L’Ue si appresta a imporre sanzioni, gli Usa lo hanno già fatto

In Ucraina è guerra (e pure nera): contro il regime ci sono i neonazisti

I russi accusano gli occidentali di complicità con gli estremisti

[20 febbraio 2014]

Precipita di ora in ora la situazione in Ucraina. Le immagini che giungono da Kiev mostrano una città già di fatto in guerra. Secondo un comunicato diffuso stamattina dal ministero della salute dell’Ucraina,  «28 persone sono morte dall’inizio degli scontri» a Kiev tra manifestanti della destra radicale filo-Ue e la polizia. Secondo la stessa fonte, «Nello stesso tempo, 445 persone, tra i quali due immigrati stranieri, hanno sollecitato un aiuto medico urgente in seguito ai disordini nella capitale ucraina. Tra i feriti si contano 88 membri delle forze dell’ordine, 6 giornalisti e 4 bambini». In realtà, secondo lo stesso ministero degli interni dell’Ucraina,  le persone seriamente ferite sarebbero più di 800 e nelle strade di Kiev si stanno confrontando i “banderovzy” neonazisti ed antisemiti e le bande armate filogovernative che avrebbero ucciso un giornalista. Secondo il Servizio di sicurezza ucraino (Sbu), l’ala neo-fascista dell’opposizione avrebbe usato armi da fuoco (come dimostrano anche le immagini trasmesse dalle televisioni russe) e lo Sbu ieri ha detto di aver sequestrato agli “attivisti radicali” più di 1.500 armi e 100.000 cartucce. La polizia ucraina oggi dice di aver trovato armi, ordigni esplosivi e mazze da baseball sul treno che collega Lvov, una delle roccaforti della destra nazionalista, a Kiev. Tra i militanti armati ci sarebbero diversi reduci dell’Armata Rossa che hanno combattuto in Afghanistan e dalla Siria sarebbero ritornati in patria diversi mercenari ucraini che erano stati assoldati dalle milizie islamiche anti-Assad.

Mentre l’Ucraina centro-occidentale ex polacca e cattolico-uniata sembra saldamente in mano ai ribelli, dalla Repubblica autonoma russofona della Crimea,  dove c’è la base della marina militare russa di Sebastopoli, è arrivato l’avvertimento al presidente ucraino Viktor Ianukovic che se non verrà ristabilito l’ordine la Crimea potrebbe staccarsi dall’Ucraina, portandosi dietro un bel pezzo di territorio dove diverse città “russe” dell’ovest e del sud del Paese stanno dichiarandosi autonome da Kiev.

Stanotte era stata conclusa una tregua tra Ianukovic  ed i principali capi dell’opposizione, tra i quali l’ex ministro dell’economia Arseni Iatseniuk, l’ex-pugile Vitali Klitschko e il nazionalista  Oleg Tiagnibok. In un comunicato ufficiale diffuso dopo l’incontro si legge: «Le parti hanno annunciato una tregua e l’inizio di negoziati in vista di mettere fine allo spargimento di sangue e di stabilizzare la situazione in Ucraina, nell’interesse della pace sociale». Ma i militanti fascisti di Svoboda, un partito che si rifà direttamente al governo filo-nazista antirusso che si schierò con Hitler contro i sovietici, che sembrano aver preso il controllo dell’ala più radicale della protesta e che respingono ogni accordo con il regime, hanno fatto saltare tutto.

Oggi sono arrivati a Kiev i ministri degli esteri di Francia, Germania e Polonia per raccogliere quelle che Laurent Fabius ha definito «Le ultime informazioni prima della riunione di Bruxelles» dove l’Ue dovrebbe approvare «Sanzioni individuali» contro coloro che considera «I veri responsabili della repressione brutale», Misure che prevedono il blocco dei beni e il rifiuto del visto. Ma l’incontro tra i tre ministri degli esteri e Ianukovic  è stato rinviato per ragioni di sicurezza e si terrà in un luogo diverso dal palazzo presidenziale. Su Twitter il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski, spiega così cosa sta succedendo: «Fumate nere, esplosioni e spari intorno al palazzo presidenziale. L’incontro è stato rinviato. I funzionari sono presi dal panico».

Intanto, mentre l’Unione europea tocca con mano la qualità democratica ed europeista di una parte dell’opposizione ucraina e si appresta ad approvare sanzioni contro un governo autoritario e corrotto, gli Usa lo hanno già fatto, vietando ad una ventina di alti responsabili del governo ucraino e ad altre persone ritenute coinvolte nelle violenze contro i manifestanti di entrare negli Stati uniti. Durante una conferenza stampa a margine del summit nordamericano di Toluca, in Messico, il presidente Usa Barack Obama ha detto che «La violenza in Ucraina e Venezuela è inaccettabile. Ci saranno conseguenze se si oltrepasserà il segno. Saremo sempre a fianco del popolo, perché quest’ultimo possa prendere le proprie decisioni». Bisognerebbe capire cosa sia “il popolo” in Ucraina e se anche ai secessionisti filo-russi verrà consentito di prendere le loro decisioni in caso di vittoria della destra filo-occidentale.  Secondo Obama però la tregua conclusa tra il governo e l’opposizione ucraini potrebbe permettere di risolvere le cose in maniera pacifica. Il presidente Usa però, davanti alla possibile disintegrazione del Paese  teme un colpo di mano ed ha esortato le forze armate ucraine a «Dar prova di calma e a richiamare le forze speciali della polizia».

Il direttore dell’Istituto russo di studi politici, Sergei Markov, non crede alla buona fede di Obama e degli europei e fa notare su Ria Novosti che «La situazione in Ucraina si è bruscamente aggravata in seguito agli sforzi del vice-segretario di Stato americano Victoria Nuland e dell’Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri  Catherine Ashton. Le furie della rivoluzione ucraina sono  Victoria Nuland e Catherine Ashton (…). Queste signore, che rappresentano la politica anglosassone,  hanno esercitato delle pressioni sul potere per tre mesi ed hanno spinto l’opposizione a rifiutare il compromesso ed a passare alla violenza. Il sangue versato nelle strade di Kiev è sulle mani delle signore Nuland ed Ashton. L’Ue e gli Usa devono prendere le distanze dalla politica insensata di Nuland-Ashton e rimuovere queste diplomatiche, o almeno rimuoverle dal dossier ucraino. La posizione dell’Occidente che definisce violenza  gli sforzi  dispiegati dal potere legittimo per ristabilire l’ordine pubblico in Ucraina e minaccia di adottare delle sanzioni, non lascia scelta al presidente Ianukovic. Ianukovic è ostile allo spargimento di sangue (…). Ma è spalle al muro».

Oggi arrivano a Kiev i ministri degli esteri di Francia, Germania e Polonia per raccogliere quelle che Laurent Fabius ha definito «Le ultime informazioni prima della riunione di Bruxelles» dove l’Ue dovrebbe approvare «Sanzioni individuali» contro coloro che considera «I veri responsabili della repressione brutale», Misure che prevedono il blocco dei beni e il rifiuto del visto, sanzioni sul modello di quelle Usa.

Il ministro degli esteri ad interim dell’Ucraina, Leonid Kojara, ieri ha convocato i capi delle missioni diplomatiche presenti a Kiev ed ha chiesto che «La comunità internazionale condanni le manifestazioni estremiste in Ucraina. Ci appelliamo ai nostri partner internazionali perché si astengano da azioni suscettibili di contribuire all’escalation del conflitto e li invitiamo a condannare ogni manifestazione estremista».

Vladimir Tchijov, il rappresentante permanente della Russia all’Ue, ha già mandato a dire che «Le sanzioni che l’Unione europea pensa di decretare contro i dirigenti ucraini sarebbero fuori luogo ed inopportuna nella situazione che attualmente prevale in Ucraina. Nel contesto di uno scontro violento, che rappresenta de facto un tentativo di colpo di Stato, la questione delle sanzioni è per lo meno fuori luogo e del tutto inopportuna. Sanzionare i rappresentanti delle autorità ucraine porta a sostenere le forze che tentano di abbattere il presidente legittimamente eletto. Quanto alle sanzioni particolari, sarebbero senza effetto. Tali sanzioni costituirebbero un gesto politico piuttosto che un nodo scorsoio che serve a strangolare l’Ucraina».

Un avvertimento ancora più serio agli europei arriva dal Kuwait, dove il ministro degli esteri russo sta svolgendo un tour diplomatico. «La responsabilità per le violenze che si sono scatenate in Ucraina incombe sugli estremist, ma anche sui leader dell’opposizione ucraina e su certi politici occidentali. Non c’è dubbio che la colpa sia degli estremisti (…), ma la responsabilità incombe anche in buona parte sugli oppositori che rifiutano ogni compromesso con il potere e non la smettono di formulare rivendicazioni illegittime per dimostrarsi alla fine incapaci di rispettare le intese fatte, compreso all’interno del Parlamento (…). Anche dei Paesi occidentali sono altrettanto responsabili per la loro ingerenza negli avvenimenti, per il loro incoraggiamento all’opposizione a compiere atti illegittimi, per il loro  flirt con gli estremisti».