Trump ha già cambiato idea sulla Cina? Cordiale colloquio telefonico con Xi Jinping

La lezione di realismo di Xi. Trump: «Consolidare la cooperazione americano-cinese»

[14 novembre 2016]

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Molte delle roboanti promesse fatte da Donald Trump in campagna elettorale sembrano destinare a cadere come le foglie in autunno e il miliardario newyorkese potrebbe avere pesantemente ingannato i suoi stessi elettori quando assicurava che avrebbe messo a posto, con dazi mai visti sulle importazioni, i cinesi, che tra l’altro avrebbero anche inventato il cambiamento climatico per impedire all’economia americana di essere competitiva.

Le minacce di Trumpo, salvo quelle agli immigrati, sembrano squagliarsi come neve al sole appena parla con un potente. Infatti, l’agenzia ufficiale cinese Xinhua annuncia che «Il presidente cinese  Xi Jinping si è intrattenuto per telefono lunedi con il presidente eletto americano Donald Trump. Il signor Xi si è felicitato con mister Trump per la sua elezione e ha espresso la sua volontà di lavorare con lui».

Xinhua riferisce che Xi ha ricordato a Trump  il delicato quadro in cui dovrà muoversi: « Da quanto la Cina e gli Stati Uniti hanno stabilito le relazioni diplomatiche, 37 anni fa (artefici un altro repubblicano, Richard Nixon, e Mao Zedong, ndr), le relazioni bilaterali non hanno smesso di progredire, il che è andato a beneficio in maniera concreta ai popoli dei due Paesi ed ha contribuito alla pace, alla stabilità e alla prosperità mondiale. I fatti hanno dimostrato che la cooperazione è la sola scelta corretta per i due Paesi. Essendo laa cooperazione sino-americana è di fronte a grandi possibilità e godendo di un enorme potenziale, è necessario per i due Paesi rafforzare il loro coordinamento, promuovere lo sviluppo delle loro rispettive economie così come la crescita dell’economia mondiale ampliare gli scambi e la cooperazione in diversi settori al fine di apportare maggiori benefici ai popoli dei due Paesi e di assicurare lo sviluppo armonioso delle relazioni sino-americane. In quanto rispettivamente più grande Paese in via di sviluppo e più grande Paese sviluppato, così come le due più importanti economie del mondo, ci sono molti dossier sui quali la Cina e gli Stati Uniti possono e devono cooperare».

Come ha reagito lo “spaccamontagne” Trump di fronte a questo sunto di realismo politico ed economico cinese che è l’esatto contrario di quanto detto in campagna elettorale e di quanto scritto nel suo programma che ha conquistato il cuore conservatore e reazionario dell’America?  Ha reagito da camaleonte politico, ribaltando completamente la sua narrazione.

Secondo quanto riferisce Xinhua, l’uomo che voleva spezzare le reni alla Cina al telefono con Xi ha detto: «Affido una grande importanza alle relazioni sino-americane e sono pronto a lavorare da parte americana al fine di far progredire le relazioni bilaterali e apportare maggiori benefici ai popoli dei due Paesi così come al resto del mondo».

Poi Trump ha ringraziato  Xi per le sue felicitazione e si è detto d’accordo con lui sui suoi punti di vista riguardanti le relazioni Usa-Cina. Non male per un uomo che accusava Barack Obama di aver venduto gli operai americani ai cinesi…

M, passate le elezioni, lo spauracchio cinese non serve più: «La Cina è un grande e importante Paese con delle prospettive considerevoli di sviluppo – ha riconosciuto Trump – Gli Stati Uniti e la Cina possono pervenire a dei risultati win-win accompagnati da benefici mutuali».

Concludendo la sua telefonata con il presidente comunista cinese, Trump ha affermato di essere pronto a lavorare cin Xi, «In vista di consolidare  la cooperazione americano-cinese» e si è detto addirittura convinto che «I rapporti tra i due Paesi conosceranno uno sviluppo più significativo».

Xinhua conclude: «Il signor Xi e mister Trump hanno anche convenuto di mantenere degli stretti contatti,  di stabilire un rapporto di lavoro armonioso e di incontrarsi il più presto possibile per scambiare dei punti di vista sulle relazioni bilaterali e su altre questioni di interesse comune».

Insomma, tutto come prima e meglio di prima. L’impressione è che Trump non toccherà niente che possa danneggiare le multinazionali e le banche – e in questo senso la Cina è tra le cose da non toccare assolutamente – e che farne le spese saranno immigrati, donne, minoranze, malati e poveri, i bersagli interni della sua campagna elettorale che serviranno anche da paravento per mascherare le sue impossibili bugie su economia e politica estera. E’ l’eterno inganno del populismo che, un’ora dopo le elezioni, si converte al realismo con i potenti del mondo e non rinuncia alla crudeltà con i più deboli.