Siria, il Parlamento europeo condanna Assad, Russia e Iran e chiede alla Turchia di cessare l’attacco ad Afrin

Erdogan sprezzante: non illudetevi, non ce ne andremo. I kurdi: l’Onu invece di proteggerci ci chiede di scappare

[16 marzo 2018]

Ieri il Parlamento europeo ha approvato con voto palese  una mozione sulla Siria  nella quale ribadisce che «Il regime di ssad, la Russia e l’Iran devono rispettare il cessate il fuoco di 30 giorni ed assumersi le responsabilità dei crimini atroci commessi in Siria». Secondo gli eurodeputati «Il regima siriano e i suoi alleati russi e iraniani sono responsabili, secondo la legislazione internazionale, dei crimini odiosi che continuano a commettere in Siria e delle conseguenze dei loro interventi militari. I veti ripetuti della Russia al Consiglio di sicurezza riguardo alla Siria e alla richiesta ripetuta di indagini da parte dell’Onu  sugli attacchi chimici in Siria sono vergognosi. L’opposizione a qualsiasi inchiesta internazionale è più un segno di colpevolezza che qualcos’altro».

Gli eurodeputati – forse sorvolando un po’ troppo sulle responsabilità di Paesi come Gran Bretagna e Francia nelo sprofondare la Siria nel caos – hanno anche chiesto la creazione di un tribunale sui crimini di guerra in Siria e che la responsabile della diplomazia Ue, Federica Mogherini, rafforzi il ruolo dell’Europa nei negoziati di pace, chieda una no-fly zone  e sostenga attivamente la società civile siriana con risorse significative per la ricostruzione del Paese.

La mozione arriva dopo quella approvata sulla Turchia, nella quale gli eurodeputati denunciano centinaia di arresti di oppositori attuati dal governo di Ankara nel tentativo di censurare l’invasione e l’attacco del cantone kurdo-siriano di Afrinon.

Gli eurodeputati denunciano una massiccia  repressione contro la società civile e la libertà di stampa: «Lo stato di emergenza dichiarato dopo il tentativo di colpo di Stato del 16 luglio 2016 serve attualmente come pretesto per reprimere ancora di più l’opposizione legittima e pacifica», In Turchia sono stati chiusi  più di 160 giornali, televisioni e la repressione di chi si oppone al governo è sempre più forte.

Per questo gli eurodeputati hanno esortato il governo turco a  «Togliere lo stato di emergenza nel Paese; liberare immediatamente e senza condizioni tutte le persone che sono state arrestate per aver semplicemente fatto un lavoro legittimo ed esercitato la libertà di espressione e di associazione che sono detenuti senza prove, in particolare il giornalista tedesco Deniz Yücel e i quattro giornalisti di Cumhuriyet ancora dietro le sbarre; annullare le accuse contro il giornalista finno-turco Ayla Albayrak, che è stato condannato in contumacia da un tribunale turco; liberare il leader di una delle principali ONG, Osman Kavala; il suo arrsto è arbitrario e politicizzato; annullare le accuse contro il presidente di Amnesty International Turchia,  Taner Kılıç, e i suoi co.accusati, dato che fino ad oggi contro di loro non è stata prodotta nessuna prova concreta; respingere la pena di morte e rispettare la convenzione europea dei diritti dell’uomo»

La risposta del presidente turco Recept Tayyip Erdogan è arrivata dopo una settimana ma è stata sprezzante: dopo aver ignorato la parte delle mozione che riguarda le violazioni dei diritti umani in Turchia, Erdogan ha detto che  «Il Parlamento europeo chiede alla Turchia di ritirarsi dalla regione siriana di Afrin, ma tutti questi sforzi saranno vani».

Poi, rivolgendosi, direttamente agli europarlamentari, Erdogan li ha ammoniti: «Non abbiate troppe speranze. Non ce ne andremo (da Afrin) prima che la nostra missione sia compiuta».

Agli europarlamentari che si dicono «seriamente preoccupati per l’escalation della situazione ad Afrin» Erdogan intima: «Il Psarlamento europeo non deve dire una parola alla Turchia sull’operazione Ramo d’olivo in corso».

Secondo il presidente turco  ad Afrin sarebbero stati “neutralizzati” «3.525 terroristi», cioè combattenti kurdi e delle Syrian Democratic Forces (Sdf). Le cifre che da il consigli sanitario del Cantone di Afrin (12 marzo) sono altre: 232 civili uccisi e 668 altri, tra i quali 90 bambini e più di 100 donne, feriti

Ma  per Erdogan è solo questione di tempo  prima che il centro di Afrin venga conquistato dall’esrcito turco e dalle milizie jihadiste della  Free Syrian Army, che avrebbero circondato la città dopo 8 settimane di combattimenti (Erdogan aveva promesso di entrare ad Afrin in una settimana).

I kurdi siriani, che hanno sconfitto lo Stato Islamico/Daesh, sembrano essere stati abbandonati da tutti: dopo aver chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di fermare il massacro di Afrin e nei villaggi nei dintorni hanno ricevuto come risposta l’invito della stessa Onu agli abitanti di Afrin ad abbandonare quel posto «pericoloso».

I Kurdi sono allibiti: «L’Onu non ha chiesto allo Stato turco, che utilizza ingiustamente la violenza e la forza di fermarsi? Peggio ancora, l’Onu critica il fatto che il Pyd (Partiya Yekîtiya Demokrat, la forza politica egemone tra i kurdi siriani) non permetta ai suoi abitanti di lasciare Afrin. Una gtale cosa è possibile? Un’istituzione che agisce per la pace e la fraternità non ferma una forza militare basata sull’aggressione ma chiede ai kurdi che stanno per essere massacrati: «Perché non te ne vai da casa tua, dal tuo villaggio, dalle tue terre? Abbandona la tua casa o sarai responsabile della tua morte”. E’ quel che sfortunatamente ha detto l’Onu oggi. L’Onu ha dimostrato fino a che punto è ingiusta e incapace di mantenere una posizione».