Per ora il vincitore nella crisi siriana è Vladimir Putin

Siria: completata la distruzione delle armi chimiche, svolta? Presto per dirlo

Abbattuti anche gli impianti per produrle

[31 ottobre 2013]

La Joint Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons – United Nations Mission  ha confermato oggi che «Il governo della Siria ha completato la distruzione funzionale delle apparecchiature essenziali  per tutti i suoi impianti di produzione di armi chimiche dichiarate e degli impianti di  miscelazione/riempimento, rendendoli inutilizzabili. In questo modo, la Siria ha rispettato il termine fissato dal Consiglio Esecutivo dell’Opcw di  “completare il più presto possibile e comunque entro il 1° novembre 2013, la distruzione della produzione di armi chimiche e degli impianti di miscelazione/riempimento».

Ahmet Üzümcü, il direttore dell’Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons (Opcw) recentemente insignita del Premio Nobel per la pace, ha accolto nella sede central dell’Opcw all’Aia un gruppo di 8 ispettori di ritorno da Damasco che con l’ Advanced Team del primo ottobre hanno effettuato il  lavoro di verifica sul campo, «Per conto dell’Opcw ed a nome mio e di tutti ringrazio voi ed i vostri colleghi della Joint Mission Opcw-Onu   che rimangono in Siria per il vostro eccezionale servizio . ha detto Üzümcü – Saluto la forza d’animo e il coraggio che avete tutti dimostrato per compiere la missione più impegnativa mai intrapresa da questa Organizzazione».

Üzümcü aveva annunciato in precedenza che il regime nazional-socialista siriano di Bashir al Assad aveva dichiarato 1.300 tonnellate di agenti e precursori per la produzione di armi chimiche e 1.200 munizioni non caricate, ammettendo che 41 impianti in 23 siti potevano essere utilizzati per produrre armi chimiche.

La Joint Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons – United Nations Mission  ha ispezionato 21 dei 23 siti dichiarati dalla Siria e 39 dei 41 impianti situati in quei siti. Secondo l’Opcw «I due siti rimanenti non sono stati visitati a causa di problemi di sicurezza (tradotto, sono nelle mani dei ribelli, ndr). Ma la Siria ha dichiarato quei siti come abbandonati e che le armi e gli elementi per i programmi chimici che contenevano sono stati spostati in altri siti dichiarati, che sono stati ispezionati. La missione congiunta ha ormai accertato che è stato verificato – e visto distrutto – tutta produzione della Siria dichiarata critica e le attrezzature di miscelazione/riempimento. In considerazione dei progressi compiuti nella missione comune di Opcw- Onu nel soddisfare i requisiti della prima fase di attività, ulteriori attività di ispezione non sono attualmente in programma. La prossima tappa per la missione sarà 15 novembre, momento in cui il Consiglio Direttivo deve approvare un piano dettagliato di distruzione presentato dalla Siria per eliminare le sue scorte di armi chimiche».

Il vero vincitore, almeno per ora, in questa sporca vicenda delle armi chimiche siriane si chiama Vladimir Putin e infatti il capo della missione congiunta Opcw-Onu, Sigrid Kaag,  domani sarà a Mosca per incontrare il vice-ministro degli esteri russo, Sergei Riabkov. Poi la Kaag andrà a New York per presentare la prossima settimana un rapporto sulla distruzione delle armi chimiche siriane al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

La mossa russa di distruggere tutte le armi siriane, subito appoggiata da Onu, Cina, Iran ed Iraq, accettata con incredulità da americani ed europei e criticata dalle monarchie arabe del golfo (che finanziano la guerriglia islamica-sunnita  anti-Assad e la riforniscono di armi, forse anche chimiche) ha messo su un altro binario la guerra civile Siriana, scoprendone i risvolti geopolitici.

Ieri il rappresentante speciale congiunto dell’Onu e della Lega Araba,  Lakhdar Brahimi, ha incontrato il presidente siriano Assad a Damasco per cercare di portare al tavolo delle trattative tutte le parti coinvolte nel conflitto che sta seminando la Siria di morti ed i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente di Profughi. Mentre l’opposizione siriana sempre più divisa si rifiuta di partecipare a qualsiasi tipo di conferenza alla quale partecipi anche il regime, dopo il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, anche  Brahimi ha sottolineato a più riprese che «Un processo politico è il solo modo per uscire dalla crisi siriana, che è appena entrata nel suo terzo anno».

Brahimi sta lavorando da mesi per convincere governo ed opposizione ad avviare colloqui  durante la conferenza che dovrebbe tenersi a Ginevra in una data ancora sconosciuta. E ieri ha incontrato anche il ministro degli esteri siriano, Walid al-Mouallem, e nei prossimi giorni avrà colloqui con i diversi gruppi in cui è divisa l’opposizione politica ed armata e con rappresentanti della società civile siriana. Poi andrà a Beirut per incontrare gli esponenti del governo libanese ed I potenti capi di Hezbollah, il partito/milizia sciita che ha molti uomini armati schierati in Siria a sostegno di Assad.

Ma quel che Brahimi riesce faticosamente a tessere viene facilmente disfatto da quelle stesse monarchie assolute arabe che lo hanno indicato come inviato speciale della Lega Araba.