Turchia, ferito ed arrestato e un fotoreporter toscano. Rossi: «Intervenga subito il governo»

Il regime attacca i manifestanti e minaccia i sindacati

[17 giugno 2013]

Mentre la situazione in Turchia degenera in uno scontro tra il regime “moderato” islamico ed i giovani che occupano piazza Taksim, mentre la polizia viola ripetutamente i diritti umani, arresta medici ed infermieri che hanno soccorso i feriti  ed utilizza sostante urticanti sparate sui manifestanti direttamente dai cannoni ad acqua piazzati sulle autoblindo, le forze dell’ordine, che sembrano sempre più “forze del disordine” e della strategia della tensione, ubbidiscono volenterosamente alla richiesta del premier Recep Tayyip Erdoğan di mettere a tacere i fastidiosi giornalisti stranieri. Che poi sarebbero la punta di lancia del paranoico complotto internazionale contro un governo conservatore che fino a ieri le cancellerie occidentali osannavano come modello di virtuoso liberismo in salsa islamica.

Oggi l’Associazione stampa toscana, l’Ordine dei giornalisti della Toscana e il Gruppo Fotoreporter «Condannano fermamente le ennesime  violenze  perpetrate contro i manifestanti e contro i reporter durante le proteste, chiedendone immediatamente il rilascio» e confermano che «Daniele Stefanini, 29 anni, originario di Livorno, era in piazza Taksim per lavoro, stava riprendendo con la sua macchina fotografica gli scontri quando è  stato colpito da alcune manganellate.  Un avvocato dei diritti umani ha riferito di averlo trovato in stato confusionale. Parte della sua attrezzatura è scomparsa. A causa delle serie ferite, è stato trasportato in ospedale e medicato; quindi è stato condotto al posto fisso di polizia, dal quale è riuscito a mettersi in contatto con i genitori e con l’ambasciata italiana. Stefanini era in Turchia da qualche giorno per seguire i movimenti di protesta e fare un reportage fotografico su quanto sta accadendo a Istanbul. Prima delle proteste scoppiate in Turchia, aveva lavorato sul movimento degli Indignados in Spagna».
Il comunicato di Odg, Ast e Gruppo Fotoreporter conclude: «Sempre più spesso i giornalisti sono un obiettivo per evitare che la gente sia messa a conoscenza della realtà».

Stefanini è stato ferito alla testa e  poi fermato dalla polizia turca  nel quartiere di Bayrampasha, soccorso da un avvocato e trasportato in ospedale. Secondo l’Ansa, «La polizia lo ha messo in stato di fermo. Il fotografo è assistito dalle autorità consolari italiane». Il nostro ministero degli esteri conferma che Stefanini «E’ in questura a Istanbul, in attesa di essere ascoltato oggi dalle autorità turche» e che «E’ assistito – già da ieri sera – da due funzionari del Consolato italiano di Istanbul, tra cui un interprete, in accordo con l’ambasciata di Italia ad Ankara e l’Unità di crisi del ministero degli Esteri».

Informato della notizia, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha scritto una lettera  al vice ministro degli affari esteri, Marta Dassù:  «Ho appreso con sconcerto – scrive Rossi – dell’arresto del giovane fotografo livornese Daniele Stefanini durante le manifestazioni popolari ad Istanbul. Il fotografo si trovava in quelle circostanze semplicemente per svolgere il proprio lavoro di fotografo free lance e si è trovato coinvolto nelle cariche della polizia contro i manifestanti. Stefanini, dopo le cure ricevute in ospedale, risulta in stato di fermo presso la Questura della città.  Stefanini risulta anche essere particolarmente cagionevole di salute in quanto vive con un solo rene trapiantato».

«Sono, quindi, a chiedere al Governo – aggiuge – un pronto e deciso intervento per l’immediata liberazione di Daniele Stefanini. Sappiamo, da notizie di stampa, che la nostra ambasciata ad Ankara si è immediatamente attivata per seguire la vicenda e di ciò non possiamo che essere soddisfatti. Tuttavia, ritengo si debba portare a compimento l’azione diplomatica del nostro paese per ottenere l’immediata liberazione di Stefanini e assicurare comunque tutte le cure umanitarie e sanitarie necessarie per garantirgli il pronto rimpatrio».

«Ciò che appare francamente intollerabile – prosegue – è l’azione violenta e intimidatoria della polizia turca contro inermi cittadini e, in particolare, contro giornalisti e fotografi. In un paese che sta seguendo le procedure per entrare a far parte dell’Unione europea, non è concepibile che un governo abbia comportamenti così vessatori verso l’opinione pubblica e la libera informazione. Non ritengo che i principi di libertà e democrazia cui si è ispirato il processo di integrazione europea siano compatibili con quanto avviene in questi giorni di Turchia dove la legittima opposizione ad un governo viene soffocata nel sangue e con inaudita violenza. Conto quindi – conclude nella lettera – sull’azione ferma e puntuale del Governo italiano per la liberazione di Stefanini e per la difesa dei diritti umani, civili e di informazione in Turchia».

Erdoğan ed i falchi del suo governo, ringalluzziti dopo l’oceanica manifestazione islamica di ieri che somigliava più all’adorazione del capo assoluto tipica della Corea del nord che di un regime democratico, sembrano ormai aver scelto il pugno duro per sedare una protesta nata per proteggere gli alberi di un parco dalla speculazione edilizia e che è già costata tre manifestanti e un poliziotto morti, 7500 feriti, 50 dei quali gravi, 11 persone che hanno perso la vista. Secondo fonti l’associazione degli avvocati turchi solo negli scontri di ieri la polizia ha arrestato 600 persone a Istanbul e Ankara e picchiato ed arrestato diversi giornalisti che stavano solo facendo il loro mestiere.

Mentre l’Europa ed il mondo democratico chiedono finalmente alla Turchia di rispettare il diritto a manifestare, il ministro degli interni turco, Muammer Guler, risponde dichiarando illegale lo sciopero indetto dal Disk e dal Kesk, i due più grandi sindacati della Turchia  per denunciare le violenze poliziesche. Guiler ha addirittura detto che lo sciopero non sarà consentito perché «C’è la volontà di far scendere la gente in piazza con azioni illegali come uno sciopero e un’astensione dal lavoro».

Ma davanti alla prova di forza di Erdogan il fronte della Turchia laica e democratica si allarga e sembra saldarsi un’inedita alleanza fra la classe operaia (che ha votato in gran parte Erdoğan) e gli intellettuali e la classe media “laica”: allo sciopero indetto da dal Disk e dal Kesk hanno infatti aderito i sindacati di medici, dentisti ed architetti, tutti professionisti nel mirino del populismo islamista.

La resistenza a Erdogan trova sponde anche nei sindacati europei. «La violenza che si sta attuando contro dimostranti pacifici in Turchia è una grande preoccupazione per Industriall Europa (la federazione europea dei sindacati metalmeccanici, ndr) come espresso nel suo Comitato Esecutivo del 12 giugno a Bruxelles. Industriall Europa – si legge in una traduzione a cura della Fiom – rifiuta con forza l’escalation vista a Piazza Taksim a Istanbul e in altre manifestazioni nel paese represse dalla polizia con inutile brutalità e forza.

La ragione iniziale della mobilitazione è stata quella di bloccare la decisione del governo turco di distruggere il parco centrale “Gezi Park” in Piazza Taksim per costruire un centro commerciale. La possibilità di dimostrare contro tale decisione in un modo pacifico è un diritto umano basilare e una componente essenziale in una società democratica che deve essere rispettato in qualsiasi circostanza. La reazione da parte della polizia è molto preoccupante in quanto sostiene la tendenza alla repressione sindacale, all’adozione di leggi che impediscono il lavoro dei sindacati e in molti casi la mancanza di intervento nel campo dei diritti dei lavoratori. Insieme con i limiti alla libertà di assemblea e di espressione, sono attacchi ai diritti umani fondamentali e alla democrazia.

Industriall Europa chiede alle autorità Turche e alla polizia lo stop immediato della violenza contro i dimostranti e chiede invece di rasserenare la situazione attuale avviando un reale dialogo con la cittadinanza, le organizzazioni ed i loro rappresentanti. Inoltre, devono essere prese misure decisive per assicurare che i responsabili dell’escalation di violenza siano individuati e che tutti i partecipanti alle manifestazioni arrestati siano rilasciati immediatamente».