Siria, Legambiente dice no alla guerra. La pace passa dal cessate il fuoco immediato

L'appello: il movimento pacifista italiano torni a farsi sentire. No all’intervento militare e sì a un nuovo tavolo delle trattative sul Mediterraneo

[30 agosto 2013]

Mentre nell’intricato groviglio di sangue confessionale in Siria si sono perse le tracce della ragione e del torto, nella ferocia della dittatura nazional-socialista di Assad e nell’annichilimento delle forze democratiche di opposizione da parte di altrettanto feroci milizie jihadiste, mentre Hollande rispolvera il neocolonialismo gollista del mandato francese in Medio Oriente ed ignora che quei gas tossici potrebbero averli anche sparti i ribelli integralisti, in Italia sta crescendo la preoccupazione per un conflitto che potrebbe infiammare un Mediterraneo che sta già bruciando e brulicherà sempre più di migranti/profughi.

Di questa preoccupazione se ne fa interprete oggi anche il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: «In questi anni, dalla Jugoslavia alla Libia passando per l’Iraq e l’Afghanistan, gli interventi militari non hanno mai riportato la pace e hanno causato, anzi, enormi ferite per la popolazione civile, che è sempre, ormai, la prima vittima dei conflitti. La condanna del crimine nell’uso dei gas chimici va quindi portata all’ONU e Assad va isolato dalla comunità internazionale che ha messo al bando quelle armi. Perché la costruzione della pace passa solo per un cessate il fuoco immediato, e non attraverso un nuovo intervento militare. Ciò che sta avvenendo nel Mediterraneo richiede la nostra immediata attenzione perché riguarda da vicino il futuro di tutta l’area e mette a rischio la pace per tutti noi che su questo mare ci affacciamo. Come correttamente dichiarato anche dal ministro Bonino, ad un attacco senza mandato dell’Onu, la Siria ovviamente reagirà ed è nostro compito evitare il rischio di una pericolosa escalation. Al regime disumano di Assad  si è contrapposta infatti una risposta armata sempre più egemonizzata dagli estremismi islamici, così, ancora una volta, in questi ultimi anni, il Mediterraneo è tornato al centro degli equilibri internazionali, ma il suo essere culla di cultura e luogo di incontro non deve e non può essere cancellato dalla sete di potenza di qualcuno e dai giochi di scacchi delle grandi potenze. Il movimento pacifista  italiano deve riprendere la parola e tornare a dire ad alta voce cosa pensiamo sia utile per i siriani e per tutti i popoli del Mediterraneo: cessare il fuoco subito e avviare interventi di peacekeeping per portare le fazioni in campo al tavolo della trattativa».