Con Geoscopio i big data del territorio toscano diventano disponibili sul web

[16 ottobre 2014]

La conoscenza approfondita del territorio, lo dimostrano con ferocia le alluvioni che negli ultimi giorni non hanno risparmiato la Toscana, sono un elemento indispensabile (ma non sufficiente) per saper gestire sia le emergenze che il normale e quieto sviluppo della Regione. In questa direzione è stato compiuto un passo in più con Geoscopio, il nuovo portale webgis dedicato al DataBase Geologico regionale, punto di arrivo di un lungo percorso di rivisitazione di tutto il patrimonio cartografico geologico prodotto dalla Regione negli anni passati per giungere alla formazione di un continuum territoriale, realizzato in collaborazione dell’università di Siena.

La Regione Toscana – comunicano dall’amministrazione – sta investendo molto in una serie di progetti finalizzati alla sistematizzazione e aggiornamento di banche dati geologiche, pedologiche, del sottosuolo e delle falde acquifere, con l’obiettivo di condividerle con le altre amministrazioni e con il cittadino, per supportare i fabbisogni conoscitivi di chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica e di chi vuole conoscere il territorio e l’ambiente in cui vive ed opera.

Nei decenni passati la Regione ha realizzato, con la collaborazione delle Università toscane e del CNR, la sua carta geologica in scala 10:000. Questa cartografia, nell’ambito di un progetto di ricerca della Regione, è stata rielaborata ottenendo una copertura territoriale completa che è stata subito condivisa come OpenGeoData, e che è disponibile e liberamente scaricabile sul nuovo sito OpenToscana.

Il DataBase Geologico regionale, alla cui implementazione hanno contribuito l’Università di Siena, il Consorzio Lamma, il CNR-IGG di Pisa e l’Autorità di Bacino del Fiume Arno, verrà rilasciato, analogamente a quanto fatto per il DataBase Topografico in scala 1:2.000, sotto forma di un archivio compresso contenente i dati, le vestizioni, la documentazione ed un progetto Qgis che metta insieme il tutto e consenta di utilizzare al meglio l’enorme mole di dati disponibili.

«Il lavoro di rielaborazione dei dati è stato particolarmente impegnativo – afferma Maurizio Trevisani, dirigente del SITA – soprattutto per quanto riguarda aggiornamento, verifica e validazione dei dati relativi alle frane».

Tale attività è stata condotta recependo tutti i più recenti contributi conoscitivi prodotti dal progetto Diana, coordinato dai professori Casagli e Catani dell’università di Firenze, che hanno elaborato i dati interferometrici resi disponibili dal Ministero dell’Ambiente. I dati relativi alle frane sono poi stati confrontati con quelli dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno e con quelli presenti nei diversi Piani Strutturali dei Comuni. Sono stati recepiti i contributi dei Geni Civili e dei settori regionali che curano la manutenzione delle infrastrutture viarie, a cui si aggiungono una serie di nuove perimetrazioni raccolte dal Consorzio Lamma, sia sulla base di attività di fotointerpretazione condotte dalla Università di Siena, che cura con il CNR-IGG il completamento delle banche dati geomorfologiche, che sulla base di fotointerpretazione curata dal Lamma stesso anche in base a segnalazioni fatte dai professionisti tramite le apposite schede. Segnalazioni che giungono sempre più numerose anche grazie all’accordo siglato tra la Regione e l’Ordine dei Geologi della Toscana nel 2012.