Governo e dissesto, si vuol chiudere il servizio geologico creato dopo la tragedia del Vajont

I geologi: «Bene stanziare i fondi, ma intanto…»

[3 settembre 2014]

Bene stanziare i fondi per il dissesto idrogeologico, ma intanto è stato soppresso il Servizio Geologico della Regione Lazio ed è in discussione quello dell’Ufficio Dighe del Ministero delle Infrastrutture, costituito all’indomani del Vajont. Se anche questo venisse chiuso la gente di Longarone, Castellavazzo, Erto e Casso, che con il suo fardello di ricordi e di dolore ha finito per assegnare alle scienze della terra un ruolo etico di garanzia, quello della prevenzione e della salvaguardia del territorio, finirebbe per dover sopportare un nuovo ennesimo oltraggio.

Nella direzione della prevenzione finalmente qualcosa si sta facendo, con il Governo Renzi che ha istituito un’unità di missione per mettere in sicurezza le nostre scuole, un patrimonio edilizio vetusto di circa 42.000 scuole, di cui oltre il 60% costruite prima del 1974, in situazione di permanente emergenza legata alla necessità sia di messa a norma, sia di manutenzione ordinaria e straordinaria. Lo stesso Governo ha istituito un’altra unità di missione, quella che dovrà far fronte al devastante stato di dissesto idrogeologico.

Bisogna prendere atto che questo Governo ha posto una certa attenzione a due grandi problemi e che quest’attenzione non era per nulla scontata, soprattutto nel panorama politico italiano. Quello che il Governo intende risolvere con l’istituzione delle due unità è la parte finanziaria dei problemi, ovvero quella che individua la via degli investimenti, affinché si possano finalmente mettere in sicurezza strutturale scuole, versanti instabili e aree gravate dal rischio di esondazione dei corsi d’acqua. Con una contestuale boccata d’ossigeno per il settore delle imprese, che dal 2007 ad oggi ha visto il fallimento di 14.200 di esse e la perdita di 800 mila posti di lavoro.

Era ora che questo accadesse, dunque a questo Governo va riconosciuto di aver posto le basi per gli investimenti. In realtà è di questo che i governi devono occuparsi, di risolvere i problemi reali della propria nazione. Ora speriamo che seguano i fatti e che le due unità di missione siano realmente efficaci.

Sono passi importanti e ci piacerebbe pensare che il problema sia in fase di risoluzione ma, come abbiamo sottolineato tante volte, il fronte della prevenzione non è composto solo dagli investimenti, per quanto importanti e indispensabili, ma anche dalla conoscenza diffusa dei fenomeni e da quadri normativi chiari ed efficaci.

La prevenzione, quella della quale tutti parlano ma della quale solo pochi conoscono la reale essenza, è un fatto prettamente culturale, un atteggiamento virtuoso nei confronti dei limiti della conoscenza, che rende socialmente pronti al manifestarsi di un evento potenzialmente calamitoso. Un evento naturale diventa catastrofico se manca la consapevolezza e se non sono state adottate tutte le misure, ancora una volta culturali prima che materiali, finalizzate alla riduzione del danno.

di Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi