I delfini imparano dagli altri a “camminare” sull’acqua con la coda, ma è solo una moda passeggera (VIDEO)

La storia della delfina Billie, la regina salvata che ha insegnato il moonwalking di Michael Jackson al suo branco

[6 settembre 2018]

Il nuovo studio “Tail walking in a bottlenose dolphin community: the rise and fall of an arbitrary cultural ‘fad’” pubblicato su Biology Letters da un team di ricercatori internazionale, rivela che i delfini selvatici imparano l’uno dall’altro trucchi  come quello di “camminare” sull’acqua con la coda.

Come ricorda su Anthropocene Brandon Keim, autore di “The Eye of the Sandpiper: Stories From the Living World”,  tutto è cominciato nel gennaio 1987, quando una giovane delfino tursiope indo-pacifico fu trovato intrappolato in un porto dell’estuario di Port River vicino ad Adelaide, in Australia. la delfina venne chiamata Billie, fu salvata e, spiega Keim, «prima della sua liberazione, visse per diverse settimane in un vicino delfinario; sebbene tenuta separata dai prigionieri, ebbe la possibilità di vederli esibire. Sette anni dopo, la gente riferì di aver visto qualcosa di strano: un delfino che si spostava all’indietro sulle acque del Port River e “camminando”  per un breve periodo  sulla coda. Anche se un trucco standard negli spettacoli in cattività, il comportamento era sconosciuto in natura. Si scoprì che il delfino, non era altri che Billie, che lo aveva imparato durante la sua visita nel mondo umano. Con grande gioia degli osservatori, anche altri delfini di Port River iniziarono a camminare sulla coda».

Ora il team di ricercatori di Whale and Dolphin Conservation (Wdc) e delle università britanniche di St Andrews e Exeter che studia quei delfini da 30 anni, dicono che «L’hanno imparato da Billie e poi dall’un l’altro. È stato un bell’esempio di trasmissione della conoscenza culturale negli animali, una lezione sulla ricchezza delle vite dei delfini, l’importanza della cultura per la conservazione».

Ma poi questa “mania” di camminare sull’acqua con la coda, come succede per le mode umane, è svanita.

Alla Wdc spiegano che per camminare con la coda sull’acqua un delfino esce in verticale  fuori dall’acqua e poi si sposta in avanti o all’indietro , un po’ come il famoso moonwalking di Michael Jackson. «Il comportamento in questa specie si verifica raramente in natura, ma è una parte standard della routine in quasi tutti i delfinari».

Secondo i ricercatori, «La camminata sulla coda di Billie non sarebbe stato altro che un interessante esempio di apprendimento sociale individuale se l’avesse eseguita solo lei  dopo averla osservata durante il suo breve periodo di prigionia. Ma presto altri delfini della comunità locale hanno iniziato a comportarsi così. Nel 2011 erano stati osservati 9 delfini selvatici che camminavano sull’acqua. Dopo il 2011 il numero di delfini in libertà che camminavano sulla coda è diminuito, Billie è morta nel 2014, lasciando solo due allievi e il team di ricercatori  scrive «Entrambi hanno eseguito il comportamento solo sporadicamente, Ora, la passeggiata sulla coda ora sembra destinata a scomparire dalla comunità e quindi può essere considerata una moda morente»..

Questo comportamento appreso sembra quindi destinato a scomparire dalla comunità di tursiopi selvatici di Port River e i ricercatori dicono che «E’ stato tracciato dal Wdc utilizzando migliaia di ore di lavoro di osservazione da parte di citizen scientists e la sua diffusione suggerisce una funzione sociale perché sia stato copiato  nelle comunità di delfini».

Al Wdc  fanno notare che «I comportamenti culturali emergono quando gli individui apprendono un comportamento specifico da altri membri del loro gruppo sociale, che poi si diffonde attraverso la comunità. A volte i comportamenti culturali, come le strategie di foraggiamento, passano tra le generazioni. Le mode sono esempi di vita breve di comportamenti socialmente appresi che prosperano per un breve periodo e poi scompaiono».

«La parola moda è importante – sottolinea a sua volta Keim –  L’apprendimento culturale è stato precedentemente osservato nei delfini, ma tende a coinvolgere comportamenti con alcune ovvie funzioni biologiche, come l’uso di conchiglie per catturare le prede che si nascondono nel fango del fondo marino. La camminata della coda non serviva a uno scopo evidente». E i ricercatori osservano che «Nella cultura umana, tali tratti arbitrari possono acquisire significato come marcatori etnici simbolici».

Il principale autore dello studio,  Mike Bossley del WDC, sottolinea che  «Solo per il fatto di aver studiato i delfini di Adelaide per oltre trent’anni è stato riconosciuto il significato della camminata sulla coda, Conoscevo la storia di Billie e sono stato in grado di seguire il suo comportamento e quello degli altri delfini della sua comunità per un lungo periodo. Questo mi ha permesso di osservare la diffusione della camminata della coda nella comunità e poi la sua eventuale scomparsa».

Uno dei due delfini che hanno continuato a camminare sulla coda si chiama Wave  e uno degli autori dello studio, Luke Rendell, un ricercatore dell’università di St Andrews ipotizza che le frequenti esibizioni di Wave dopo la morte di Billie potrebbero rappresentare di dominio: «Quando Billie è scomparsa, Wave divenne la regina che camminava sulla coda e poi il comportamento si diffuse,  quasi come una danza. O forse Wave stava cercando di onorare la morte di Billie, e le passeggiate divennero una specie di memoriale». Ma si tratta di ipotesi ardite e Rendell è cauto nelle sue interpretazioni: «Si tratta di trovare un equilibrio tra due diversi tipi di errore, quello di negare la continuità dell’evoluzione e di omogeneizzare le possibilità dell’esperienza riconoscendo solo la nostra».

Ma le implicazioni riguardo alla salvaguardia dei delfini sono più semplici: «La tendenza a camminare sulla coda sottolinea l’enorme importanza dell’apprendimento sociale per i delfini – dice Keim –  l’adattamento non è solo una questione di cambiamenti fisici o mutazioni genetiche, ma comportamenti appresi». Rendell aggiunge: «Considerando che la conservazione si è concentrata sui tratti fisici e genetici, c’è bisogno di considerare anche la cultura, sia perché tale conoscenza è vitale per la sopravvivenza della popolazione, sia perché le culture uniche sono semplicemente speciali. Se applicassimo i principi della conservazione agli esseri umani, dovremmo assicurarci di includere i criteri culturali e le differenze genetiche dei vari gruppi». In effetti, molte persone considererebbero la cultura più importante del colore della pelle o degli occhi.

Rendell conclude: «Ancora una volta vediamo la forza di poter studiare i cetacei per periodi prolungati che hanno un grande significato, data la durata della loro vita. L’impegno a lungo termine del Dr Bossley ci ha offerto una visione rivelatrice del potenziale ruolo sociale dell’imitazione nelle comunità di delfini».

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  • Dolphins tailwalking - Port River, Adelaide | Whale and Dolphin Conservation