Terrorismo, l’Iraq chiederà all’Onu «sanzioni contro l’Arabia Saudita»

Onu: in Siria è possibile distruggere le armi chimiche solo se governo e opposizione collaborano

[18 settembre 2013]

Mentre l’Onu conferma che in Siria è stato utilizzato gas sarin lanciato sui civili con razzi terra, francesi, statunitensi e turchi danno la colpa al regime nazional-socialista di Bashir al Assad e russi, cinesi ed iraniani dicono di avere le prove che è stata l’ala integralista sunnita della resistenza siriana, finanziata ed armata dalle petro-monarchie assolute del Golfo. Dall’Iraq intanto arriva un’iniziativa clamorosa che punta a ribaltare i termini della questione siriana e Medio Orientale e che salda definitivamente il fronte sciita che ormai va da Teheran a Beirut, passando per Bagdad e Damasco.

Kazim Al-Shamri, un rappresentante della coalizione sciita/curda che ha la maggioranza al Parlamento iraqeno, intervistato oggi dall’agenzia russa Ria Novosti, ha detto che «il parlamento iraqeno chiederà prossimamente all’Onu di condannare l’Arabia Saudita e di imporre sanzioni contro quel Paese per il suo sostegno al terrorismo in Siria e nel mondo». Al-Shamri si riferisce ai finanziamenti a gruppi che combattono in Siria, come Al Nusra, che compaiono addirittura nella black list dell’Onu dei gruppi terroristi più pericolosi (nella foto un’esecuzione di prigionieri della milizia islamica).

I finanziamenti sauditi all’estremismo radicale sunnita sono noti, così come è noto che da Riyadh sono venuti i soldi per armare i talebani e le cellule di Al Qaeda in Afghanistan e la resistenza islamica cecena in Russia, senza dimenticare che gli attentatori che hanno buttato giù le Torri Gemelle a New York erano sauditi, anche se come rappresaglia gli Usa e gli occidentali hanno invaso Afghanistan e Iraq, arruolando i sauditi nell’esercito dei volenterosi anti-Saddam Hussein.

Ora Al-Shamri, in nome della fratellanza sciita, mette i piedi nel piatto dell’indicibile e dei più che evidenti legami del wahabismo saudita dei custodi della Mecca con i tagliagole e i kamikaze islamisti salafiti di mezzo mondo e denuncia senza mezzi termini: «L’Arabia Saudita rappresenta, per la sua politica estera, una minaccia per la sicurezza internazionale, sostenendo dei gruppi terroristici che non agiscono solo nel Medio Oriente. L’Onu deve reagire di fronte a questa situazione ed imporre contro il Regno delle sanzioni analoghe, per esempio, a quelle che hanno colpito l’Iraq durante gli anni del potere di Saddam Hussein», che era un sunnita che perseguitava sciiti e curdi…  Chi glielo doveva dire agli americani, agli europei ed ai sauditi che la caduta dell’apostata laico Saddam Hussein avrebbe consegnato l’Iraq agli sciiti e che Bagdad sarebbe diventata il più fedele alleato della Repubblica islamica e della Siria baathista, che condivideva con Saddam  Hussein un’ideologia nazionalista panaraba che dal “socialismo” delle origini è presto diventata un feroce fascismo? Il Medio Oriente sembra davvero troppo complicato per i parametri semplificatori statunitensi che dividono la regione tra “buoni” (Israele, le monarchie del Golfo, la Giordania e la Turchia) e cattivi (Iran e Siria), senza sapere più dove mettere Paesi dove gli Usaa sono intervenuti militarmente, come l’Iraq insanguinato dai continui attentati salafiti  contro gli sciiti, la Libia, in preda a bande di predoni tribali e confessionali, ed ancor più l’Egitto del colpo di Stato militare “laico” contro i Fratelli Musulmani sostenuto dall’Arabia Saudita.

Comunque, tornando al deputato irakeno che parla a nome della maggioranza di governo,  Al-Shamri  ha denunciato: «L’Arabia saudita ed il Qatar aiutano tutti i gruppi terroristi ed inviano i loro uomini in Siria, forniscono loro del denaro e delle armi. La situazione in Siria si ripercuote direttamente su tutta la regione, senza parlare dell’Iraq, dove questi stessi terroristi perpetrano gli attentati».

Intanto il capo della missione di inchiesta dell’Onu sulle armi chimiche in Siria, Ake Sellstrom, ha detto alla Bbc che «La distruzione degli arsenali chimici siriani è un compito molto complesso, ma realizzabile a condizione che Damasco e l’opposizione si mettano al tavolo dei negoziati. Questo lavoro sarà sicuramente complesso. Il rapporto dell’Onu sull’attacco chimico perpetrato il 21 agosto vicino a Damasco  avrebbe, apparentemente, convinto le autorità siriane di mettere i loro arsenali di armi non convenzionali sotto il controllo internazionale».