Ucraina: esercito all’attacco. Mosca: «Conseguenze catastrofiche»

[2 maggio 2014]

Secondo fonti dei ribelli filo-russi, l’esercito ucraino avrebbe avviato stamattina una vasta operazione militare contro la città ucraina di Sloviansk da giorni in mano dei separatisti che hanno dichiarato una “Repubblica popolare”. Le milizie filo-russe dicono che si tratta di un attacco su vasta scala, ma le truppe di Kiev avrebbero già occupato il villaggio di Bilbassivka. L’operazione coinvolge blindati ed aerei.

Mentre scriviamo le forze ucraine si sono già impadronite di 10 posti di blocco filorussi a  Slaviansk ed avrebbero arrestato diversi ribelli. Il ministero della difesa ucraino ha però dovuto ammettere che le milizie filo-russe hanno abbattuto due elicotteri Mi-24 che sorvolavano  Slaviansk e che due militari sono morti e diversi feriti.

Già ieri fonti dello Stato maggiore interarmi ucraino avevano lasciato trapelare la possibilità per oggi di un attacco in forze per smantellare i posti di blocco stradali e liberare gli edifici pubblici occupati dalle milizie russofone. Secondo la fonte, ripresa da Ria Novosti, «La gestione dell’operazione è passata dal ministro dell’interno ad interim Arsen Avakov al capo del servizio di sicurezza ucraino Sbu, Valentin Nalivaïtchenko, a causa del fallimento della sua prima tappa», cioè l’operazione “antiterrorismo” iniziata senza grande successo il 15 aprile.

Secondo fonti russe (da prendere con le pinze), nelle regioni di Lugansk e Donetsk l’esercito regolare ucraino sarebbe affiancato da battaglioni speciali della destra ultra-nazionalista ucraina, incaricati di ristabilire l’ordine a qualunque costo.  Il 30 aprile era stato lo stesso presidente ad inerim dell’Ucraina, Alexandr Tourtchinov a riconoscere che le forze dell’ordine non erano riuscite a riprendere il controllo delle città russofone dell’est in mano alle milizie ed ai partiti filorussi.

La reazione russa è arrivata subito: stamattina un comunicato ufficiale del ministero degli esteri di Mosca ha avvertito Kiev che «Se l’attuale “governo ucraino” procede a degli atti talmente  aggressivi ed irresponsabili, questo  avrà delle conseguenze catastrofiche. Esortiamo Kiev, così come gli Stati Uniti e l’Unione europea che hanno firmaro gli accordi di Ginevra,  a non commettere degli errori criminali ed a valutare sobriamente la gravità delle possibili conseguenze di un ricorso alla forza contro il popolo ucraino».

I russi si riferiscono all’accordo sottoscritto a Ginevra il 17 aprile da Usa, Ue, Ucraina e Russia  che chiede ai belligeranti di rinunciare alla violenza, all’estremismo ed alla provocazione, di disarmare le milizie clandestine e di liberare gli edifici occupati illegittimamente e di avviare un dialogo nazionale sulla riforma costituzionale, che per i filorussi dovrebbe sboccare in un’Ucraina federale.

Proprio le milizie ucraine di estrema destra sono la cosa sulla quale la Russia conta di più per dimostrare l’inaffidabilità e la pericolosità del nuovo governo ucraino e la creazione di 7 battaglioni di difesa territoriale sulla riva sinistra del Dniepr, annunciati il 30 aprile da Sergei Pachinski, a capo dell’amministrazione presidenziale dell’Ucraina, sembra dar ragione a Mosca, visto che il caporione dei neonazisti di Pravy Sektor, Dmitri Iaroch ha subito annunciato che i suoi camerati parteciperanno alla formazione di questi battaglioni.

Il movimento neo-nazi, anti-russo ed antisemita, sta imbarazzando fortemente le cancellerie occidentali, ma i suoi legami con Svoboda, il partito neofascista  che è uno dei pilastri del governo nazionalista di Kiev sono sempre più evidenti e la partecipazione di Pravy Sektor  alle provocazioni nelle regioni russofone è nota.

Il procuratore generale della Russia  ha consegnato all’Interpol i documenti per richiedere un mandato di cattura internazionale contro Iaroch, che è candidato alle elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio, e Mosca ha chiesto a più riprese a Kiev di disarmare Pravy Sektor e le altre milizie di estrema destra, cosa che sembra condivisa anche dall’Ue.

Kiev risponde preparandosi a contestare l’annessione della Crimea alla Russia con una denuncia alla Corte penale internazionale dell’Aia, denuncia che, secondo Piotr Poroshenko, il favorito alle elezioni presidenziali ucraine,  sarebbe sostenuta anche da Usa ed Ue.

Secondo il ministro della giustizia dell’Ucraina, Pavel Petrenko, il danno causato dalla perdita della Crimea ammonterebbe a 950 miliardi di grivnia, 60,5 miliardi di euro. Nonostante il referendum del 16 aprile abbia sancito a schiacciante maggioranza la secessione della Repubblica autonoma di Crimea dall’Ucraina e che il 18 aprile la Russia abbia accolto ufficialmente la Crimea come nuova entità federale, il 28 aprile il presidente ucraino ad interim Turtchinov ha promulgato una legge che definisce la Crimea e la città di Sebastopoli (dove c’è la Flotta Russa del Mar Nero) “territori ucraini provvisoriamente occupati”.