Gli anatroccoli dell’uccello più raro del mondo hanno bisogno di una nuova casa [FOTOGALLERY]

Il lago Matsaborimena è una trappola evolutiva: il 96% dei pulcini muore prima dell’involo

[28 agosto 2014]

Il moriglione del Madagascar  (Aythya innotata) era stato considerato estinto già negli anni ’60, ma nel 2006 venne scoperta una piccola popolazione di 13 esemplari che vivevano ancora in una zona umida del Madagascar nord-orientale, in un complesso di piccoli laghi vicino a Bemanevika. Attualmente, in natura restano solo 25 esemplari di Aythya innotata.

Nel primo studio mai realizzato sul più raro uccello del mondo del mondo, “The status and ecology of the last wild population of Madagascar Pochard Aythya innotata, pubblicato su Bird Conservation International, un team di ricerca britannico-malgascio sottolinea che «si conoscono poche informazioni su questa anatra tuffatrice, dato che sono stati fatti pochi studi prima del suo declino e fino alla sua sparizione. La sua  riscoperta ha potuto dare l’opportunità di studiare questa specie allo stato selvatico e di valutare la vitalità di questa ultima popolazione».

Il team costituito da ricercatori di Wildfowl & Wetlands Trust (Wwt),  The Peregrine Fund e  Durrell Wildlife Conservation Trust, spiega che quella sopravvissuta in Madagascar «E’ una popolazione molto piccola, intorno a 25 individui, che presenta delle fluttuazioni ed utilizza principalmente due piccoli laghi vulcanici nell’estremo nord del Madagascar. La nidificazione ha luogo solamente in uno di questi laghi, il Matsaborimena». Il team delle tre Ong per imparare il più possibile sulla vita degli uccelli superstiti  ha costruito piattaforme galleggianti  per raccogliere feci e piume,  mappato sott’acqua le zone umide con sonar  e raccolto sedimenti, registrando meticolosamente il comportamento dei moriglioni.

E’ qui che sorgono i problemi: «Il successo di nidificazione (76% nel 2007–2008) e di schiusa (89% nel  2007–2008) sono molto elevate rispetto alle altre specie di Aythya, ma il successo di involo degli anatroccoli  (4% en 2011–2012) è estremamente basso». Infatti il picco della mortalità tra gli anatroccoli di moriglione del Madagascar è all’età di 14 – 21 giorni ed i ricercatori credono che «L’insufficienza alimentare sia la principale causa di mortalità degli anatroccoli. L’esame dei campioni di materiali fecali e l’analisi dell’isotopo stabile delle piume e dei potenziali prodotti alimentari, dimostrano che gli adulti sono completamente insettivori e che i tricotteri costituiscono apparentemente l’alimento preferito».

Gli studi sull’habitat dimostrano però che la densità di invertebrati nel Matsaborimena è bassa e che gli adulti di moriglione del Madagascar passano il 38% del tempo alla ricerca di cibo nelle zone poco profonde del lago. «Però il Matsaborimena presenta delle rive scoscese – evidenzia il team di ricerca – e non ha zone poco profonde che sarebbero appropriate per gli anatroccoli per immergersi e nutrirsi».  Infatti, le zone umide che si sono formate nei crateri vulcanici sono profonde e  con scarpate subacquee ripide e le indagini hanno dimostrato anche che nei sedimenti è disponibile poco cibo per le anatre. I ricercatori hanno scoperto che gli anatroccoli si alimentano in superficie fino a due settimane di vita, l’età alla quale generalmente le affini passano alle immersioni per cercare il cibo, e gli livelli elevati di mortalità sono stati osservati dopo questo periodo. L’unico pulcino morto che è stato recuperato aveva 4 settimane ed era  molto sottopeso ed i pochi anatroccoli sopravvissuti fino a 6 settimane erano molto sottosviluppati e non avevano ancora fatto interamente la muta del loro primo piumaggio.

La conclusione dei ricercatori è che gli uomini abbiano spinto i moriglioni del Madagascar in una specie di trappola dell’estinzione: «Questi laghi non sono un buon habitat riproduttivo per il moriglione. La persistenza dei moriglioni in questi laghi e la loro assenza negli altri siti è probabilmente dovuta all’assenza di degrado di origine antropica dell’habitat del quale sono stati oggetto numerosi altri ambienti umidi in Madagascar», che sono stati trasformati in risaie ed allevamenti di pesci.

Insomma, nel Matsaborimena il 96% degli anatroccoli  muoiono prima dell’involo e quindi l’ultima popolazione in natura di moriglioni del Madagascar non potrà mai espandersi senza un aiuto esterno.

Il capo del team di ricerca, Andrew Bamford del Wwt, evidenzia che «L’ultimo rifugio del moriglione del Madagascar è una delle ultime zone umide incontaminate del Paese, solo che non è adatto alle sue esigenze. Qualcosa di simile è accaduto nel Regno Unito, quando il nibbio reale di pianura venne confinato nell’upland Galles,  e nelle Hawaii, dove l’ultimo Nenes sopravvisse solo sui pianori più alti dei vulcani perché i predatori introdotti avevano occupato i loro habitat prativi favoriti».

Gli scienziati sono convinti che per far sopravvivere l’ Aythya innotata bisogna installarne un’altra popolazione vitale in una grande zona umida. Nel 2009 i partner del progetto hanno iniziato un programma di allevamento conservativo ed ora ci sono 54 moriglioni del Madagascar  in cattività e dicono: «Abbiamo trovato nelle vicinanze zone umide che hanno un potenziale, ma hanno bisogno di un ripristino, quindi stiamo chiedendo alla comunità locale se siamo in grado di lavorare con loro per migliorare le zone umide per il loro beneficio e quello dei moriglioni, allo stesso tempo».

Il malgascio Felix Razafindrajao, che ha condotto sul campo lo staff della Durrell e sta studiando il moriglione per la sua tesi di dottorato, conclude con una nota di speranza: «Sono così orgoglioso di essere stato coinvolto fin dall’inizio con la raccolta delle uova nell’ambiente naturale che ha gettato le basi per la popolazione in cattività. Ora, con una rete di sicurezza in atto, siamo stati in grado di concentrarci su questa ricerca che ci aiuta a capire perché il moriglione è così raro. Per me la ricompensa più grande è stata lavorare con le comunità locali e le autorità della regione di Sofia, che hanno rapidamente adottato il fotsimaso (il nostro nome per il moriglione) sia come emblema  per la regione che per la tutela dell’ambiente».