Al governo piace il TTIP, ma il mondo delle associazioni si unisce per dire no [VIDEO]

Sit-in a Roma contro il summit per il Transatlantic Trade and Investment Partnership

[14 ottobre 2014]

Per stasera il viceministro all’economia, Carlo Calenda, ha convocato a Palazzo Colonna un evento rivolto ai businessmen e all’imprenditoria con i ministri al commercio Ue e i negoziatori  del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), ma non troverà nessun comitato di benvenuto: sarà anzi contestato da una manifestazione “Stop TTIP”.

Già il 29 settembre Calenda aveva detto: «Bisogna cercare di chiudere gli accordi principali del negoziato per TTIP. Facciamo un interim agreement e chiudiamolo subito, in maniera che tutti si rassicurino che non ci sono dentro cose terribili. Poi sugli altri punti continuiamo a negoziare, implementando capitoli successivi. Se si aspetta di chiudere tutto l’accordo insieme, il rischio, è di arrivare a ridosso delle elezioni del 2016 e la storia è finita. Per questo motivo, ho avuto molte discussioni con il negoziatore americano Froman. Ho fatto fare uno studio di impatto che mi darà il Peterson Institute, che è un istituto americano, su quello che vale questo accordo, perché voglio anche far vedere dei numeri. Il problema è  che mi sembra che in questo momento ci sia ancora molta resistenza. Concludere le trattative per il primo semestre 2015 può essere realistico se si usa questa metodologia. Se aspettiamo che l’Europa sia d’accordo su cose che sono escluse dal mandato non succederà».

Eppure anche se il nostro viceministro dimostrava di non essere ancora a conoscenza di molte cose e cifre, lo stesso giorno Carlo Corazza, già portavoce della Commissione europea per l’industria e le imprese, assicurava che «Il negoziato si basa su tre pilastri. Questi sono l’accesso ai mercati, cioè togliere gli ostacoli tariffari e dando accesso agli appalti e ai servizi; eliminare tutti gli ostacoli burocratici, le barriere tecniche non tariffarie; dialogo più onnicomprensivo che tocchi aspetti strategici, quali l’armonizzazione delle regole tecniche degli standard a livello internazionale, le materie prime, le energie, le piccole medie imprese, i cambiamenti climatici e via dicendo». Una specie di paradiso capitalista transatlantico realizzato che, sempre per Corazza, porterebbe «vantaggi enormi», sia all’Ue che agli Usa: «Il Pil europeo crescerebbe di 120 miliardi l’anno e quello americano di 90 miliardi l’anno. Complessivamente l’economia mondiale avrebbe vantaggi per circa 100 miliardi».

Della cosa non sono affatto convinti Corporate Europe Observatory, LobbyControl e Friends of the Earth Europe che nella loro guida alla “regulatory cooperation” (TTIP: covert attacks on democracy and regulation) dicono che le proposte dell’Ue per la “regulatory cooperation”, «Costituiscono una minaccia per i regolamenti che proteggono la nostra salute, l’ambiente ed il nostro benessere e sono un pericolo per la democrazia. Secondo le tre associazioni, «Ci sono buone ragioni per temere che l’esito dei negoziati tra gli Usa e l’Unione europea sulla Transatlantic Trade and Investment Partnership (o TTIP) si tradurrà in un indebolimento della democrazia e delle norme per proteggerci. I controlli che ci proteggono da qualunque cosa,  dai prodotti chimici tossici, al cibo spazzatura, dalla pressione al ribasso sui salari, alla speculazione selvaggia dalle banche – per citarne solo alcuni – potrebbe essere minacciati da questo trattato. Il TTIP potrebbe anche trasformare la forma e la funzione delle nostre attuali istituzioni politiche, in particolare il loro ruolo nel garantire la responsabilità nei confronti dei cittadini per le decisioni prese».

Al contrario Charles Ries, vice presidente del think tank Usa Rand Corporation, è addirittura convinto che Il TTIP sia più importante dal piano Marshall e che «Per l’importanza che riveste non possiamo fallire».

Ma è proprio al fallimento del Trattato transatlantico segreto che punta la coalizione “Stop TTIP” che oggi  da appuntamento a tutti in piazza Madonna di Loreto a Roma per il presidio-manifestazione contro «il trattato che vuole trasformare l’Europa e gli Usa in un paradiso delle multinazionali, sopprimendo le norme in difesa dei diritti dei lavoratori, gli standard ambientali, mercificando i beni comuni e privatizzando i servizi pubblici locali» e dice che «Martedì 14 ottobre le donne e gli uomini che lottano per la difesa e l’estensione dei diritti dei lavoratori, per la salvaguardia dell’ambiente e la riappropriazione dei beni comuni, per diritti sociali per tutti e per una nuova democrazia partecipativa saranno in piazza per dire tutte e tutti assieme “Stop TTIP”»

Nel giugno 2013, il presidente Usa Barack Obama e il presidente della Commissione Ue Manuel Barroso (ormai prossimo alla fine del proprio mandato) avviarono ufficialmente i negoziati sul TTIP che avevano come prerequisito  la segretezza: «i testi sui quali si discute e ci si confronta non sono accessibili che ai team tecnici che se ne occupano e, per parte politica, il Governo Usa e la Commissione Ue – spiegano a “Stop TTIP” –  Nemmeno i Parlamenti e i Governi degli Stati membri sono obbligatoriamente coinvolti e a conoscenza dell’andamento delle trattative. In teoria, per parte europea, dopo la riforma del Trattato di Lisbona il Parlamento europeo avrà diritto a un solo voto finale, prendere o lasciare, ma non di emendamento».

L’11 ottobre in tutta Europa si è tenuta la prima Giornata d’azione decentrata contro il TTIP con l’obiettivo di promuovere quante più azioni possibili e rendere visibile questo tema alla maggior parte dell’opinione pubblica italiana e per bloccare i negoziati e la manifestazione di oggi conclude questa prima fase di mobilitazione. Alla Campagna Stop TTIP Italia, nata a febbraio per coordinare una novantina di organizzazioni, movimenti, associazioni, sindacati, contadini, organizzazioni sociali e piccole imprese delle due sponde dell’Atlantico che collaborando strettamente per  contribuire a bloccare il negoziato il prima possibile e chiamano alla mobilitazione movimenti e territori, aderisce anche Legambiente che spiega: « In questi giorni sta decollando in Europa la campagna contro il TTIP, (Partenariato Transatlantico su Commercio e Investimenti), il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti d’America attualmente oggetto di negoziati volutamente segreti, a cui si aggiunge il Ceta, un analogo trattato tra Ue e Canada. Non è una semplice trattativa di liberalizzazione commerciale, il trattato, in realtà, vuole creare una sorta di spazio comune di mercato tra noi e gli Usa, bypassando il più possibile non tanto dazi e quote, mediamente già bassi tra loro e noi, ma tutte quelle regole che tra le due sponde dell’Oceano abbiamo liberamente posto ai nostri consumi, alle nostre produzioni, al nostro vivere quotidiano. Soprattutto si vuole definitivamente porre la logica del mercato al di sopra delle potestà politiche degli stati e, per quanto riguarda noi, dell’Unione Europea».

Secondo la direttrice ed il presidente di Legambiente, Rossella Muroni e Vittorio Cogliati Dezza, «sotto attacco non sono soltanto servizi pubblici e beni comuni, a rischio di privatizzazioni e svendite selvagge, ma quegli standard come la sicurezza dei cibi, dell’ambiente, dei luoghi di lavoro, della chimica, gli stessi contratti di lavoro, rispetto ai quali Europa e Stati Uniti hanno idee e pratiche molto diverse, spacciando il tutto come una delle soluzioni più efficaci per uscire dalla crisi permettendo alle imprese europee di fare più affari negli Stati Uniti. Per fare un esempio, che ci coinvolge direttamente, se passeranno questi trattati non sarà più possibile per un paese come l’Italia mettere al bando del proprio territorio gli Ogm, ma anche il made in Italy, dell’agroalimentare come del manifatturiero avanzato, non potrà più difendersi dalle falsificazioni».

 

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