Ecco le pellicole in concorso

Green drop award, e il cinema a Venezia si tinge di verde: il premio al film più eco-friendly

Tra i titoli in gara alcune pellicole a tema esplicitamente ambientale, come Night Moves. E l’ultimo lavoro del maestro Miyazaki

[28 agosto 2013]

Torna il Green drop award, il premio collaterale della 70a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, promosso dall’associazione Green cross Italia e dal Comune di Venezia.

A vincere lo scorso anno il Green drop award – un vaso a forma di goccia, soffiato da un maestro vetraio di Murano, al cui interno trova posto un campione di terra che ogni anno proviene da un Paese diverso – è stato il film  La cinquiéme saison di Jessica woodworth e Peter Brosens, premiati dal maestro Ermanno Olmi. Quest’anno invece la giuria è presieduta dal regista Mimmo Calopresti e composta dall’attrice Ottavia Piccolo e dal climatologo Vincenzo Ferrara.

Il premio sarà assegnato al film in concorso, fra i 20 della selezione ufficiale, che «meglio abbia interpretato i valori dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alla conservazione del Pianeta e dei suoi ecosistemi per le generazioni future, agli stili di vita e alla cooperazione fra i popoli».

Tra i venti titoli selezionati a Venezia è già possibile individuare qualche titolo che potrebbe concorrere a pieno diritto per la “goccia verde”. Innanzitutto l’esplicito Night Moves di Kelly Reichardt, la storia di tre ambientalisti radicali uniti da un obbiettivo politico comune: far esplodere una diga idroelettrica, simbolo e origine di un sistema industriale divoratore di energia e di risorse naturali. E così un ex militare, una ribelle figlia dell’alta classe inglese e un militante attivo in una fattoria biologica, nella pellicola di Reichardt affrontano di petto le tematiche ambientaliste e politiche, con il tentativo di affrontare gli estremismi, le derive ideologiche e le contraddizioni di una militanza, quale quella ambientalista, diremmo necessaria.

Il tema ecologico forse sfiora soltanto il film Es-Stouh (Le terrazze) di Merzak Allouache, ambientato in una caotica Algeri: cinque storie che si incrociano su altrettante terrazze nel corso di un’intera giornata. Un film sul rapporto fra i luoghi e le persone, i quartieri e i drammi personali che diventano problemi collettivi; la lettura ‘ecologica’ delle relazioni umane e sociali. Come del resto potrebbe anche dirsi per Tom à la ferme di Xavier Dolan, thriller psicologico ambientato nel Québec agricolodove si affronta il crescente abisso che separa città e provincia e la natura degli uomini che vi vivono.

Una natura piena e straripante è invece quella raccontata da Tracks di John Curran, pellicola che si basa sulla storia vera di Robyn Davidson e della sua  traversata in solitario da Alice Springs a Uluru, fino all’Oceano Indiano. Eroina solitaria che viaggia con un cane e quattro cammelli, Davidson ha percorso 2.700 km in un deserto australiano per poi essere accompagnata da un fotografo che cambierà la percezione del suo viaggio.

Ci saranno sorprese però anche da parte di un veterano del cinema come Terry Gilliam, già sensibile all’argomento sin dai tempi “dell’Esercito delle 12 scimmie”, quando faceva dire senza mezzi termini a un personaggio: «Esistono dati reali che confermano che la sopravvivenza della Terra è compromessa dagli abusi della razza umana». Quest’anno l’ex Monthy Phyton si presenta a Venezia con “The Zero Theorem”, un film fantascientifico e distopico che ha per protagonista un “nerd” ossessionato dalla scoperta del fine dell’esistenza umana. Sceneggiato da Pat Rushin, del film lo stesso Gillian ha detto: «Che cosa dà significato alla nostra vita, che cosa ci procura gioia? Si può essere soli nel nostro mondo sempre più connesso e ristretto? Questo mondo è sotto controllo o è semplicemente caotico? Abbiamo cercato di fare un film che sia onesto, divertente, bello e sorprendente; un film semplice su un complicato uomo moderno in attesa di una chiamata per dare senso alla sua vita».

Infine, il maestro della sensibilità ambientalista nei film di animazione, Hayao Miyazaki, porta dai suoi Ghibli studios Kaze Tachinu (titolo inglese “The wind rises”), una pellicola ancora una volta ispirata ad un personaggio storico, il famoso ingegnere aeronautico italiano Caproni. Il protagonista del film di Miyazaki desidera diventare pilota, ma non potendo a causa della sua miopia entra a far parte della divisione aeronautica di un’importante industria meccanica giapponese nel 1927. Lì dovrà progettare aerei, sua passione di sempre, pur sapendo che saranno utilizzati per scopi militari – soprattutto dai kamikaze – e quindi procureranno morte. Una contraddizione lacerante che Miyazaki affronta con schiettezza e poesia, e che per questo motivo ha già ottenuto critiche pesanti in Giappone. Accusato di eccessivo pacifismo da un lato, di eccessiva indulgenza dall’altro, per aver ritratto un personaggio controverso come Caproni senza le necessarie zone d’ombra. Ad ogni modo, dal regista di quel capolavoro dell’animazione ambientalista che è “Ponio sulla scogliera”, di certo qualche riflessione “verde” possiamo aspettarcela. In attesa di conoscere il film vincitore del Green drop di quest’anno.

C.C.