratta di una campagna deliberata e coordinata di punizioni collettive contro gli abitanti di villaggi che in precedenza erano stati conquistati dallo Stato islamico o dove una piccola minoranza di persone era sospettata di simpatie per il gruppo armato. Alcuni civili hanno riferito di essere stati minacciati di venire bombardati dalla coalizione a guida Usa se non se ne fossero andati».

Tra luglio e ad agosto, i ricercatori di Amnesty International avrebbero visitato 14 città e villaggi delle province di al-Hasakeh e al-Raqqa, zone liberate e ora controllate dai kurdi del Rojava inoltre l’ONG dnuncia che «Le immagini satellitari ottenute da Amnesty International mostrano la vastità delle distruzioni avvenute nel villaggio di Husseiniya, nella zona di Tel Hamees: su 225 abitazioni rilevate nel giugno 2014, un anno dopo ne rimanevano intatte solo 14, ossia uno sconvolgente 93,8 per cento in meno. Nel febbraio 2015 le Unità per la protezione del popolo (Ypg), l’ala militare dell’Amministrazione autonoma, hanno assunto il controllo della zona, strappandola allo Stato islamico, e hanno iniziato a demolire i villaggi e a trasferire la popolazione». La cosa è stata confernata ad Amnesty da testimoni oculari.

Invece, nei villaggi a sud di Suluk, «i combattenti delle Ypg hanno accusato gli abitanti di sostenere lo Stato islamico e hanno minacciato di ucciderli se non se ne fossero andati. Sebbene in alcuni casi gli abitanti abbiano confermato la presenza di una manciata di sostenitori dello Stato islamico, la maggior parte di loro non aveva nulla a che fare col gruppo armato». Amnesty parla anche di un caso in cui «le Ypg hanno versato petrolio intorno a un’abitazione minacciando di darle fuoco con le persone ancora dentro».

La maggior parte delle vittime di queste pratiche illegali sarebbero arabi e turcomanni, ma «in alcuni casi – come nella città a popolazione mista di Suluk – le Ypg e l’Asayish (la polizia dell’Amministrazione autonoma) hanno impedito agli stessi abitanti curdi di tornare alle loro case.  Altrove, come ad esempio nel villaggio di Abdi Koy, abitanti curdi sono stati sfollati dalle Ypg».

La Fakih sottlinea che «E’ fondamentale che la coalizione a guida Usa che sta combattendo contro lo Stato islamico in Siria e gli altri stati che stanno dalla parte dell’Amministrazione autonoma o si coordinano con essa dal punto di vista militare, non chiudano gli occhi di fronte a questi abusi. Devono prendere posizione pubblicamente, condannando i trasferimenti forzati e le demolizioni illegali e fornire assicurazioni che la loro assistenza militare non contribuirà a violazioni del diritto internazionale umanitario» e conclude: «Trasferire popolazioni civili in assenza di un’imperativa necessità militare costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario. L’Amministrazione autonoma deve immediatamente porre fine alle demolizioni illegali di abitazioni civili, risarcire coloro le cui case sono state illegalmente distrutte, cessare i trasferimenti forzati e consentire ai residenti di rientrare e ricostruire le loro abitazioni».

L’amministrazione autonoma del Rojava aveva già smentito – anche con dichiarazioni di miliziani/e  delle YPG e YPJ appartenenti ad altre minoranze etniche e religiose – le anticipazioni circolate del rapporto di Amnesty, ma la risposta alle dure accuse avanzate ieri arriva probabilmente da dove meno Amnesty International se lo aspetta: una lettera aperta inviata alla suo segretario generale, Salil Shetty, da  un volontario britannico, Macer Gifford,  che lotta insieme alle milizie interetniche e internazionaliste del Rojava contro lo Stato Islamico/Daesh.

Ecco il testo:

Caro Salil, Scrivo per protestare contro la pubblicazione di un rapporto della sua organizzazione intitolato  ‘We had nowhere else to go – Forced displacement and demolitions in Northern Syria” Come umanitario britannico che ha trascorso 5 mesi e mezzo con il YPG nel Rojava, sono assolutamente stupefatto dal rapporto di 32 pagine pubblicato ad ottobre 2015. Mi sento obbligato a scrivere questa lettera a nome di centinaia di volontari stranieri che hanno aderito al YPG e alla YPJ. Che non stanno solo combattendo in prima linea, ma stanno lavorando sodo insieme ai Kurdi , negli ospedali e nei campi profughi.

A quell’epoca io ero nel Paese e avevo pieno accesso a tutta la regione, compresa la linea del fronte. In realtà, io dovrei essere stato presente a molti degli eventi e nei luoghi citati nel rapporto. Non ho mai visto alcuna prova di danni intenzionali o sgomberi forzati.

Volevo solo per affrontare rapidamente i due punti principali del rapporto:

  • Ci sono state occasioni in cui civili hanno chiesto di lasciare una zona dove si stava combattendo.Ciò è stato fatto con la loro sicurezza in mente e una volta che una zona era sicura ai civili è stato permesso di rientrare.Ho visto molti villaggi di tutte le etnie deserti a causa dei combattimenti e poi ripopolati di nuovo una volta che i combattimenti si erano spostati in avanti. Quando ero a Til Tamir (una zona menzionata nel report)  il mio comandante ha spesso condividono i nostri rifornimenti con i locali dai vicini villaggi arabi.
    • Quando entravamo in un villaggio a volte dovevamo utilizzare  le proprietà della gente. Ciò ha comportato di fortificare con sacchi di sabbia e terra (usando scavatori). Questa era una necessità di guerra e per il rischio di un attacco dell’ISIS. Non c’è mai stata una politica deliberata di danni alla proprietà.
    Il rapporto si basa su testimoni inaffidabile. Se devo essere generoso, allora forse i civili – confusi e impauriti – ai quali viene chiesto di lasciare una zona e vedono  escavatori che fortificano loro case potrebbero essersi sbagliati su quel che accadeva intorno a loro. A peggiorare questi rapporti è il deliberato tentativo di screditare l’YPG/YPJ.

Per me, è stato sconvolgente leggere questo rapporto perché so che l’YPG ha un ottimo rapporto con le comunità arabe nel Rojava. In molti dei luoghi menzionati nel rapporto membri arabi del YPG erano nelle unità che liberavano quelle aree. Prima di ogni operazione importante siamo stati informati sulle regole di ingaggio – non ci illudevamo di poter fare qualcosa di illecito (comprese le accuse contenute nel rapporto) che non comportasse una pena detentiva. Poi, se si considera quello contro cui combatte l’YPG, gli elevati standard che ci si aspetta dai suoi combattenti sono ancora più rimarchevoli. Dobbiamo essere l’unico gruppo che opera in Siria che si attiene alla Convenzione di Ginevra!

Oltre alle complete menzogne, il rapporto ha un altro motivo per essere sgradito a coloro che si battono per la democrazia e l’uguaglianza in Rojava. Il rapporto è stato cavalcato dai nazionalisti turchi e dai fondamentalisti islamici di provocare violenza settaria e distruggere la fiducia che l’YPG ha combattuto così duramente per costruire.

Invece di basarsi su testimonianze di terzi. Perché non vieni nel Rojava per incontrare alcune delle persone che combattono in prima linea?  Il PYD ha pubblicamente chiesto il sostegno della comunità internazionale per aiutarlo a sviluppare la sua democrazia in crescita. I curdi sono stati aperti e trasparenti con tutte le organizzazioni internazionali e sono stati elogiati per il loro impegno in questo senso.

Voglio che tu riveda il rapporto e lo ritiri dalla circolazione. Come parte della vostra investigazione, andate nel  Rojava e vedere di persona l’ottimo lavoro che la gente sta facendo per la regione. Come è successo a me, ne sarete ispirati.

Cordiali saluti, Macer Gifford