Ucraina, trovato accordo sul cessate il fuoco. Via dal fronte armi pesanti e mercenari stranieri

Ma i ribelli filorussi avvertono: «I negoziati con Kiev sono nell’impasse»

[12 febbraio 2015]

Secondo il presidente francese François Hollande, che ha parlato anche a nome della cancelliera tedesca Angela Merkel che era al suo fianco, il summit tra Russia, Ucraina, Francia e Germania appena conclusosi a Minsk dopo ben 16 ore di trattative ha portato a «un accordo sul cessate il fuoco e ad una regolamentazione politica globale. Sono stati trattati tutti i temi per questo testo, che è stato firmato dal gruppo di contatto e dai separatisti».

La versione data ai giornalisti dal presidente russo Vladimir Putin è però un po’ meno ottimista, e tiene sempre nel mirino il governo ucraino: «Il rifiuto di Kiev di intrattenere dei contatti diretti con i rappresentanti delle regioni insorte ha frenato i negoziati di Minsk». Infatti, come ricorda Ria Novosti, Putin si è chiesto «perché ci abbiamo messo tanto tempo a trovare un accordo?», e si è risposto: «Penso che sia legato al fatto che le autorità di Kiev rifiutino sfortunatamente ogni contatto diretto con i rappresentanti delle repubbliche popolari del Donetsk e di Lougansk».

Durante la conferenza stampa appena conclusasi a Minsk, Putin ha annunciato che tutti gli armamenti pesanti ucraini verranno ritirati dalla attuale linea del fronte e altrettanto faranno le milizie filo-russe delle forze di autodifesa del Donbass dai “confini” concordati negli accordi di Minsk del 19 settembre 2014. Anche il governo ucraino ha evidenziato che il documento di Minsk impegna le parti coinvolte nel conflitto in Ucraina a ritirare tutti gli armamenti e i mercenari stranieri operanti nel Paese: un processo che dovrà essere sorvegliato dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Parlando di “mercenari” Kiev intende sicuramente i militari senza mostrine che appoggiano i ribelli filorussi, ma al contempo anche Mosca accusa l’Ucraina di avvalersi di mercenari occidentali e dei Paesi Baltici per la guerra contro i ribelli.

L’accordo raggiunto a Minsk rappresenta certamente un successo negoziale di Merkel e Hollande, che hanno stoppato la deriva verso una guerra totale che l’atteggiamento statunitense rischiava di innescare, e che una remissiva Unione europea non riusciva a contrastare. Arriva così uno stop ai bellicosi propositi del governo di Kiev, che chiedeva armi a Washington per rompere l’accerchiamento delle sue truppe nel Donbass, ma si tratta evidentemente di una tregua, fragile come quella precedente dalla quale poi si è riscatenato il conflitto proseguito fino a oggi.

Nonostante l’altro vincitore del summit di Minsk sia sicuramente Putin, i ribelli filo-russi non sembrano molto soddisfatti  e uno dei leader dell’autoproclamata Repubblica popolare del  Donetsk, Andrei Purguin, ha sottolineato  che «i negoziati tra Kiev e le repubbliche autoproclamate del Donbass sono nell’impasse, ma rimangono delle possibilità di uscirne. Oggi siamo nell’impasse perché nessuna delle intese concluse nel passato è stata rispettata». Nelle distese gelate dell’Ucraina basterà una scintilla per far riscoppiare la guerra.