Gli oranghi mettono le mani a coppa davanti alla bocca per amplificare il suono

Serve ad avvertire i predatori ed a sembrare più grossi? E’ l’inizio dell'evoluzione del linguaggio?

[20 marzo 2015]

Lo studio “Acoustic models of orangutan hand-assisted alarm calls”, pubblicato sul  Journal of Experimental Biology da 4 m scienziati provenienti da Belgio, Gran Bretagna ed Olanda, ci avvicina ulteriormente ad uno dei nostri “parenti”: l’orango.

Il team guidato da  Bart de Boer,  dellArtificial Intelligence Laboratory della  Vrije Universiteit Brussel,  spiega che «Gli oranghi producono richiami di allarme/avvertimento chiamati kiss-squeaks, che a volte modificano mettendo una mano davanti alla bocca». Attraverso modelli teorici e evidenze osservative i ricercatori hsanno dimostrato che la mano posta davanti alla bocca quando la grande scimmia effettua il suo “bacio schioccante” altera l’acustica e rende il richiamo più forte. Proprio come fanno gli esseri umani.

Il suono diventa più forte grazie alla mano messa a coppa davanti alla bocca ed alle labbra dell’orango che vengono prolungate a cilindro proprio come facciamo noi quando dobbiamo schioccare un bacio. Lo studio sottolinea però che «L’utilizzo della propagazione dell’onda cilindrica nei richiami animali appare estremamente raro, ma è un modo efficace per prolungare il sistema acustico; provoca l’aumento del  numero di risonanze per kilohertz. Tale incremento è associato agli animali più grandi, e quindi utilizzare  la mano nella produzione di kiss-squeak  può essere efficace per esagerare la dimensione del produttore. L’utilizzo della mano sembra essere un comportamento appreso culturalmente e quindi gli oranghi possono essere in grado di associare l’effetto acustico dell’utilizzo della mano da una deterrenza potenzialmente più efficace per i predatori».

Quindi i baci che si sentono schioccare nelle ultime foreste pluviali di Sumatra e del Borneo non hanno niente di romantico e gli oranghi  lanciano i loro  kiss-squeaks  per avvertire che si stanno avvicinando pericoli come è gli esseri umani ed i loro predatori ed avvertire questi possibili pericoli che stanno per imbattersi in un grosso orango arrabbiato.  Quando nel 2009 i biologi Madaleine Hardus ed Adriano Lameira della Pongo Foundatione e Serge Wich dell’università di Amsterdam, hanno scoperto per la prima volta questo suono minaccioso, hanno anche notato che alcuni animali mettevano le mani attorno alla bocca, producendo un suono più profondo e quindi si sono chiesti se questi oranghi stessero cercando di sembrare più grandi  e più minacciosi di quel che erano in realtà. De Boer è venuto in loro aiuto realizzando due modelli matematici. uno per  capire il meccanismo di produzione del suono e l’altro per simularne la i frequenza  e si è reso conto che, incanalando il suono attraverso la cavità costruita con la mano la scimmia prolungava la struttura a tubo realizzata con  le labbra increspate e  abbassare il tono del suono. Ma questo non basta, perché il problema per sembrare più grossi è nella frequenza quindi de Boer  ha calcolato lo spettro di frequenza dei richiami/avvertimenti ed è rimasto molto colpito nel vedere che i toni più bassi venivano amplificati quando veniva utilizzata la mano come fosse una cassa di risonanza di uno strumento musicale.

Ma de Boer doveva  confrontare i suoi calcoli teorici con le registrazioni ottenute con il duro lavoro nelle foreste da Lameira ed  Hardus e sottolinea: «Il problema è che l’orango non se ne sta da solo seduto su un ramo per fornirci i suoi rumori. Ci sono cicale che cantano in sottofondo,  il fruscio delle foglie e tutti i tipi di cose orribili che succedono», ma, dopo aver “ripulito” la cacofonia dei rumori di fondo de Boer ha avuto un’altra sorpresa: le simulazioni collimavano più che bene con la realtà: le mani a coppa davanti alla bocca degli oranghi riescono ad amplificare i toni e rendono il suono più ampio.

Ed ora de Boer ed il suo team  sono entusiasti, perché questo potrebbe essere il primo indizio che un animale può imparare a  modificare il suono, che è uno strumento essenziale per l’acquisizione del linguaggio.  Secondo il  ricercatore belga, «Gli oranghi potrebbero essere consapevoli del fatto che possono influenzare i loro richiami e cambiare  la reazione del predatore e questa è una semplice forma di apprendimento, che è un primo passo molto importante nel linguaggio. I ricercatori stanno gradualmente mettendo insieme il puzzle di come si è sviluppato il linguaggio, ma c’è ancora molto da scoprire».

Commentando lo studio su BBC news, Wendy Erb, un’antropologa americana della Rutgers University, ha sottolineato che «Si pensa che i segnali gestuali delle scimmie non-umane siano i più probabili precursori del linguaggio perché sono più flessibili  ed  intenzionali dei suoni vocali». E l’utilizzo dei gesti nelle grandi scimmie è ben noto, tanto che recentemente uno studio dell’Università di St Andrews – del quale abbiamo scritto anche su greenreport.it – ha tradotto molti dei gesti utilizzati dagli scimpanzé selvatici per comunicare tra loro. La Erb ha evidenziato che «L’utilizzo da parte degli oranghi delle loro mani per cambiare un suono che fanno è un indizio ancora più intrigante in questa ricerca continua sui primi segni del linguaggio. Si pensa che gli oranghi siano unici nell’utilizzare un gesto che in realtà modifica un altro segnale acustico».

Scoprire se gli oranghi quando mettono le mani a coppa davanti alla bocca lo facciano volutamente per mentire sulla loro dimensione, forse per spaventare i predatori, richiederà molte ore di studio e osservazione nella foresta ma  de Boer è convinto che quello che ha scoperto il suo team sia «Un piccolo ma importante pezzo di quel puzzle. L’inizio è lì: l’evoluzione del linguaggio non è un mistero così irrisolvibile. E queste scimmie possono chiaramente fare di più di quanto pensassimo».