L’opposizione sull’Aventino: via il governo e nuove elezioni

Ucraina nel caos, lo strano caso dei Black bloc e dei neofascisti che vogliono l’adesione all’Ue

La Russia teme che il contagio si estenda alla Bielorussia

[2 dicembre 2013]

In Ucraina, con la gigantesca manifestazione che ha circondato i palazzi del potere, sembra iniziata una nuova “rivoluzione arancione”, quella che sloggiò momentaneamente dal potere il governo filo-russo per poi dissolversi in una umiliante rissa tra i capi della stessa vittoriosa coalizione filo-occidentale (più filo Usa che Ue, a dire il vero).

Oggi i  tre partiti di opposizione Batkivtchina (Patria), Oudar e Svoboda hanno annunciato che non parteciperanno ai lavori della Rada (il Parlamento ucraino) fino a quando l’attuale governo non rassegnerà le dimissioni. Lo ha annunciato il leader di Svoboda, Oleg Tiagnibok, intervenendo ad un meeting de l’opposizione riunita proprio nella Piazza dell’indipendenza a Kiev, che fu il teatro della prima rivoluzione arancione.

«Andremo alla Rada che deve esaminare l’ordine del giorno per la settimana  – ha spiegato Tiagnibok – Realizzeremo i nostri piani e riporteremo le vostre rivendicazioni. Rifiuteremo di lavorare fintanto che il governo non sarà dimissionario. Andrò alla Rada in compagnia del leader del partito Oudar Vitali Klitchko, e del  capo del partito Batkivtchina Artemi Iatsenuk». Poco prima l’opposizione aveva annunciato l’intenzione di bloccare i lavori del Parlamento ucraino.

L’opposizione, che rappresenta soprattutto i ceti urbani e la parte occidentale e non russofona del Paese (quella annessa all’Urss dopo la seconda guerra mondiale), cerca di cavalcare le grandi manifestazioni popolari che sono iniziato dopo che Kiev ha deciso di sospendere il processo di associazione con l’Unione europea. Il primo dicembre la capitale ucraina è stata bloccata da 500.000 manifestanti che chiedevano che il governo ritornasse sulle sue decisioni che gettano ancora una volta l’Ucraina nelle braccia di Mosca. La manifestazione è degenerata in scontri, soprattutto dopo i violentissimi attacchi della polizia ai manifestanti filo-europei che poi hanno occupato il Comune di Kiev. Va anche detto che tra le fila dei manifestanti non mancavano numerosi provocatori  equipaggiati come black bloc ed altri a volto coperto che esibivano simboli fascisti e neo-nazisti, cosa abbastanza strana per chi chiede di aderire all’Unione europea che è una delle bestie nere del radicalismo anarcoide e del neo-fascismo “comunitario”.

La protesta ha già superato i confini e rischia di tracimare nel territorio del più fedele alleato di Mosca, la Bielorussia, caposaldo di quell’Unione doganale alla quale dovrebbe aderire anche Kiev.  Il capo del Partito civile unito bielorusso, Anatoli Lebedko, ha confermato a Ria Novosti che l’opposizione bielorussa e quella ucraina si sono accordate  per cooperare. Lebedko e il presidente del Fronte popolare bielorusso, Alexei Ianukevitch, hanno incontrato  Iatseniuk e Klitschko, che è un campione mondiale di boxe, ed hanno capito che i punti in comune sono molti e che la scelta filo-Ue potrebbe mettere in difficoltà sia la dittatura bielorussa che il regime ucraino.

La cosa evidentemente preoccupa Mosca ed anche il presidente ucraino Viktor Ianukovic ha preso le distanze dalle violenze poliziesche, dicendosi indignato per quanto accaduto, ma ha anche detto che «Da qualche giorno avevo dato il mio sostegno alle azioni civili non violente. Cloro che non hanno rispettato né la Costituzione né i propositi del Presidente, provocando i conflitti in piazza con le loro decisioni ed i loro atti saranno sanzionati», poi ha detto di esigere una  inchiesta di somma urgenza da parte della Procura generale.

Ma Ianukovic ha anche fatto capire ai politici europei, a cominciare da Angela Merkel, chje stanno premendo sull’Ucraina, che è presto per proseguire il dialogo per l’associazione con l’Ue, ma ha aggiunto che «Il summit di Vilnius ha dimostrato che abbiamo con i nostri omologhi europei una visione comune dei problemi e la volontà di lavorare per superarli».

M l’occidente sembra voler nuovamente cavalcare l’onda “arancione” e gli ambasciatori dell’Ue e degli Usa hanno chiesto al governo di Kiev di prevenire l’escalation della violenza.

Radoslaw Sikroski, il ministro degli esteri della Polonia, un Paese che ha una forte influenza sulle popolazioni cattoliche ed uniate che vivono nell’Ucraina occidentale, ha scritto su   Twitter che non riesce ad immaginare come, con l’Ucraina in rivolta, possa tenersi il meeting dei ministri degli esteri dei Paesi Ocse previsto per il 5 e il 6 dicembre.

Per dare un altro segnale più che forte, il presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha annullato la sua visita a Kiev che doveva iniziare proprio oggi.

L’impressione è che la partita ucraina sia ancora tutta da giocare e che i russi temano il contagio di una nuova rivoluzione arancione alla Bielorussia, mentre gli europei sono preoccupati che, dato la debolezza della frammentata opposizione ucraina, quella rivoluzione possa finire nel malgoverno e nella corruzione come quella che ha riconsegnato l’Ucraina nelle mani del Partito delle Regioni filo-russo e dei d suoi alleati nostalgici dell’Urss.