Verso un governo di minoranza del Partido popular con l’astensione dei socialisti?

Spagna: avanti il partito popolare e la sinistra in calo paga l’astensionismo record

Ancora possibile un governo di sinistra, impossibile un governo di centro-destra Pp - Ciudadanos

[27 giugno 2016]

Elezioni in Spagna

Più che alle percentuali bisogna guardare all’astensione record e ai seggi e ai voti reali per capire cosa è successo alle nuove elezioni anticipate in Spagna: nonostante i nuovi recenti scandali che coinvolgono i suoi vertici e che non siano andati a votare la metà degli spagnoli, il Partido Popular (PP 32,93%) ha avuto 573.000 voti in più che nel dicembre 2015, molti vengono dal centro destra di Ciudadanos (- 429.000) che cede al PP anche diversi seggi, ma parecchi dovrebbero venire anche dall’lettorato socialista. A sinistra non riesce il sorpasso di Podemos, che perde ben 1.142.000 voti, sul Partido Socialista Obrero Español (PSOE), che pure perde 174.000 voti.

Ma se, grazie alla cervellotica legge elettorale spagnola, l’alleanza Unidos Podemos con Izquierda Unida (IU) è stata efficace per prendere più  seggi, sembra aver provocato un’astensione molto alta tra gli elettori di Podemos ed impedito il sorpasso sul PSOE, che i sondaggi davano per certo. Probabilmente la coalizione di sinistra – la più critica verso l’UE – è stata quella che ha più ha pagato la preoccupazione per la Brexit, mentre il PP, che negli ultimi giorni ha cavalcato efficacemente la questione della sovranità su Gibilterra –  è il partito che ha tratto maggior beneficio dalla paura di una disintegrazione dell’Unione europea.

I risultati finali consegnano un quadro frammentato come – e forse di più – delle precedenti elezioni: PP 137 seggi (+14); Cidadanos 32 (-8); PSOE 85 (-5); Unidos Podemos 71 (+2), gli altri seggi vanno in gran parte ai partiti nazionalisti indipendentisti ed autonomisti, come Esquerra Repubblicana, che conferma il suo successo in Catalogna, e la sinistra e il PNV indipendentisti che sono nettamente maggioritari  nei Paesi Baschi, di sinistra o comunque avversari giurati del centralismo del PP. Quindi un governo di centro-sinistra sarebbe teoricamente possibile, ma difficilissimo da realizzare.

L’insuccesso di Podemos mette in dubbio tutta la strategia di Pablo Iglesias, che ha riconosciuto la sconfitta ma non vuol sentir parlare di disastro: «Speravamo in risultati differenti. E’ il momento di riflettere. La confluenza si è rivelata come la strada giusta verso la responsabilità dello Stato. Ce ne assumiamo la responsabilità, però credo che abbiamo molto futuro in questo Paese».

Il responsabile della campagna elettorale di Unidos Podemos, Íñigo Errejón Galván, ha ammesso: «Questi non sono dei buoni risultati, non sono quelli che speravamo. Non lo sono per la confluencia Unidos Podemos e non lo sono per la Spagna. Abbiamo dimostrato che il nozstro spazio politico si consolida, però questoprocesso avviene né in forme lineari né nella forma che ci piacerebbe».

Come scrive El País «Non ci sono cambiamenti sostanziali nel quadro politico, perché il PSOE è riuscito a resistere come seconda forzae l’unione tra Podemos e Izquierda Unida (IU) non ha conseguito il sorpasso desiderato, vale a dire non ha superato i socialisti». Mentre a dicembre la somma dei voti di Podemos e IU superava quelli del PSOE. In molti credono che sull’insuccesso di Unidos Podemos abbia pesato l’acceso nazionalismo del Partido Comunista de España, (PCE) – che fa parte di IU –  che avrebbe allontanato molti elettori autonomisti ed europeisti.  «Per formare il governo – scrive ancora El País – Lo scenario è molto simile ha quello emerso dalle elezioni di dicembre, perché richiede accordi difficili, anche se ora il PP è più rafforzato ed il blocco di sinistra più debilitato». E’ evidente che «Se Podemos si fosse astenuto per l’investitura di Pedro Sánchez ora Rajoy non  sarebbe presidente», dice El País che non ha mai nascosto le sue simpatie per il PSOE e la sua antipatia per Iglesias.

Ma al PP non basteranno i seggi degli altri sconfitti di queste elezioni, Ciudadanos,  per fare un governo: l’unica soluzione è un accordo con il PSOE che probabilmente sarebbe un suicidio per i socialisti, oppure l’astenzione dei partiti indipendentisti e autonomisti per permettere un governo di minoranza PP, che sembra fantapolitica.

A quanto pare, Rajoy chiederà già pggi al PSOE di sdersi al tavolo per negoziare un futuro governo. L’zlternativa è un governo di sinistra reso problematico dalla perdita di altri seggi e dalla necessità dei voti delle formazikoni indipendentiste catalane e basche. Secondo El País «Il governo del cambiamento ora non è possibile», una convinzione condivisa da molti, anche a sinistra e soprattutto nel PSOE che ora, dopo aver evitato il sorpasso, rischia di implodere.

Il voto della sinistra spagnola si è diviso in due parti che faticano a parlarsi e a destra la novità liberal-liberista di Ciudadanos si è già appannata, pagando probabilmente il tentativo di fare un governo con il PSOE.

Nonostante tutto i socialisti sono l’ago della bilancia e possono scegliere se fare un governo di Grosse Kooalition con il PP o volgere lo sguardo a sinistra e accordarsi con la coalizione Unidos Podemos, che durante la campagna elettorale si è detto disposta a fare un governo di cambiamento con il PSOE.

Ma sembra la scelta dell’asino di Buridano: i risultati rafforzano la destra del Partito socialista, secondo la quale non ci sono i numeri per un governo di sinistra stabile, visto che sarebbero necessari i voti dei partiti indipendentisti e degli autonomisti  per raggiungere i 176 seggi necessari per la maggioranza in Parlamento.

Ma la soluzione proposta dopo le elezioni di dicembre dal PSOE è ora ancora più fragile: un’astensione del PP o di Podemos per permettere la formazione di un governo di minoranza di centro-sinistra.destra del PSOE con Ciudadanos: ora la somma dei seggi dei Partiti di Sánchez e di Albert Rivera non supera quelli del PP. Quindi si rafforza l’idea di un governo di minoranza (consentito dall’astensione del PSOE) affidato a chi ha più seggi, cioè il PP, che ha già reclamato il suo diritto a governare e che è stato premiato per il durissimo scontro elettorale con Unidos Podemos e per l’appello al voto utile, che alla fine si sono rivelati due potenti antidoti per gli scandali e per la corruzione che coinvolgono i governi centrale e regionali a guida PP.