Hillary Clinton: mezzo miliardo di pannelli solari per combattere il cambiamento climatico (VIDEO)

Entro 10 anni abbastanza energia rinnovabile da alimentare ogni abitazione degli Usa

[27 luglio 2015]

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La candidata democratica alla presidenza Usa, Hillary Clinton, ha presentato nei dettagli la scheda del suo programma di governo per combattere il cambiamento climatico ed è un piano che si concentra fortemente sulla promozione della produzione di energia pulita in tutto il Paese.

Tra le altre cose, il piano include la promessa di installare mezzo miliardo di pannelli solari entro il 2021, che sarebbe la fine del primo mandato presidenziale della Clinton. Un incremento del fotovoltaico del 700% rispetto agli impianti. La Clinton ha anche promesso che, se vincerà le elezioni (e i repubblicani fino ad ora stanno facendo di tutto perché accada) che entro 10 anni negli Usa verrà prodotta abbastanza energia rinnovabile da poter  alimentare ogni abitazione del Paese.

Presentando il suo piano energetico durante una iniziativa ad Ames, nello Iowa, la Clinton ha spiegato: «Nel tempo, possiamo fare una transizione da un consumo prevalentemente di carburanti fossili, ad una economia prevalentemente pulita e rinnovabile» e ha aggiunto: «Voglio più eolico, più solare, più biocombustibili avanzati, più efficienza. E, come ho avuto modo di dirvi, non bisogna proprio prestare attenzione alle persone che argomentano contro queste cose».

Stasera la Clinton  dovrebbe spiegare i dettagli del piano durante un evento a Des Moines, ma, tanto per far arrabbiare ulteriormente i repubblicani e i loro amici della Big Oil e  dei King Coal, la candidata repubblicana alla presidenza Usa ha anticipato che questa aggressiva transizione verso le energie rinnovabili avverrebbe in parte attraverso incentivi e sgravi fiscali. La Clinton si fa forte anche del fatto che, nonostante la dichiarata opposizione dei repubblicani, alla fine il Senato (a maggioranza repubblicana) ha approvato il rinnovo di due incentivi fiscali per leolico che altrimenti sarebbero scaduti.

Anche se Hillary Clinton sembra sempre più decisa sulla necessità di affrontare il cambiamento climatico, molti ambientalisti non si fidano ancora di lei perché fino ad ora ha appoggiato la contestatissima Keystone XL pipeline, che dovrebbe portare il petrolio più sporco del mondo, quello delle sabbie bituminose del Canada, fino alle raffinerie del Texas, tagliando in due gli Usa. Un’altra cosa che viene contestata alla Clinton è il suo appoggio al fracking per lo shale gas.

Ma fino ad ora il cambiamento climatico sembra essere uno dei temi fondamentali della campagna elettorale della Clinton che nel suo primo comizio a New York aveva promesso far diventare gli Usa «la superpotenza energetica pulita del XXI secolo» e ad Ames ha nuovamente attaccato i  repubblicani che sono eco-scettici o dicono che non è certo che il riscaldamento globale sia causato dalle attività antropiche: «Risponderanno a qualsiasi domanda sul cambiamento climatico dicendo: “Io non sono uno scienziato”. Beh, anche io non sono uno scienziato, sono solo una nonna con due occhi e un cervello e so che siamo di fronte ad un problema enorme».

Il responsabile della campagna elettorale della Clinton è John Podesta che è anche colui che ha ispirato il piano del presidente Usa Barack Obama per tagliare le emissioni di CO2 e la Clinton ha promesso di mantenere «A tutti i costi» quei regolamenti in vigore.

Hillary sarà anche poco ambientalista, ma le va dato atto di essere la prima candidata alle presidenziali Usa a fare della lotta al cambiamento climatico una questione centrale del supo programma elettorale.  La stessa cosa l’ha fatta anche un altro candidato democratico alla presidenza: Martin O’Malley, che ha un programma ancora più ambientalista: trasformare gli Usa in un Paese completamente alimentato ad energie rinnovabili entro il 2050, una catastrofe per le multinazionali ed un incubo per i repubblicani che finanziano munificamente. A differenza della Clinton, O’Malley ha condannato la decisione di Obama di dare il b via libera alle trivellazioni offshore nell’Artico, di sostenere la produzione nazionale di petrolio e gas da fracking e per non aver preso posizioni coraggiose contro il greggio delle sabbie bituminose del Canada.

Un altro rivale democratico della Clinton, il senatore Bernie Sanders, non ha ancora presentato il suo piano energetico, ma in un’intervista rilasciata a maggio al Washington Post ha detto che le misure di obama per affrontare i problemi climatici non sono sufficienti e ha annunciato che il suo programma conterrà una carbon tax, un massiccio investimento nel solare, nell’eolico e nel geotermico e incentivi per il risparmio energetico domestico. Inoltre Sanders aumenterebbe sostanzialmente i finanziamenti al trasporto ferroviario, sia passeggeri e merci, «in modo da poter rompere la nostra dipendenza dalle automobili».

Bisogna dire che, almeno in questo, i candidati democratici si distinguono fortemente dai rissosi candidati repubblicani, impegnati a dimostrare chi è più cattivo con gli immigrati e a chi è più ecoscettico e che fanno a gara a chi è più ignorante scientificamente, a chi si dichiara più vicino al creazionismo ed a prendere le distanze da Papa Francesco, ormai annoverato tra i “comunisti” più pericolosi.

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