Traffico di missili a Panama, anche la Corea del Nord ammette «Trasportavamo armi obsolete»

[18 luglio 2013]

Anche la Corea del Nord, dopo Cuba, ha ammesso che la sua nave Chong Chon Gang sequestrata a Panama stava trasportando armi occultate sotto un carico di zucchero ed  ha chiesto che l’equipaggio venga rilasciato. Secondo quanto scrive oggi la Korean central news agency (Kcna), l’agenzia ufficiale del regime nazional-stalinista di Pyongyang, un portavoce degli esteri della Repubblica democratica popolare di Corea (Rpdc) ha detto che «Il cargo trasportava armi obsolete  che dovevano essere restituite  a Cuba dopo una revisione. L’accordo si basa su un contratto legale».

La Rpdc come sempre si difende attaccando ed ha accusato il governo di Panama di aver tirato fuori la questione delle armi  per giustificare il fallimento della ricerca di droga a bordo della nave.

Per capire cosa ci sia dietro questo scandalo internazionale di un traffico di armi nascosto sotto i sacchi dello zucchero di canna cubano, la cosa migliore, visto che si tratta di armi di epoca sovietica, è andare a leggere quel che dicono i giornali russi.

Il quotidiano Rossiiskaia dedica alla vicenda un ampio reportage e spiega che «Le autorità cubane hanno confermato che l’imbarcazione trasportava dei missili sovietici obsoleti, dei sistemi smontati e due aerei Mig-21. Questo cargo Nordcoreano è stato fermato nel porto di Manzanillo, sul versante “atlantico” del canale di  Panama. La nave era subito sembrata sospetta agli occhi dei militari, che sospettavano trasportasse delle droghe. Questa è in ogni caso la versione ufficiale».  Una versione alla quale è molto difficile credere, visto che, come ha detto lo stesso presidente di Panama Ricardo Martinelli, la Chong Chon Gang era stata costantemente seguita, probabilmente anche durante le operazioni di carico a Cuba, dai servizi segreti che in molti pensano fossero quelli statunitensi e non quelli panamensi. Anche un giornalista dell’Associated Press era stranamente presente sul posto dopo l’abbordaggio della nave Nordcoreana, il che secondo molti osservatori confermerebbe il coinvolgimento degli americani che ne avrebbero curato anche la diffusione mediatica. .

Rossiiskaia sottolinea che «Le 10.000 tonnellate di zucchero cubano del carico nascondevano in realtà dei missili sovietici e degli equipaggiamenti risalenti alla Crisi di Cuba. Questo carico non era stato dichiarato perché le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu vietano chiaramente di fornire a Pyongyang (o di esportare dalla Corea del Nord) delle tecnologie militari, dei sistemi missilistici ed ogni sorta di armi ad eccezione delle armi da fuoco».

Intanto emergono nuovi dettagli: l’equipaggio Nordcoreano, costituito da 35 uomini, avrebbe fatto di tutto per impedire l’ispezione, ma proprio la loro agitazione ed il nervosismo evidente hanno rafforzato i sospetti dei doganieri panamensi. Il capitano Nordcoreano ha avuto una crisi di nervi, ha simulato un attacco cardiaco re poi ha tentato di suicidarsi. Attualmente tutto l’equipaggio è agli arresti.

Fino ad oggi Pyongyang aveva osservato uno stretto silenzio sulla vicenda ma evidentemente i compagni cubani li hanno invitati a confermare la loro versione: le armi obsolete erano in viaggio verso la Rpdc per essere revisionate, una versione che fa acqua da tutte le parti come quella della droga.

L’Avana ha riconosciuto che la Chong Chon Gang trasportava 240 tonnellate di armi ed in particolare 9 sistemi missilistici S-125 Petchora (terminologia Nato SA-3 Goa) e S-75 Dvina (terminologia Nato SA-2 Guideline) smontati, due Mig-21 e 15 attrezzature per equipaggiarli. Secondo Rossiiskaia  si tratta di «Armamenti che l’Unione Sovietica aveva fornito a Cuba dopo il 1961. I sistemi Petchora sono una modifica del sistema di missile a corto raggio S-125 Neva entrati in servizio nell’Urss nel 1961, destinati all’esportazione. Erano desinati a colpire dei bersagli aerodinamici che si spostano a velocità che possono raggiungere i 560 km/h ad un’altitudine da 20 a 18.000 metri e situati ad una distanza da 3,5 a 25 chilometri. L’S-75 Dvina era stato messo in servizio nel 1957 ed a quell’epoca  poteva abbattere qualsiasi bersaglio aerodinamico. La sua portata raggiungeva i 34 chilometri, con altitudini di impatto da 3 a 22 chilometri. Questi missili erano in servizio in numerosi Paesi ed sono stati utilizzati durante la guerra del Vietnam».

E’ evidente che di questa roba i cubani non sanno più che farsene e che quell’imbarazzante carico sotto lo zucchero  era forse un gradito regalo all’unico Paese ancora interessato a questi ferrivecchi della Guerra Fredda: la Corea del Nord.