Altro che guerra fredda: il gasdotto South Stream avanti tutta, con Saipem-Eni

E la Crimea costruirà le mega-petroliere e metaniere per sfruttare l’Artico

[30 aprile 2014]

In questi giorni di guerra fredda e di guerriglia calda in Ucraina, molti si sono chiesti che fine avrebbe fatto il gigantesco  progetto del gasdotto South Stream e anche l’Eni – che pure ha una quota del 25% – sembrava, sotto la spinta delle sanzioni Usa e Ue, pronta a rinunciare ai progetti per il gas russo, in nome della solidarietà con il popolo ucraino.

Ma le cose non stanno proprio come la propaganda da guerra fredda da entrambe le parti vorrebbe far credere, e gli affari sembrano più importanti della Crimea e anche dell’Ucraina. Infatti, South Stream Transport B.V., l’operatore che costruisce il troncone sottomarino di South Stream, ieri ha concluso il contratto per la messa in opera della seconda condotta sotto il Mar Nero con gli svizzeri dell’Allseas Group, e un contratto di ingegneria con l’italiana Saipem, del gruppo Eni.

Ria Novosti spiega che «Allseas Group avvierà i lavori nell’estate  2015, per mettere la condotta in servizio alla fine del 2016. Al termine del contratto, il gruppo svizzero poserà sul fondo del Mar Nero circa 900 km di canalizzazioni. Per farlo, utilizzerà la nave Pieter Schelte, un gigante dell’offshore equipaggiato di 6 impianti destinati alla saldatura dei tubi».

La Saipem fornirà servizi di ingegneria e logistica, tra i quali la gestione dei depositi per lo stoccaggio dei tubi e realizzerà anche il collegamento tra il troncone sottomarino e quello terrestre del gasdotto. Solo la realizzazione della condotta sottomarina di South Stream è un  affare da 2 miliardi di euro, e i nazionalisti ucraini possono attendere; anzi, così vicini al Mar Nero sono un fastidioso ingombro… figuriamoci le sanzioni minacciate e incrementate da Washington e Bruxelles.

Con una capacità di 63 miliardi di m3 di gas, South Stream punta proprio a diminuire la dipendenza del gas russo e dell’Asia centrale che passa dall’Ucraina e comprende 4 condotte da 15,75 miliardi di m3 ognuna. South Stream dovrebbe entrare in servizio nel primo trimestre del 2016, e raggiungere la piena capacità nel 2018.

Basta questo per capire quanta propaganda ci sia nei discorsi sullo shale gas americano destinato a sostituire il gas russo, e sulle sanzioni economiche contro Mosca. In realtà, con l’annessione della Crimea, sembra che la Russia voglia far diventare il Mar Nero  uno dei centri dell’espansione dello Stato-mercato-energetico russo. Oggi Alexei Kravashenko, portavoce del Gruppo unificato di costruzioni navali della Russia, ha annunciato che i cantieri navali Zaliv di Kech, in Crimea, potrebbero costruire le gigantesche petroliere e metaniere per sfruttare le risorse di idrocarburi dell’Artico: «La Crimea ospita i soli cantieri navali russi con un bacino lungo 300 m e largo 50 m. Questo bacino permette di costruire delle grosse petroliere e metaniere con un tonnellaggio lordo di  più di 150.000 tonnellate». Una dichiarazione che conferma premurosamente quanto aveva già detto vice-premier ministre russo Dmitri Rogozin: «La Crimea potrà costruire delle navi per l’Artico».