Cristian D’Alessandro libero: i russi rilasciano su cauzione 10 attivisti Greenpeace

[19 novembre 2013]

A quanto scrive su Twitter Greenpeace Russia, il tribunale di San Pietroburgo ha deciso il rilascio su cauzione dell’attivista italiano Cristian D’Alessandro.  La corte di Primorsky di San Pietroburgo aveva già concesso libertà su cauzione per altri 4 attivisti di Greenpeace provenienti da Argentina, Brasile, Nuova Zelanda e Polonia coinvolti nella protesta contro la piattaforma artica della Gazprom che ha portato al loro arresto due mesi fa.

La corte Primorsky di St Petersburg ha fissato la cauzione in 2 milioni di rubli ciascuno per Miguel Orsi, Ana Paula Alminhana Maciel, David Haussman e Tomasz Dziemianczuk, la stessa cifra dovrà essere versata per D’Alessandro. Greenpeace ha detto di voler organizzare il trasferimento dei suoi militanti nei Paesi di origine il più presto possibile.

La sorella di Cristian, Ivana, commenta così le notizie che arrivano dalla Russia: «Accogliamo con gioia questa decisione che indirettamente riconosce che gli Arctic30 sono cittadini responsabili. Speriamo comunque che il sistema giudiziario russo riconosca presto la loro totale innocenza e ci permetta di riportarli a casa il più presto possibile. Ringraziamo sinceramente le nostre autorità consolari in Russia per l’enorme impegno e dedizione rivolti a questa vicenda».

Sono stati i primi stranieri liberati dai russi, dopo che tre cittadini russi erano stati liberati ieri ma all’australiano Colin Russell era stata invece negata la scarcerazione e rimarrà in carcere fino al 24 febbraio.

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea: «Nel giro di una sola giornata abbiamo avuto buone e cattive notizie, e le buone arrivano con molte incognite. Non sappiamo ancora a quali condizioni i nostri amici verranno rilasciati, se dovranno rimanere ai domiciliari o se potranno lasciare il Paese. Quello che sappiamo con certezza è che sono ancora accusati di un crimine che non hanno commesso e per il quale possono ancora essere condannati, rischiando anni dietro le sbarre. Rimaniamo sconcertati inoltre per il fatto che il nostro collega australiano dovrà rimanere in carcere. Gli Arctic30 non saranno liberi fino a quando anche l’ultimo di loro non sarà tornato a casa dalle proprie famiglie»

I russi pensano evidentemente che la ”lezione” data a Greenpeace eda tutti i “rompiscatole” che criticano lo sviluppo petrolifero e gasiero nel delicatissimo e pericoloso ambiente artico possa bastare e, dopo aver derubricato l’incredibile accusa iniziale di  pirateria in teppismo, ora liberano col contagocce i 30 dell’Arctic Sunrise che rischiavano 7 anni di carcere.

Ma la pressione su Vladimir Putin, impegnato in delicate partite diplomatiche come quelle siriane ed iraniane si stava facendo insostenibile. Dopo il mondo della musica anche gli artisti si stavano mobilitando per esprimere solidarietà agli Arctic30. Greenpeace presenta sul proprio sito 30 opere di altrettanti artisti italiani, ispirate a ciò che sta accadendo agli Arctic30 e al destino di questa regione remota del Pianeta.

Naturalmente hanno molto pesato le proteste internazionali, la manifesta irritazione di alcuni governi occidentali e il lavoro sotterraneo di altri, ma i russi hanno deciso di rilasciare gli uomini e le donne di Greenpeace solo a ridosso della scadenza (il 24 novembre) del periodo di detenzione preventiva. Nei prossimi giorni ed ore tutti sperano che anche gli altri 20 attivisti saranno liberati.