Vale più la vita di un bambino siriano o di uno yemenita? Macron sotto accusa dopo il blitz in Siria (VIDEO)

La Francia attacca Assad per difendere i bambini siriani ma vende all’Arabia Saudita le armi per bombardare i bambini yemeniti

[17 aprile 2018]

L’attacco  con missili e aerei alla Siria lanciato da Usa, Francia e Gran Bretagna  ha riacceso in Francia la polemica apertasi in seguito alla visita a Parigi, dall’ 8 al 10 aprile, del principe ereditario dell’Arabia Saudita, il potentissimo Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd. Fédération Internationale des Ligues des Droits de l’Homme (Fidh), Observatoire des Armements (Obsarm) Ligue des Droits de l’Homme (Ldh) e Sisters Arab for Human Rights hanno rilanciato il loro rapportoVentes d’armes françaises : “indices de présence” au Yémen et nécessaire refonte des mécanismes de contrôle des exportations”, che avevano pubblicato il 9 aprile,che rivela gli “indici di presenza” del materiale militare francese utilizzato nello Yemen dalla Coalizione militare arabo-sunnita a guida saudita e sottolinea «Le incoerenze del sistema francese di vendita di armi«, spuegando che «Quest’ultimo privilegia l’opacità e la ristrettezza morale dell’esecutivo, a detrimento di un reale controllo democratico».

Proprio mentre bin Salmān si scambiava abbracci con il presidente francese Emmanuel Macron, Fidh, Obsarm, Ldh e e Sisters Arab  chiedevano che «Sia istituita senza indugio la Commissione di inchiesta parlamentare richiesta il 6 aprile da dei deputati francesi sulle forniture di armi alla coalizione guidata dall’Arabia saudita e sospettata di crimini di guerra nello Yemen».

Tre anni dopo l’inizio dell’intervento della Coalizione a guida saudita, l’Onu considera qualla nello Yemen la peggiore crisi umanitaria nel mondo, mentre il Paese è sottoposto a un blocco economico devastante e illegale e più di 22 milioni di yemeniti, in gran parte bambini, donne e anziani, avrebbero bisogno di un aiuto umanitario urgente e 8.4 millioni di persone soffrono la fame. Mentre ci disperiamo giustamente per i bambini siriani intossicati dal cloro, nello Yemen bombardato con armi occidentali ogni giorno muoiono per cause che potrebbero essere evitate 130 bambini sotto i 5 anni di età.

Dal 2015, ci sono stati più di 16.000 attacchi da parte della Coalizione arabo-sunnita appoggiata dall’Occidente che hanno regolarmente distrutto – proprio come è accusato di fare il regime di Assad in Siria – infrastrutture civili come gli ospedali, il che potrebbe essere considerato un crimine di guerra. Secondo l’ Armed Conflict Location & Event Data (ACLED) Project, solo negli ultimi 15 mesi i combattimenti nel dimenticato Yemen avrebbero fatto oltre 22.000 morti, tra loro molti bambini.

Il rapporto delle 4 organizzazioni prende di mira sia la massiccia fornitura di armamenti all’Arabia saudita e agli Emirati arabi uniti (Eau) òprima e durante la guerra yemenita; l’adattamento di una parte del materiale fornito alla realtà sul terreno nello Yemen (in particolare in base al contratto Donas); gli indici di presenza del materiale militare francese nello Yemen.

Il 7 aprile era stato il prestigioso Le Monde a scrivere che «Delle armi e delle attrezzature militari francesi sembrano molto utilizzate nello Yemen» e il rapporto conferma: «Dei cannoni Caesar venduti durante il conflitto da Nexter e che sarebbero stati utilizzati nel dicembre 2015 per colpire lo Yemen dalla città saudita di Najran. Dei carri armati Leclerc venduti negli anni ‘80 e ‘90 agli Eau e che sarebbero stati utilizzati durante la battaglia di Aden nel 2015. Dei droni di sorveglianza SDTI e mini droni Airbus DRAC. Degli elicotteri Airbus Cougar dédicati al trasporto di truppe. Dei blindati 4×4 forniti nel 2016 e probabilmente utilizzati nel 2018. Delle fregate francesi utilizzate ( e a volte attaccate) al largo dello Yemen nel quadro del blocco imposto dalla Coalizione e illegale secondo il diritto internazionale».

Si tratta di “indici di presenza” ottenuti consultando rapporti ufficiali, il database dell’Ispri, la stampa specializzata sui temi della difesa, fonti dei servizi segreti militari e testimonianze confidenziali. Le 4 associazioni sottolineano: «Anche se questi indici non costituiscono delle prove, gettano dei gravi sospetti sulla presenza e l’utilizzo massiccio di materiale militare francese nello Yemen e vengono ad aggiungersi alle recenti rivelazioni di Amnesty International e dell’ACAT» (Action des chrétiens pour l’abolition de la torture).

Il 6 aprile una quindicina di parlamentari francesi guidati da Sébastien Nadot di La République En Marche, il partito del presidente Macron,  hanno presentato all’Assemblée Nationale la richiesta di apertura di una commissione di inchiesta sul “Rispetto degli impegni internazionali della Francia riguardo alle autorizzazioni di esportazioni di armi nello Yemen” e ora le associazioni dicono che questa Commissione va istituita urgentemente per  «fare luce sulla vendita e l’utilizzo di materiale militare francese alla Coalizione saudita». La commissione sarebbe in grado di accedere ai contratti per gli armamenti e a informazioni coperte dal Secret Défense.

Il rapporto evidenzia anche «I limiti dell’attuale sistema di valutazione delle licenze di esportazione  che si basa interamente sull’auto-regolamentazione dell’esecutivo e che si è rivelato lacunoso e opaco,perché, essendo votato sia alla promozione che al controllo delle vendite di armi, il governo sembra incapace di esercitare con discernimento la sua seconda missione».

In Francia la decisione di esportare armi spetta al primo ministro che si avvale di una commissione presieduta dal segretario generale della difesa e della sicurezza nazionale e che è composta dai ministri degli esteri, della difesa e dell’economia. Secondo il rapporto, «Per essere controllato meglio, è imperativo che questa funzione essenziale sia maggiormente condivisa col Parlamento, sull’esempio di quel che si pratica in altri Paesi europei come la Germania o l’Olanda. Le nostre organizzazioni propongono l’istituzione di una commissione permanente di controllo delle vendite di armi incaricata di controllare le decisioni di esportazione».

Gli obblighi giuridici internazionali e gli impegni europei presi dalla francia vieterebbero al governo di Parigi la vendita, il trasferimento e la fornitura di armi che possano contribuire alla perpetrazione di violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Per le ONG «E’ essenziale che le autorità francesi intraprendano delle riforme strutturali per evitare che l’esportazione di materiale militare possa renderle complici di crimini di guerra».