Presentato il “Jobs Act” di Sel, un obiettivo raggiungibile in 3 anni ma con effetti immediati

Un Green New Deal italiano da 1,5 milioni di posti di lavoro: c’è la proposta di legge

Gallino: «Da Renzi sul lavoro vorrei vedere qualcosa di più sostanzioso»

[27 febbraio 2014]

Dall’opposizione Sinistra ecologia libertà prova a inserirsi in grande stile nel dibattito sulle prime misure economiche annunciate dal nuovo presidente del consiglio Matteo Renzi. Ieri Giorgio Airaudo ha presentato la proposta di legge per la «istituzione di un programma nazionale sperimentale di interventi pubblici denominato «Green New Deal italiano» contro la recessione e la disoccupazione», da attuare tramite l’istituzione di una Agenzia nazionale per gli anni 2014-2016.

Airaudo, presentando la proposta, ha ricordato i dati sconvolgenti pubblicati dall’Istat nell’ottobre 2013, quando i disoccupati erano arrivati a 3.189.000 e ha evidenziato che con queste cifre, anche «se il quadro economico mutasse e vi fosse un boom, occorrerebbero non meno di 15 anni per riportare l’occupazione a livelli che si possano considerare fisiologici e non si riuscirebbe comunque a tornare ai livelli precedenti (ad esempio al dato del 2005, che ha costituito l’anno migliore del nuovo secolo per l’occupazione nei Paesi Ue), tenendo presente che la maggior parte delle imprese stanno provvedendo a sostituire in misura e rapidità crescente il lavoro umano con varie forme di automazione».

Sel parte da una convinzione che è l’esatto contrario della ricetta neoliberista: «È l’occupazione che genera sviluppo, non il contrario. I dati relativi al tasso di disoccupazione nel nostro Paese mostrano un quadro di assoluta gravità che continua a peggiorare. Si tratta di una vera e propria emorragia di posti di lavoro, che colpisce gli under 30, ma non di meno tutte le altre fasce di età. Quello che più turba è l’enorme crescita di quanti si dicono “scoraggiati”, che hanno smesso di cercare lavoro perché ritengono di non trovarlo. La disoccupazione continua a crescere anche nell’ambito del lavoro precario, a riprova del fatto che la scelta di favorire contratti non a tempo indeterminato ha poco o scarso impatto sul problema occupazionale, mentre priva i lavoratori di molti diritti fondamentali».

Airaudo, in una conferenza stampa con Luciano Gallino, vero ispiratore del Green New Deal, ha detto che l’obiettivo della proposta di legge è quello di «creare 1 milione e mezzo di posti di lavoro in tre anni, impegnando circa 17 miliardi, con lo Stato che diventa datore di lavoro di ultima istanza». Si tratta della trasposizione in proposta legislativa di quell’Agenzia per l’occupazione ipotizzata da tempo dal sociologo torinese, che ha descritto più di un anno fa anche sulle pagine di greenreport.it.

Gallino ha dunque sottolineato che «la priorità di questo Paese è il lavoro, che è una cosa molto concreta che richiede risposte precise. Se ci si affida al mercato e agli incentivi è impossibile risolvere il problema della disoccupazione». Per Gennaro Migliore, capogruppo di Sel alla Camera, il Green New Deal italiano sarebbe «uno choc positivo per l’economia che però dovrà avere effetti benefici anche sull’ambiente e non devastarlo. Anche la competitività delle imprese italiane non verrebbe intaccata dall’impegno pubblico. Non si può affidare al mercato quello che il mercato non vuole e non può fare».

Ma dove prendere i soldi? 17 miliardi di euro non sono così pochi, di questi tempi. Airaudo ha però puntualizzato subito che «la copertura dell’investimento triennale dovrebbe venire dall’uso dei fondi della Cassa depositi e prestiti, anche attraverso l’emissione di obbligazioni, e dai Fondi strutturali europei. Con una responsabilizzazione degli enti locali, attraverso l’allentamento del patto di stabilità interno. Ma attenzione, con una clausola sull’occupazione netta: chi vincesse a livello locale questi appalti dovrebbe non aver licenziato nei 24 mesi precedenti e impegnarsi a non licenziare nei 24 mesi successivi». Un punto controverso, questo. Se da una parte si tratta di una strategia per evitare escamotage da parte dei soliti furbi, dall’altra rischia di penalizzare anche quelle imprese che negli ultimi due anni hanno giocoforza dovuto affrontare licenziamenti per poter sopravvivere.

Il piano straordinario per il lavoro di Sel è in ogni caso una potente sfida politica al Pd, visto che dovrà essere discusso nel percorso parlamentare del Jobs Act di Matteo Renzi. «Serve un New Deal ispirato a quello rooseveltiano, e noi pensiamo che lo Stato possa diventare datore di lavoro di ultima istanza»: per far questo, secondo Gallino, «gli interventi vanno concentrati nei settori ad alta intensità di lavoro», che per Sel sono «il risanamento delle scuole, la ristrutturazione degli ospedali e la manutenzione del territorio per contrastare il dissesto idrogeologico». Si tratta di un tipo di occupazione in gran parte immune ai rischi da quell’informatizzazione e automatizzazione che attualmente spingono verso la disoccupazione tecnologica e, cosa non meno importante, si tratta di posti di lavoro che per loro natura non possono essere delocalizzati, come ha sottolineato proprio Gallino.

Gallino ha spiegato le differenze tra questo Green New Deal dal Jobs Act di Renzi: «La proposta di Sel  è una proposta concreta, precisa, si potrebbe approvarla in una settimana e farla partire in 15 giorni. Si tratta di una proposta argomentata in 40 pagine di dati e statistiche.
Da Renzi, sul lavoro, vorrei vedere qualcosa di più sostanzioso perché finora siamo sul piano dei discorsi. Il Jobs Act che ho scaricato dal sito di Renzi è soltanto un dossier di poche pagine che contiene alcune idee interessanti e altre a dire il vero mirabolanti. Ad esempio è mirabolante l’idea di cambiare per intero la legislazione sul lavoro in 8 mesi. In Italia, la legislazione sul lavoro ha cominciato a evolversi il 1 gennaio 1948, quando è nata la Costituzione. Otto mesi sono pochi date queste premesse di contenuto. Quelle del Jobs Act sono poche paginette che volano per aria. Aspetto che le paginette di Renzi diventino qualcosa di più concreto».

A Gallino – che nel suo ultimo libro parla, fin dal titolo de “Il colpo di Stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa” – gli è stato chiesto come questo ragionamento faccia da premessa alla necessità di un Green New Deal e lui ha risposto: «Tra il novembre 2011 e il febbraio 2012 la Bce  ha prestato alle banche europee più di un trilione di euro, ovvero più di 1000 miliardi. Le banche italiane ne hanno approfittato per 300 miliardi. Una frazione minima di questi miliardi sono finiti alle imprese e per creare occupazione; gli altri sono stati depositati come collaterali alla Bce per impieghi prevalentemente bancari e finanziari privi di impatto sull’economia reale».

In quanto alle dichiarazioni di Renzi, che si è affrettato ad affermare che non prenderà ordini dall’Ue e che rinegozierà il patto di stabilità, Gallino è scettico: «Sarebbe importante che avesse qualcuno vicino a sé con due caratteristiche: una notevole competenza tecnica e la volontà politica di ridiscutere il patto fiscale e tante altre questioni che potrebbero migliorare la posizione dell’Italia in Europa. Il mio timore è che magari trovi persone tecnicamente anche molto preparate che però difettano della volontà politica di incidere. Oppure può trovare persone che hanno la volontà politica ma non la competenza. Ci vogliono ambedue le cose». Ma a Gallino non sembra che il nuovo premier abbia personalità di questo tipo nel suo staff:  «Naturalmente, per carità, sono persone che non si conoscono e bisognerà valutarle da quello che combinano. Ma a giudicare dai curricula non è che si possa evincere granché sulle competenze a disposizione. Soprattutto, c’è qualche dubbio sulla volontà politica di imporsi in qualche modo su terreni molto caldi e tecnicamente complessi. Quello che Renzi dice è comunque un buon segno; stiamo a vedere, perché gli spot e i messaggi non bastano.  Se si avesse veramente a cuore il dramma dell’occupazione si potrebbe intervenire sulla Bce e sui suoi alleati perché nel regolamento della Bce c’è scritto che può e deve prestare denaro alle banche private ma, e sottolineo “ma”, ponendo delle condizioni. Potrebbe pretendere da ogni stato un piano industriale in cui si spiega, ad esempio, che verranno assunte tot persone, al netto di quelle che si intendono licenziare. Sono tanti gli impegni che possono essere negoziati insieme alle manovre di carattere finanziario».

D’altronde le leve sulle quali oggi rimane possibile agire per creare lavoro le riassume bene lo stesso Gallino all’interno del suo libro, dove scrive: «Esistono quattro vie per creare occupazione: la prima si presenta quando sono realizzate grandi invenzioni, come accaduto con l’avvento dell’automobile o con l’informatizzazione; la seconda quando vi è un aumento di spesa pubblica per la realizzazione di grandi opere o la spesa in armamenti; la terza mediante la creazione diretta di posti di lavoro da parte dello Stato; la quarta attraverso politiche fiscali per incentivare le assunzioni o stimolare i consumi. Purtroppo, la prima strada nel contesto odierno non è attuale; la quarta strada, quella delle politiche fiscali, si è dimostrata sovrastimata e non ha mai prodotto i benefici sperati, come serissimi studi nazionali e internazionali hanno dimostrato; la seconda strada ha dimostrato di essere efficace, ma c’è da augurarsi che vengano sempre più ridotti gli investimenti nell’industria bellica e che la realizzazione di opere pubbliche in campo civile avvenga nel rispetto massimo dell’ambiente e della salute dell’uomo e degli altri esseri viventi. La terza strada, quella che vede lo Stato come datore di lavoro di ultima istanza, ha base teoriche molto approfondite ed è in grado di creare occupazione in tempi rapidi, anche in una situazione di recessione. Essa, infatti, non dipende dalla domanda e può intervenire in ogni settore privilegiando l’occupazione di determinate persone, che si trovino, ad esempio, disoccupate di lungo periodo, con persone a carico, in situazione di povertà estrema».

Il testo intergrale della proposta di legge è disponibile in allegato qui di seguito, e online sul sito della Camera: http://goo.gl/T9cPnQ

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