Putin accetta la mediazione della Merkel

Ucraina: gli Usa raccolgono firme per buttare la Russia fuori dall’Organizzazione mondiale del commercio

La Cina si schiera con Mosca

[3 marzo 2014]

Secondo la radio Deutsche Welle, il presidente russo, Vladimir Putin, ha accettato l’iniziativa avanzata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel di incaricare un gruppo di esperti internazionali per esaminare la situazione nella Repubblica autonoma di Crimea, ormai staccatasi dall’ Ucraina ed occupata dai soldati russi.

Dopo una telefonata con la Merkel, Putin ha anche accettato di creare al più presto un gruppo di contatto, probabilmente sotto l’egida dell’Ocse, per avviare un dialogo politico. Sul sito internet del Cremlino si legge che la Merkel e Putin «Hanno convenuto di proseguire le consultazioni bilaterali e plurilaterali miranti a normalizzare la situazione politica in Ucraina, dove ormai l’est ed il sud del Paese sembrano saldamente in mano alle milizie pro-russe assistite da militari senza insegne che sono chiaramente russi».

Il comunicato del Cremlino spiega che  Putin durante il colloquio con la Merkel «Ha attirato la sua attenzione sulla minaccia implacabile proveniente dalle forze ultranazionaliste che rappresentano un pericolo per la vita e gli interessi nazionali dei cittadini russi e dei russofoni. E’ stato sottolineato  che le misure prese dalla Russia sono del tutto adeguate nell’attuale contesto straordinario». Se cambiate le parole Russia e russi e le sostituite con Usa e Francia e statunitensi e francesi, sembra uno dei comunicati utilizzati dagli occidentali per giustificare gli interventi armati in Asia o in Africa…

Ma agli occidentali per ora, di fronte al fragoroso passo di una potenza nucleare che ha una base navale irta di armi atomiche proprio in Crimea,  non resta altro che la guerra diplomatica: il Canada ha richiamato  il suo ambasciatore a Mosca, l’ambasciatore russo a Londra è stato convocato dal ministro degli esteri britannico. Canada, Gran Bretagna, Francia e Usa hanno sospeso tutte le attività preparatorie e si apprestano a boicottare il summit del G8 che si sarebbe dovuto tenere a Sochi a giugno. Ma il colpo più pesante per la Russia arriva da Washington: il sito della Casa Bianca dice che il governo Usa ha cominciato a raccogliere le firme per escludere la Russia dall’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) nella quale Mosca era stata ammessa da poco, dopo una lunga e sofferta anticamera.  Stamani la petizione era già stata firmata da più di 5.800 persone.  Le ritorsioni statunitensi prevedono anche l’annullamento dei visti per i membri del governo russo e per i loro familiari ed il blocco dei loro conti nelle banche Usa.

La Russia ha detto che risponderà colpo su colpo e, in risposta alle dichiarazioni di Barack Obama, il Senato russo ha chiesto di richiamare l’ambasciatore a Washington e di usare le maniere dure con tutti gli altri Paesi occidentali. Fedor Lukianov, presidente  del Consiglio per la politica estera e la difesa della Russia,  ha detto a Ria Novosti  che «Per il momento la Russia fa fronte agli assalti diplomatici, vale a dire a delle azioni ostentate e simboliche. E’ probabile che la Russia non sarà appoggiata  sulla questione ucraina. Né gli Usa né l’Ue intendono fare un parallelo con le loro ingerenze “in nome della pace” negli affari interni dell’Iraq o della Libia, così come con gli appelli a ristabilire l’ordine in Siria. Il doppio standard è sempre stato alla base delle relazioni internazionali. Le potenze occidentali interpretano il diritto internazionale a modo loro (ma anche la Russia non scherza, ndr), in funzione del profitto da trarne»

Un altro specialista russo di diritto internazionale, Iuri Nikolaev, sottolinea un altro aspetto: «Guidate da queste nozioni, Washington e  Bruxelles hanno sostenuto fino ad un certo stadio il nuovo governo pro-occidentale dell’Ucraina, chiudendo allo stesso tempo gli occhi sull’aspetto giuridico del cambiamento di governo. Né la Russia, né l’Unione europea hanno ancora alcun documento ufficiale per riconoscere il nuovo governo come legittimo ed unico. Conseguentemente, Viktor Ianukovitch resta il presidente legittimo dell’Ucraina. Ha quindi formalmente il diritto di chiedere aiuto, compreso quello militare, ai suoi vicini», che è esattamente quel che dicono le milizie filo-russe che, assistite dai soldati di Mosca senza insegne, hanno innalzato il tricolore russo su tutti gli edifici pubblici delle più grandi città del sud e dell’est dell’Ucraina.

Dopo aver più volte esaltato il ruolo dell’Onu, del cui Consiglio di Sicurezza la Russia è membro permanente,  ora Mosca dice che non si può far conto sulle Nazioni Unite come arbitro imparziale e che quindi eserciterà senza problemi e parsimonia il suo diritto di veto se si tenterà di far approvare sanzioni internazionali contro la Russia.

Anche le minacce di sanzioni di Washington non sembrano spaventare più di tanto: il senatore russo Andrei Klimov ha detto che «Gli Usa non hanno scambi commerciali significativi con la Russia e, di conseguenza, le sanzioni di Washington non avrebbero alcun impatto serio per Mosca. D’altronde, i Paesi europei dipendono dalla Russia almeno quanto Mosca da Bruxelles,  forse di più. In particolare, l’Europa non potrebbe rimpiazzare il gas fornito dalla Russia. Per questa ragione l’Ue potrebbe intavolare dei negoziati con la Russia separatamente dagli Stati Uniti. E non si constata molta coesione nell’Ue riguardo agli avvenimenti in Ucraina».

L’altra potenza mondiale, la Cina, non darà nessun problema a Putin. I ministri degli esteri russo, Sergei Lavrov, e il suo collega cinese Wang Yi si sono telefonati per discutere di Ucraina e poi in un comunicato congiunto i hanno «Constatato la similitudine delle posizioni russa e cinese di fonte alla situazione che regna in quel Paese e nei suoi dintorni». Pechino è preoccupatissima per l’attacco terrorista all’arma bianca sferrato ieri dai nazionalisti uiguri musulmani dello Xinjiang alla stazione ferroviaria di Kunming e sa quale ruolo giochi la Russia per sigillare le frontiere del Kazakistan, naturale retrovia degli uiguri che sognano un Turkestan Orientale nuovamente indipendente. E il presidente kazako, Nursoultan Nazarbaiev, sarà in visita ufficiale in Russia il 10 ed 11 marzo, su invito di Putin,  per discutere delle «Questioni chiave della cooperazione bilaterale, così come dei problemi internazionali di attualità».

Oggi, intervenendo al Consiglio dei diritti dell’uomo a Ginevra, Lavrov ha chiesto agli occidentali di «Rinunciare ai loro calcoli politici a vantaggio degli interessi del popolo ucraino». Il ministro degli esteri russo ha ammonito: «Coloro che cercano di presentare la situazione come un’aggressione brandendo la minaccia di sanzioni e di boicottaggi di ogni genere. Sono gli stessi partner che hanno incoraggiato con costanza e perseveranza le forze politiche loro vicine a porre degli ultimatum ed a rifiutare il dialogo, ad ignorare le preoccupazioni del sud e dell’est dell’Ucraina e che alla fine hanno polarizzato la società ucraina».

Lavrov  ha ricordato un aspetto dimenticato dell’accordo raggiunto il 21 febbraio dall’allora opposizione nazionalista ucraina e dal deposto presidente Ianukovich che prevedeva «Un processo di riforma costituzionale con la partecipazione la  totale presa di conto delle indicazioni di tutte le Regioni dell’Ucraina, con l’approvazione ulteriore attraverso un referendum nazionale». Invece il nuovo governo nazionalista ucraino, cedendo alle forze neofasciste che ne fanno parte e che hanno egemonizzato la guerra civile di Kiev,  ha stracciato  quell’accordo e votato immediatamente l’eliminazione del russo come lingua ufficiale.

Forse l’avventurismo in Ucraina ha troppi padri, in patria ed all’estero.