Laburisti, Verdi e ambientalisti: una vergogna a livello internazionale

Il governo conservatore dell’Australia abroga la carbon tax. Stava funzionando

[18 luglio 2014]

Dopo una settimana di duri scontri in parlamento, il governo di coalizione liberal-nazionalista australiano del premier Tony Abbott ha abolito il carbon price e l’Emissions trading scheme. prezzo del carbonio nascente del paese e sistema di scambio di emissioni. Un brutto segnale sia per i negoziati sul cambiamento climatico che per l’Europa, visto che l’Australia è il più grande emettitore pro-capite di gas serra e che ha giganteschi giacimenti di carbone e che ora resta senza un percorso che gli permetta di raggiungere il già prudenziale obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 5% entro il 2020.

A guidare per una settimana l’assalto al Senato federale alla carbon tax, approvata due anni fa da laburisti e Verdi, è stato il Palmer United Party (Pup) del magnate minerario Clive Palmer che aveva accusato Abbott di tentennare, alla fine  Pup e liberaldemocratici hanno abrogato la carbon tax e l’Ets australiano con 39 voti contro 32.

Abbott in realtà aveva fatto dell’abrogazione della carbon tax uno dei temi centrali della sua campagna elettorale eco-scettica e anti-energie rinnovabili ed ora dice che raggiungerà comunque il taglio del 5% delle emissioni per il quale l’Australia si e è impegnata a livello internazionale facendo affidamento su una politica di azione diretta. Abbott diceva che carbon price ed Emissions trading scheme sarebbero costati troppo all’economia privata australiana e così ora offre 2,5 miliardi dollari australiani in sovvenzioni pubbliche per i prossimi 4 anni alle imprese che ridurranno volontariamente le emissioni.

Abbott si è detto soddisfatto per la fine «Dell’inutile e distruttiva  tassa che ha danneggiato i posti di lavoro, che ha danneggiano il costo della vita delle famiglie e che non ha effettivamente aiutato l’ambiente» ed ha promesso che la sua coalizione di centro-destra «Non farà mai nulla che danneggi l’economia».

Secondo John Connor, amministratore del The Climate Institute  australiano, l’abrogazione della carbon tax «E’ un atto storico di irresponsabilità e incoscienza.  Con il voto del Senato, l’Australia precipita non solo in fondo al gruppo dei Paesi che agiscono per il clima, ma vede la responsabilità delle riduzioni delle emissioni passare dai grandi inquinatori al contribuente. Gli ultimi sette anni sono stati un triste storia sordida e di avidità, incompetenza e sfiga, che hanno ridotto le politiche australiane all’allarmismo, all’interesse ed al  pericoloso breve termine. Se qualcosa può confortarci è che ora in Australia abbiamo due anni di esperienza di leggi sul carbonio che hanno funzionato nel ridurre l’inquinamento in un’economia in crescita».

Anche recenti ricerche del Centre for Climate Economics & Policy dell’Australian National University  hanno confermato che il carbon price faceva bene il suo lavoro principale: tagliare le emissioni dell’industria energetica e Frank Jotzo, direttore del Centre for Climate Economics & Policy aggiunge: «Oltre a contribuire a ridurre la domanda di energia da parte delle famiglie e dell’industria, il carbon price ha avuto anche un forte effetto sui costi relativi di gestione diversi tipi di centrali elettriche, rendendo gli impianti altamente inquinanti più costosi più puliti ed economici». Durante il primo anno del carbon price le emissioni australiuane siono calate dello 0,8%, il più grande in 24 anni e nei due anni di carbon tax le emissioni dalle centrali elettriche  nella costa orientale sono diminuite dell’11%.

Connor ribadiosce che «Abrogando le leggi che mettevano un prezzo ed un limite all’inquinamento da carbonio, Australia è diventata il primo Paese al mondo a smantellare un mercato del carbonio funzionamente ed efficace, facendo  un monumentale e avventato salto indietro anche rispetto agli altri grandi Paesi stanno intensificando l’azione per il clima».

Gli Australian Greens  non hanno dubbi: «Tony Abbott e Clive Palmer hanno abbattuto il nostro carbon price. Sono dalla parte sbagliata della storia. L’abrogazione  del nostro efficiente ed efficace carbon price va contro il parere dei maggiori scienziati del clima ed economisti a livello mondiale. La prossima tappa nella nostra lotta per un futuro sicuro inizia ora. Tony Abbott e Clive Palmer si sono ancora una volta schierati con i poteri forti  ed hanno fatto in modi che sia sicuro che sarà il resto di noi a pagare, ora e in futuro. La nostra comunità sostiene una forte azione sul cambiamento climatico. La campagna per ripristinare un prezzo all’inquinamento,  e per assicurarsi che Tony Abbott sia un Primo ministro a  termine, inizia ora».

Secondo il leader dell’opposizione laburista,  Bill Shorten, «Abbott è vandalo ambientale. Oggi, Tony Abbott ha reso l’Australia il primo Paese al mondo a invertire l’azione sul cambiamento climatico. La storia giudicherà Tony Abbott molto duramente per essersi rifiutato di credere in un’azione vera sul cambiamento climatico. Tony Abbott è un sonnambulo che porta l’Australia verso un disastro ambientale ed economico».

Le associazioni ambientaliste australiane definiscono l’abrogazione della carbon tax «Una vergogna a livello internazionale e infatti l’Unione europea ha espresso tutto il suo rincrescimento per la decisione del governo conservatore australiano di abolire l’Emissions trading scheme che era stato pensato proprio sul modello dell’Ue-Ets. La commissaria europea all’azione climatica, la conservatrice danese Connie Hedegard, in un comunicato ha sottolineato che «L’Unione Europea si rammarica per l’abolizione del meccanismo dell’Australia di un prezzo per l’anidride carbonica, proprio quando emergono in tutto il mondo nuove iniziative di carbon pricing. Con l’abolizione del meccanismo del carbon pricing, la discussione per collegare il sistema australiano e il mercato europeo delle emissioni sarà evidentemente interrotta. L’Ue è convinta che il carbon pricing sia il più efficace dal punto di vista dei costi, per ridurre le emissioni e aiutare il mondo a realizzare i necessari cambiamenti economici».