Viaggi Disperati: cala il numero di rifugiati e migranti che arrivano in Europa, ma i pericoli aumentano

Rapporto Onu: orrore in Libia, centinaia di omicidi, torture e migliaia di rifugiati e migranti detenuti illegalmente

[12 aprile 2018]

Il rapportoDesperate Journeys – January 2017 to March 2018” pubblicato pubblicato dall’United Nations High Commissioner for Refugees (Unhcr) illustra il cambiamento dei modelli dei flussi migratori verso l’Europa ed evidenzia che «Nonostante sia diminuito il numero di rifugiati e migranti che lo scorso anno sono entrati in Europa, i pericoli che molti affrontano durante il viaggio sono in alcuni casi aumentati».

L’Unhcr conferma che «Gli arrivi via mare in ​​Italia, provenienti principalmente dalla Libia, siano drasticamente diminuiti dal luglio 2017. Questa tendenza è continuata nei primi tre mesi del 2018, con un calo del 74% rispetto allo scorso anno». Ma il rapporto avverte: «Il viaggio verso l’Italia si è dimostrato sempre più pericoloso: nei primi tre mesi del 2018 il tasso di mortalità tra coloro che partono dalla Libia è salito a 1 decesso ogni 14 persone, rispetto a 1 decesso ogni 29 persone nello stesso periodo del 2017. Negli ultimi mesi si è inoltre registrato un deterioramento molto preoccupante della salute dei nuovi arrivati ​​dalla Libia: un numero crescente di persone infatti sbarca in precarie condizioni di salute, mostrando segni di estrema debolezza e magrezza».

Se il numero complessivo di traversate del Mediterraneo è rimasto molto al di sotto dei livelli del 2016, il rapporto dell’Unhcr rileva «Un aumento degli arrivi in ​​Spagna e in Grecia nell’ultima parte del 2017. Lo scorso anno, la Spagna ha registrato un aumento del 101% rispetto al 2016, con 28.000 nuovi arrivi. I primi mesi del 2018 mostrano una tendenza simile, con un incremento degli arrivi del 13% rispetto allo scorso anno. A detenere il primato dei flussi migratori sono marocchini e algerini, ma i siriani rimangono il gruppo più numeroso che attraversa le frontiere terrestri della Spagna».

Invece diminuiscono rispetto al 2016 gli arrivi via mare in Grecia. ma il rapporto fa notare che «Tuttavia si è registrato un aumento del 33% tra maggio e dicembre di quest’anno con 24.600 arrivi rispetto ai 18.300 nello stesso periodo del 2016. La maggior parte proveniva da Siria, Iraq e Afghanistan, compreso un elevato numero di famiglie con bambini. I richiedenti asilo sbarcati in Grecia hanno affrontato lunghi periodi di permanenza sulle isole greche in condizioni drammatiche e di sovraffollamento».

A causa delle maggiori restrizioni imposte dall’Ungheria, molti rifugiati e migranti ricorrono a rotte alternative per spostarsi all’interno dell’Europa. «Ad esempio – dice l’Unhcr – alcuni entrano in Romania dalla Serbia, mentre altri partono dalla Grecia e attraversano l’Albania, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina per arrivare in Croazia».

Pascale Moreau, direttrice dell’ufficio per l’Europa dell’Unhcr, spiega che «Per rifugiati e migranti viaggiare verso l’Europa e al suo interno continua a essere molto pericoloso Si stima che oltre 3.100 persone abbiano perso la vita in mare l’anno scorso lungo le rotte verso l’Europa, rispetto alle 5.100 del 2016. Altre 501 persone sono morte o risultano disperse dall’inizio del 2018. Oltre ai decessi in mare, nel 2017 ci sono state almeno altre 75 persone lungo le rotte terrestri che hanno perso la vita alle frontiere esterne dell’Europa o durante il viaggio in Europa, insieme a continue e preoccupanti segnalazioni di respingimenti. L’accesso al territorio e a procedure di asilo rapide, eque ed efficienti per chi cerca protezione internazionale sono fondamentali. Gestire le frontiere e garantire protezione ai rifugiati in conformità agli obblighi internazionali degli Stati non si escludono a vicenda né sono incompatibili». Il rapporto fornisce anche raccomandazioni supplementari riguardo alla necessità di rafforzare la solidarietà tra gli Stati in Europa e con i Paesi di primo asilo e di transito, per migliorare la qualità dell’accoglienza, specialmente nel caso di minori non accompagnati e separati e persone sopravvissute a violenza sessuale e di genere, e per garantire una migliore protezione dei bambini.

Invece quelle che emergono sono storie di abusi e le estorsioni subite da rifugiati e migranti per mano di trafficanti, contrabbandieri o gruppi armati lungo varie rotte verso l’Europa. L’Unhcr denuncia che «Le donne, soprattutto quelle che viaggiano da sole, e i minori non accompagnati rimangono particolarmente esposti al rischio di violenza sessuale e di genere lungo le rotte verso l’Europa e in alcune località all’interno dell’Europa». Nel 2017 in Europa sono entrati più di 17.000 minori non accompagnati e la maggior parte è arrivata via mare in Italia, «dove il 13% di tutti gli arrivi è costituito da bambini che viaggiano da soli».

Tuttavia, il Il rapporto dell’Unhcr mostra anche alcuni progressi positivi nel numero di persone reinsediate in Europa nel 2017, con un aumento del 54% dal 2016 ee evidenzia che «La maggior parte di questi 26.400 rifugiati erano di nazionalità siriana (84%) e sono stati reinsediati dalla Turchia, dal Libano e dalla Giordania. Tra i Paesi europei, il Regno Unito, la Svezia e la Germania hanno accolto il maggior numero di rifugiati attraverso il programma del re-insediamento. Un altro sviluppo positivo si è registrato alla fine dello scorso anno, quando l’Unhcr ha iniziato a favorire l’evacuazione dei rifugiati vulnerabili dalla Libia al Niger e dalla Libia verso l’Italia.

La Moreau conclude: «Le operazioni di evacuazione dalla Libia e le maggiori opportunità di reinsediamento che abbiamo visto l’anno scorso sono ottime notizie. Restano ancora seri ostacoli che limitano l’accesso a percorsi sicuri e legali, incluso il ricongiungimento familiare, per le persone bisognose di protezione internazionale e chiediamo pertanto più solidarietà».

Ma proprio sulla Libia l’High Commissioner for Human Rights (Ohcr) e l’United Nations support mission in Libya (Unsimil) hanno appena presentato il rapporto congiuntoAbuse Behind Bars: Arbitrary and unlawful detention in Libya” che denuncia l’orrore di quel che sta accadendo nella nostra ex colonia che ha stretto con il governo italiano un patto per non far passare i migranti: «Migliaia di uomini, donne e bambini sono detenuti in Libia in seguito ad arresti arbitrari prolungati da parte delle milizie libiche, alcune delle quali affiliate alle autorità».

L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha detto che «L’orrore e l’arbitrarietà di queste detenzioni colpiscono sia le vittime che le famiglie. Le violazioni e gli abusi devono cessare e i responsabili di tali crimini devono essere ritenuti colpevoli e consegnati alla giustizia».

Il rapporto rivela quel che l’attuale governo italiano e i partiti che vorrebbero fare il prossimo si ostinano a nascondere o a non vedere: «Durante queste detenzioni illegali, i detenuti sono sottoposti a tortura e ad altri tipi di abusi«, Secondo l’Onu, «Uomini, donne e bambini sono stati riuniti sulla base di supposti legami tribali o familiari e affiliazioni politiche e sono imprigionati con poca o nulla ricorso alle vie giudiziarie o difesa, mengtre i gruppi armati agiscono in assoluta impunità».

Anche per L’Onu è  difficile avere delle cifre esatte a causa dell’assenza di statistiche ufficiali dei ministeri dell’interno e della difesa libici, mentre i dati che vengono dai centri di detenzione sono inaffidabili perché forniti dai gruppi armati che li amministrano e che gestiscono anche i traffici di esseri umani. Tuttavia, l’Onu stima che nell’ottobre 2017 nelle terribili prigioni ufficiali libiche ci fossero circa 6.500 persone detenute dalla polizia giudiziaria che fa capo al ministero della giustizia di Tripoli, tra le quali c’è anche il centro di detenzione della base aerea di Mitiga a Tripoli che ospita circa 2.600 uomini, donne e bambini, alla maggior parte dei quali viene negato l’accesso all’autorità giudiziaria. Altre 1.800 persone circa sarebbero detenute nella prigione di Kuweifiya, il più grande centro di detenzione nella Libia orientale, in mano all’atro governo “ribelle”.

Il rapporto Ohcr e Unsimil denuncia anche diverse morti di migranti detenuti: «I corpi di centinaia di persone detenute da dei gruppi armati sono stati scoperti nelle strade, negli ospedali e nelle discariche, la maggioranza aveva segni di tortura e ferite da proiettili». Secondo l’Onu, «Dalla ripresa delle ostilità nel 2014, dei gruppi armati di tutti gli schieramenti hanno catturato presunti oppositori, critici, attivisti, operatori sanitari, giornalisti e politici. Anche la presa di ostaggi per degli scambi di prigionieri o per un riscatto è frequente. Le persone detenute arbitrariamente o illegalmente comprendono anche delle persone detenute nel quadro del conflitto armato del 2011, [quello che grazie all’intervento armato di occidentali e monarchie del Golfo depose e uccise Muammar Gheddafi, ndr]. Numerosi tra loro sono senza accuse, né giudizio o condanne da più di 6 anni. Questo abuso nuocerà a ogni sforzo di consolidamento della pace e di riconciliazione».

Il rapporto Onu individua il nocciolo (locale) della infinita e sanguinosa crisi libica post-Gheddafi: «Invece  di  reprimere i gruppi armati e di integrare i loro membri nelle strutture di comando e controllo dello Stato, i governi libici che si sono succeduti si rivolgono sempre più a loro come forze dell’ordine, in particolare per arresti e detenzioni». Il rapporto «Deplora il pagamento degli stipendi di questi miliziani e la fornitura di equipaggiamenti e uniformi» che avviene – aggiungiamo noi – anche con i finanziamenti italiani per fermare i migranti. «Di conseguenza – sottolinea l’Onu – i gruppi armati non sono più controllati e sono rimasti liberi da un’efficace controllo governativo».

E’ chiaro che il governo di Tripoli imposto dagli occidentali e sostenuto dall’Italia conta poco più di nulla, tanto che il rapporto denuncia: «Prima di tutto, gli attori statali e non statali che controllano effettivamente il territorio ed esercitano delle funzioni di tipo governativo devono liberare le persone detenute arbitrariamente o private illegalmente della libertà. Anche tutti coloro che sono legalmente detenuti devono essere trasferiti in delle prigioni ufficiali sotto il controllo effettivo ed esclusivo dello Stato», Il problema è che lo Stato in Libia è un fantasma sballottato tra le milizie armate e le pressioni internazionali. Nonostante questo, il rapporto Onu chiede alle autorità libiche di «condannare pubblicamente e senza equivoci la tortura, i maltrattamenti e le esecuzioni sommarie delle persone detenute e di garantire la responsabilità di questi crimini».

La conclusione sembra più rivolta alle potenze straniere che con i loro interventi hanno causato e foraggiano il caos libico che alle milizie e al governo di Tripoli che sono uscite dal vaso di Pandora aperto dall’intervento Nato: «Non agire infliggerà sofferenze supplementari non solo a migliaia di detenuti e alle loro famiglie ma provocherà anche nuove perdite di vite umane. Questo nuocerà anche a tutti gli sforzi di stabilizzazione, di consolidamento della pace e di riconciliazione».