A Kiev è guerriglia urbana: in Ucraina violentissimi scontri tra manifestanti e forze speciali [PHOTOGALLERY]

[21 gennaio 2014]

Quello che viene descritto nel cuore dell’Ucraina che vuole diventare europea è una vera e propria scena insurrezionale che ha ormai poco a che vedere con le sostanzialmente pacifiche “rivoluzioni arancioni” che qualche anni fa scossero diversi Paesi dell’ex Urss, compresa la stessa Ucraina.

Secondo il corrispondente di Ria Novosti nella capitale dell’Ucraina, «al termine di violenti scontri in via Grouchevski, nel centro di Kiev, i membri delle forze dell’ordine ucraine, muniti di scudi e manganelli, sono riusciti a distruggere una catapulta artigianale costruita dagli oppositori».

I Berkut, le forze antisommossa ucraine, precedute dalle forze di élite del ministero degli interni, sono prima avanzate a piccoli gruppi verso la linea di difesa dei manifestanti, con attacchi e ritirate, poi i Berkut e le forze speciali hanno sferrato un attacco in massa per distruggere la catapulta, ritirandosi nuovamente. Sono stati allora gli oppositori a scagliare un’offensiva sulla Grouchevski, costringendo I poliziotti a rifugiarsi dietro un autobus che manifestanti avevano dato alle fiamme in precedenza.

E’ dal 21 novembre 2013 che l’opposizione “liberale” e di destra ucraina manifesta contro la decisione del governo filorusso di sospendere l’iter dell’accordo di associazione all’Unione europea e di accettare le (molto generose) offerte economiche/gasiere di Mosca per restare nell’orbita russa. Dopo un periodo di calma “natalizia”, il 19 gennaio sono ripresi i violenti scontri tra manifestanti e polizia ed il teatro della guerriglia è ormai via  Grouchevski, non lontana dalla famosa piazza dell’Indipendenza degli oceanici raduni “arancioni”,  con i manifestanti filo-europei che erigono barricate ed attaccano la polizia con lancio di pietre, fumogemni, petardi e bottiglie molotov. Ormai i feriti tra le forze dell’ordine sono 119, 80 dei quali finiti all’ospedale, e probabilmente tra i manifestanti, che cercano di forzare gli sbarramenti attorno ai palazzi del governo, sono ancora di più. i Berkut e le forze speciali attaccano i manifestanti con granate assordanti e lacrimogeni ed avrebbero arrestato almeno 20 persone.

La situazione è diventata così tesa che è  intervenuto Ban Ki-moon: in un comunicato pubblicato oggi sul sito dell’Onu si legge che «Il segretario generale continua a seguire l’evoluzione della situazione in Ucraina con attenzione e preoccupazione. Chiede nuovamente alle parti di evitare ulteriori escalation della violenza e di sostenere i principi democratici di libertà di espressione e di riunione. Il segretario generale fa appello alle parti di partecipare ad un dialogo e ricorda la necessità di raggiungere un accordo mutuale tra gli ucraini sull’avvenire del loro Paese».

Un Paese che sembra sempre più diviso tra l’occidente cattolico/uniato filo-europeo e polacco e l’oriente filo-russo e ortodosso, con la Repubblica autonoma di Crimea dove aumenta ogni giorno di più il movimento irredentista che chiede di ritornare a far parte della Russia, che nella penisola ha una delle sue più importanti basi navali.

Ieri il contestato presidente ucraino Viktor Ianukovich aveva promesso di fare tutto il possibile per garantire la pace e l’ordine pubblico ma oggi sono entrate in vigore le leggi “anti-manifestazioni, che prevedono fino a 5 anni di galera per chi partecipa a manifestazioni non autorizzate, protesta a volto coperto o con un casco,  installa tende in uno spazio pubblico o partecipa ad un corteo di più di 5 auto, misure che sono uno dei motivi dl ritorno in piazza dell’opposizione e del prevalere dell’ala più radicale.  Tra i manifestanti ci sarebbero diversi ultras delle squadre di calcio di Kiev che stanotte nel quartiere di nel quartiere Podil hanno saccheggiato un supermercato “Silpo”. L’opposizione dice che si tratterebbe di “titushki”, provocatori al soldo del governo filorusso che attaccano i dimostranti e provocano scontri con i Berkut.

Ivan Bunetcko, il rappresentante dell’Ucraina alla Comunità degli Stati indipendenti (Csi, cioè l’ex Urss con l’esclusione degli Stati baltici e di Georgia, con l’Ucraina come “partecipante non ratificato”) ha detto che «L’Ucraina non ha bisogno di aiuto internazionale per mettere fine ai disordini n Bounetchko. Ogni membro del Csi è in grado di regolare i suoi problemi. I manifestanti riuniti nel centri di Kiev non rappresentano il popolo ucraino. Siamo 47 millioni. Non ho visto 47 milioni di manifestanti a  Kiev».

A riportare la calma non hanno certamente contribuito le parole del procuratore generale dell’Ucraina, Viktor Pchonka, «Le volenze perpetrate dai manifestanti nel centro di Kiev mettono in pericolo la sicurezza nazionale. La situazione che prevale a Kiev è estremamente grave. La legge viene fortemente violata nel Paese.  Questa situazione è particolarmente flagrante nella capitale. E’ indispensabile mettere urgentemente fine a disordini accompagnati da violenze, da aggressioni e che minacciano la sicurezza nazionale dell’Ucraina. Non si tratta di semplici atti di hooliganismo. Si tratta di un crimine contro lo Stato. Invito i leader dell’opposizione a richiamare all’ordine i loro sostenitori. La legge e la Costituzione rappresentano il fondamento di uno Stato democratico. E’ inammissibile tenere alla legge ed allo Stato un linguaggio da ultimatum, di pietre e di bombe molotov. Che è quello che precisamente constatiamo oggi».

Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov  ha detto che «in Ucraina la situazione sta sfuggendo di mano» ed ha accusato l’opposizione di contraddire i principi per i quali dice di volersi battere: «Coloro che stanno facendo i “pogrom” violano ogni norma europea di comportamento», poi ha dato una stoccata all’Ue ed agli altri Paesi che sostengono l’opposizione ucraina: «Quanto accaduto a Kiev non sarebbe tollerato in alcun Paese europeo».

Anche l’Unione europea sembra prudente di fronte alla fiammata di violenza in Ucraina. Il ministro degli esteri della Svezia, Carl Bildt, si è fatto portavoce delle preoccupazioni della diplomazia europea dicendo che l’Ue non intende per ora approvare sanzioni contro l’Ucraina: «Per il momento non è in questione.  Stiamo esaminando diversi strumenti che potremmo utilizzare, seguendo da vicino l’evoluzione della situazione (…). Restano da capire alcune cose» e tra queste c’è evidentemente da capire la vera natura dell’opposizione ucraina e dei 30.000 militanti che stanno occupando via Grouchevski e il centro di Kiev ed erigendo barricate.