Hiroshima, la bomba atomica che cambiò il mondo

Gli americani: necessaria per porre fine Seconda Guerra Mondiale. Ma a costo umano terribile

[6 agosto 2015]

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Oggi il Giappone celebra il 70esimo anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, mentre Usa, Cina, Russia, le altre potenze vincitrici e i Paesi asiatici conquistati dall’imperialismo giapponese celebrano la vittoria e la vera fine della Seconda guerra mondiale, suggellata 3 giorni dopo da un altro olocausto nucleare – quello di Nagasaki.

Oggi il primo ministro giapponese Shinzo Abe  ha detto che «il Giappone ha l’importante missione di realizzare un mondo “libero dalle armi nucleari attraverso misure realistiche e pratiche». Parole poco credibili nella bocca di un uomo che ha fatto del revisionismo storico sul militarismo fascista giapponese una delle cifre del suo governo, che sta emendando la Costituzione pacifista giapponese per ricostituire un vero e proprio esercito e che vuole rilanciare il nucleare civile nonostante la catastrofe nucleare di Fukushima Daiichi che ha nuovamente avvertito il Giappone e il mondo dei rischi di un’energia incestuosamente legata alle armi atomiche.

Quella bomba terribile scagliata dagli americani sui una popolazione inerme mise fine alla guerra mondiale e dette il via alla guerra fredda e alla corsa agli armamenti nucleari che avevano bisogno, in America come in Russia, in Francia come in Gran Bretagna e Cina, di centrali nucleari per produrre la materia prima che accese il sole mortale a Hiroshima e Nagasaki. Three Mile Island, Chernobyl, Fukushima Daiichi e i mille incidenti nucleari sconosciuti, i depositi di scorie che avvelenano il Kazakistan, la paura e la voglia del nucleare di troppi Paesi sono figli di quella bomba che terrorizzò e bruciò la gente di Hiroshima.

Si dice che chi non conosce la propria storia è condannato a ripeterla, e i leader liberaldemocratici e neo-buddisti giapponesi sembrano l’incarnazione di questo quando cercano di negare i crimini della seconda guerra mondiale del Giappone in Cina, Corea e Sud Est Asiatico, o quando si dichiarano pacifisti e in realtà si fanno complici della destra giapponese che finalmente potrà riavere il suo esercito imperiale.

Se è vero che i bombardamenti sui civili non li hanno inventati gli americani, che i fascisti italiani bombardavano e gasavano i villaggi etiopi e che i nazisti tedeschi rasero al suolo Guernica nel 1937 e bombardarono a tappeto le città britanniche nel 1940, se è vero che i giapponesi bombardarono Chongqing per 6 anni e gli inglesi distrussero Dresda e molte altre città tedesche, è anche vero che nessuno di questi bombardamenti ha mietuto tante vittime come i bombardamenti americani in Giappone nel 1945: morirono tra le  300.000 e le 900.000 persone.

E allora come è possibile che il Paese che asserisce di aver salvato la civiltà (a ragione anche se non da solo, visto che a Berlino ci arrivarono per primi i sovietici) abbia deciso di porre fine alla guerra con due stragi inumane? Macellando centinaia di migliaia di civili e condannandoli ad un’agonia radioattiva che dura ancora?

Per gli statunitensi mettere in dubbio la necessità della “bomba” è ancora un tabù, e il presidente George Bush disse che scusarsi per l’olocausto di Hiroshima e Nagasaki sarebbe stato accettare le teorie revisionistiche; cosa che però non disturba affatto gli americani quando i giapponesi applicano lo stesso revisionismo agli eccidi e alle violenze che hanno attuato in Asia.

Tra gli americani l’opinione comune è che le bombe atomiche lanciate su Hiroshima e Nagasaki furono necessarie per porre fine ala guerra, e per questo sono giustificate. Fine della storia. Ma quello che è stato fatto per farla finita con la guerra mondiale è stato orrendo ed era cominciato molto prima con qualcosa di altrettanto spaventoso: il 9 marzo del 1945, 25 kmq del centro di Tokyo vennero distrutti da una tempesta di fuoco che fece più vittime della bomba di Hiroshima (che poi sono aumentate per le radiazioni). Da aprile a luglio i bombardamenti senza sosta degli americani hanno raso al suolo intere città giapponesi.

Quando è stata sganciata la bomba atomica 70 anni fa l’Impero del Giappone era già sconfitto, e l’attacco è servito più ad intimidire gli alleati sovietici, già visti come il prossimo nemico, che il Giappone piegato nel suo stesso suicidio militarista.

In Giappone vivono ancora gli ultimi superstiti di quell’olocausto, gli hibakusha. Portano addosso le bruciature e il cancro di quella bomba e hanno subito per anni le discriminazioni da appestati nucleari in un Paese che aveva fatto del nucleare la sua principale fonte energetica. I loro ricordi e il loro strazio non sono nemmeno riusciti a evitare un’altra tragedia nucleare quella di Fukushima Daiichi dell’11 marzo 2011.

Invece, per gli americani il bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki è il risultato di un grande sforzo scientifico che ha consentito di sconfiggere rapidamente il Giappone, salvando così centinaia di migliaia di vite da entrambe le parti.

Ma quella bomba atomica ha lasciato un’eredità che la distingue da tutti gli infiniti orrori della seconda guerra mondiale. Nelle settimane dopo il bombardamento cominciarono a morire centinaia di persone che si erano salvate e morivano di una malattia strana e sconosciuta, morivano avvelenati dalle radiazioni e chi sopravviveva diventava un hibakusha, un intoccabile, tanto è vero che continuano a tenere segreto di essere sopravvissuti, o figli e nipoti dei sopravvissuti alla bomba, per paura che le loro famiglie siano discriminate.

La bomba di Hirshima ha messo nell’arena della guerra un velenoso mostro di fuoco, ha creato un equilibrio del terrore che ha congelato il mondo per decenni. Doveva porre fine alle guerre con la paura, quella che si chiamava deterrenza, e a 70 anni di distanza le guerre infiammano il pianeta e il Giappone si riarma.