Zimbabwe: è finito l’eterno regime di Mugabe. Ma c’è poco da festeggiare

L’esercito ha arrestato Mugabe e sua moglie Grace e ha scelto la vecchia guardia Zanu PF

[16 novembre 2017]

Il colpo di stato negato è riuscito: nella notte tra il 14 e il 15 novembre l’esercito dello Zimbabwew ha preso il controllo del Parlamento di Harare e della televisione e ieri ha messo agli arresti domiciliari il 93enne Presidente Robert Mugabe, l’eterno despota che ha governato con pugno di ferro lo Zimbabwe fin dall’indipendenza insieme alla sua cricca di cleptomani.

Eppure ad Harare e nel Paese nessuno conferma, la fine dell’era Mugabe sembra essere una questione interna di un regime nel quale i militari sono stati il principale pilastro di un regime nato con ideali marxisti e finito nella rapina familistica, Nella capitale la popolazione sembra non occuparsi del golpe: nonostante la visibile e massiccia presenza di militari, blindati e mitragliatrici piazzati di fronte a tutti gli edifici pubblici,  tutto procede come prima, bar, ristoranti e banche sono aperti. L’atmosfera sembra tesa solo nell’area intorno alla residenza presidenziale, dove è detenuto Mugabe. SE i militari sono ovenque, dalle strade di Harare sembra scomparsa la polizia.

Radio France International riferisce quel che ha detto in un ristorante una delle poche persone disposte a parlare:«Viva Zimbabwe! Voglio solo dire alla gente: tutto questo è finito, è finito ! E’ così! Basta Mugabe,basta de Grace!Basta con questo marciume che abbiamo sopportato per 37 anni. Ci hanno fatto del male». E un altro cliente aggiunge: «Oggi è il primo giorno della nostra indipendenza».

Ma non c’è l’esplosione di gioia per la fine di un regime opprimente reso ancora più duro dal declino senile di Mugabe, ormai chiaramente nelle mani della sua bella e giovane moglie e del suo famelico gruppo che si era appropriato del partito al potere: lo Zanu PF. Gli zimbabweani sembrano in attesa di capire cosa succederà davvero e che comanda nel loro magnifico e sfortunato Paese.

Mugabe è considerato ancora da molti africani un eroe della lotta anticoloniale e contro l’apartheid, mentre altri lo considerano un despota che ha messo in piedi un regime di quasi-hapartheid nero e ha rovinato economicamente uno dei Paesi teoricamente più ricchi di risorse dell’Africa.  Poi c’è il problema di quale sarà il destino di sua moglie Grace, il vero e dichiarato obiettivo dei golpisti.

Anche la reazione internazionale è prudente e, nonostante l’evidenza e i fatti, i più evitano di parlare di colpo di Stato. Il primo ministro dell’ex potenza coloniale,la britannica Theresa May, ha detto in Parlamento: «Osserviamo gli sviluppi in corso molto attivamente, La situazione è ancora molto movimentata», poi ha invitato tutte le parti interessate alla calma, così come ha fatto il suo ministro degli esteri, Boris Johnson, che ha aggiunto: «Non sappiamo come si evolverà la situazione nei giorni a venire, né se questo segni la caduta di Mugabe o no». Tra Gran Bretagna e Zimbabwe – che era stato espulso dal Commonwealth nel 2003 –  i rapporti erano molto tesi e Johnson non nasconde le sue simpatie per i golpisti: «Gli avvenimenti in corso nello Zimbabwe possono costituire un motivo di speranza per la popolazione» ma ha anche messo in guardia su una «Transizione che vedrebbe un tiranno non eletto rimpiazzato da un altro. Tutto quel che il Regno Unito ha sempre voluto, è che gli zimbabweani possano decidere il loro futuro con delle elezioni libere e giuste».

Sulla situazione nello Zimbabwe Johnson si è sentito per telefono con  Cyril Ramaphosa il vicepresidente del Sudafrica, principale alleato dello Zimbabwe, e  proprio il presidente sudafricano Jacob Zuma – amico personale di Mugabe – si è detto molto preoccupato, ha inviato due suoi ministri ad Harare a nome della Southern African Development Community (Sadc) per incontrare i vecchi leader indipendentisti dello Zanu PF e i capi dell’esercito de ha convocato per oggi pomeriggio un summit  di emergenza dei Paesi Sadc a  Gaborone, la capitale del Botswana. Intanto Zuma ha invitato i suoi amici dello Zanu PF a risolvere in maniera amichevole i contrasti tra loro e con l’esercito,

Il presidente di turno dell’Unione Africana, il guineano Alpha Condé – anche lui alle prese con una forte contestazione interna – ha denunciato che quel che è avvenuto nello Zimbabwe «Appare come un colpo di Stato» e ha detto che l’UA «Esifge immediatamente il ristabilimento dell’ordine costituzionale». Un ordine che Mugabe e lo Zanu PF avevano calpestato più volte senza sollevare tante proteste in Africa.

Diversi commentatori dicono che il golpe potrebbe essere stato ispirato dalla Cina, grande alleato di Mugabe ma che si sarebbe stancata delle troppe pretese del suo clan, ma l’agenzia ufficiale cinese Xinhua pubblica con grande rilievo la condanna del golpe da parte dell’Unione africana.

Prudente il dipartimento di Stato Usa: «Il governo americano è preoccupato per i recenti atti delle Forze militari dello Zimbabwe. Gli Usa non prendono parte nelle questioni di politica interna zimbabweana ma, come regola generale, non approvano l’intervento di militari nei processi politici. Chiediamo ai leader zimbabweani di dar prova di calma, di rispettare lo Stato di diritto e i diritti  di tutti i cittadini protetti dalla Costituzione  e di risolvere rapidamente i contrasti per permettere un ritorno rapido alla normalità».

Anche il segretario generale dell’Onu  António Guterres ha chiesto agli zimbabweani di stare calmi e di evitare ogni violenza  eha sottolineato che «Preservare i diritti fondamentali, tra i quali la libertà di espressione e di riunione, e di vitale importanza. Le differenze politiche devono essere risolte inn maniera pacifica e attraverso il dialogo, in accordo con la Costituzione del Paese».

L’Unione europea si è detta preoccupata e, come l’Onu, spera nel dialogo e in una risoluzione pacifica di un golpe che nessuno nomina.

Quel che è certo è che il golpe c’è stato è che l’esercito si è schierato con la vecchia guardia dello Zanu PF, rappresentata  dall’ex vice-presidente  Emmerson Mnangagwa, destituito da Robert Mugabe il 6 novembre ,e contro  “Genaration 40” (G40) la fazione capeggiata da Grace Mubage che puntava a prendere il potere e che aveva saldamente in mano il vecchissimo dittatore.

Grace, pur non avendo nessun ruolo politico ufficiale, dopo essersi fatta eleggere presidente della Zanu-PF Women’s League, aveva moltiplicato le sue partecipazioni alle riunioni politiche e non nascondeva di voler succedere al marito, ormai completamente circondato da uomini della sua fazione messi nei punti strategici del potere. Per i militari è inammissibile che Grace Mugabe abbia tentato di prendere il potere, non solo perché non ha alcuna legittimità politica ma anche perché è nata in Sudafrica, non nello Zimbabwe e perché prima di sposarlo era semplicemente la segretaria di Robert Mugabe. I golpisti hanno arrestato molti dei più alti esponenti del G40, a partire dal ministro delle finanze Ignatius Chombo e dal leader dei giovani dello  Zanu-Pf, Kudzai Chipanga. E non si sa niente di che fine abbia fatto Jonathan Moyo, considerato la mente del G40.

L’esercito ha scelto Mnangagwa, vicinissimo al capo delle forze armate  Constantine Chiwenga, ma anche storico alleato di Robert Mugabe fin dalla lotta per l’indipendenza e poi ministro degli interni, della sicurezza e della giustizia e che quindi è responsabile quanto Mugabe della crisi economica e della repressione che hanno messo in ginocchio lo Zimbabwe. Sarà per questo che gli zimbabweani pensano che ci sia poco da festeggiare per il golpe “che non c’è” e per l’arresto di Robert Mugabe e della sua ambiziosa moglie?