Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano libanese L'Orient-Le Jour con il titolo “Bagatelles pour un massacre” il giorno dell’annuncio del prossimo attacco alla Siria da parte del presidente Usa Barack Obama

Siria, bagatelle per un massacro

[2 settembre 2013]

Ecco l’assioma: la gang Assad è il peggior flagello che hanno dovuto subire e che continuano a subire, non per molto ancora però, la Siria, i suoi sunniti, i suoi cristiani ed i suoi alauiti. E, sicuramente, il Libano.  Quale/i che sia/no il successore/i, questo sarà, in paragone, come il gusto ultra-dolce di barazeks appena uscito dal un forno damasceno.

Ecco il teorema: l’attacco con il gas chimico che ha annientato centinaia e centinaia di siriani, non è stato progettato ed eseguito dalla gang Assad. Non è che gli altri, intellettuali o cannibali, siano dei santi, tutt’altro, ma se questi ribelli possedevano o avessero rubato delle armi chimiche, Walid Moallem in persona avrebbe avuto un folle piacere ad urlarlo una buona dozzina di volte all’ora ed al giorno. Quanto a  Bachar el-Assad, è ormai sufficientemente disconnesso, sufficientemente adolfizzato, per rifiutarsi qualche piccolo e perverso piacere. Come, per esempio, lanciare Il suo sarin e la sua mostarda sulle narici stesse degli esperti dell’Onu.
Ecco il problema: come esercitare questo urgente diritto di ingerenza, questa inaggirabile assistenza al popolo in pericolo limitando al massimo i danni, sia diretti che collaterali Come impedire al mostro di ricominciare ed aiutare quel che basta i ribelli senza riprodurre i catastrofici scenari irakeno ed afgano?

Il mondo sarebbe talmente più affascinante se fosse governato solo dalla matematica. Oggi, la mancanza di coordinamento, di preparazione, di serietà e professionalità da parte degli Occidentali e dei loro alleati musulmani che vogliono punire  Bachar el-Assad è talmente enorme che si potrebbe pensare che sia fatto di proposito. Questo è un episodio chiave in questa pre-guerra psicologica. In ogni caso è straziante.

Salvo che non si riesca ancora a trovare in questo maelström arcano delle simpatiche piccole compensazioni. Dei grandi momenti. Barack Obama, un Alfred Hitchcock giovane, black, hipster e furiosamente Ubu Re che ripete ad intervalli talmente regolari che lo si direbbe il Big Ben che non ha ancora preso una decisione. David Cameron che ha fatto altrettanto al 10 di Downing Street di Angela Merkel per cantar in coppia con Lady Gaga. François Hollande che, dopo il Mali, si rasa ogni mattina abbigliato con un completo antracite-costume da Batman, giusto per vedersi riflesso nello specchio. Vladimir Putin un grottesco pseudo-tsarévitch che non sa più cosa inventarsi ed in quali paludi impantanarsi per somigliare ad Ivan il Terribile. Recep Tayyip Erdogan che darebbe un rene per resuscitare la Sublime Porta ed annettere la Syria, la Giordania, l’Iraq ed il LIbano. Abdallah ben Abdel Aziz che firma assegni e trasferimenti faraonici a due mani. Ali Khamenei che moltiplica piccoli libri Verdi per spiegare ai pasdaran come inviare dei missili da Damasco su Tel Aviv ed agli hezbollah come morire meglio per gli altri. Benjamin Netanyahu che ha compreso l’errore fatale dello Stato ebreo persuaso che solo gli alauiti potessero essere i suoi alleati e che si morde le dita fino alla clavicola, supplicando questi democratici che aborre di colpire, colpire e colpire ancora il regime siriano.

Infine, ultimo affronto di questa sporca storia, c’è la nascita, come Afrodite dalla spuma del Mediterraneo, di questa nuova coppia, un po’ Burton-Taylor, un po’ Je t’aime moi non plus, Parigi e Washington, Washington e Parigi, soli al mondo o quasi, in luna di miele al largo delle coste siriane, esattamente dieci anni dopo  l’episodio irakeno, nel quale i francesi si fecero trattare come scimmie capitolarde mangia-formaggio e dove Dominique de Villepin entrò nella storia facendosi applaudire al Palazzo di Vetro dal coro delle nazioni davanti ad un Colin Powell sconfitto, terreo, non riuscito nell’inganno e triste. Parigi e Washington che vogliono sparare. Che vogliono punire.

Le pariglie sono aperte: uno schiaffo? Un cazzotto? Una sculacciata? Poco importa. Tutto il pianeta  non sarebbe scontento di vedere la guerra siriana durare dei lustri, ma arriverà ben il momento in cui dovrà finire. Abbandonare la gang Assad. Lasciare che la natura riprenda il suo corso. Un momento in cui il mantenimento al suo posto dell’ex oftalmologo sarà infinitamente più pericoloso della sua partenza. Quale che sia la sua intensità, l’attacco franco-americano, imminente, sarà un prologo. Il capitolo tarderà probabilmente ad essere scritto, ma arriva/erà. E poi i siriani se la sbroglieranno: all’egiziana, alla libica o alla tunisina, poco importa.

In attesa, il numero dei morti raddoppierà o triplicherà in Siria, quello dei rifugiati siriani anche. Barack Obama e François Hollande concretizzeranno la loro nuova relazione speciale condividendo le loro vacanze comuni tra gli Hamptons e Lubéron, il Libano sarà sempre senza governo, le auto bomba  fioriranno ai quattro angoli di questi 10.452 km2 e Michel Sleiman continuerà a ricevere il capo del gruppo parlamentare di Hezbollah Mohammad Raad fino a che tutti i quadri della milizia combatteranno al fianco dei loro colleghi chabbiha in Siria.
P.S.questa farsa è una vergogna. La comunità internazionale avrebbe dovuto, fin dal suo battesimo di fuoco e dai primi massacri con le armi convenzionali, fare di Bachar el-Assad lo Slobodan Milosević del Medio Oriente. Una vergogna ed una immensa, gigantesca stupidità. 

Ziyad Makhoul