Il 29 novembre l’Italia si mobilita per la Global Climate March

Cogliati Dezza: «Grandi aspettative, ma sappiamo che gran parte del lavoro sarà dopo Parigi»

[16 novembre 2015]

Marcia clima

A Parigi si parte verso un futuro rinnovabile, libero da fossili, migliore per tutti? Questa è la posta in gioco alla COP 21 di Parigi, che inizierà il prossimo 30 novembre.  Una grande sfida che ha bisogno di partire con il piede giusto e che riguarda tutti, istituzioni nazionali ed europee, governi locali e nazionali, imprese e professionisti, corpi intermedi, lavoratori, singole persone, mondo della cultura, della scuola, della ricerca. Nessuno si senta escluso!  Anche il messaggio di papa Francesco con l’enciclica Laudato sii non lascia spazio ad equivoci.

Noi, come esponenti di quella società civile che in Italia continua a dimostrare vivacità e voglia di costruire un paese migliore, abbiamo deciso di fare la nostra parte fino in fondo. Ci siamo riuniti e abbiamo dato vita alla coalizione “Parigi 2015: mobilitiamoci per il clima” (www.coalizioneclima.it) di cui oggi fanno parte più di 130 organizzazioni di promozione sociale, di consumatori, di agricoltori, di solidarietà internazionale e di difesa dei diritti umani, ambientaliste, confessionali, sindacali, movimenti sociali. Tanti per rappresentare i tanti settori che sono coinvolti nella battaglia contro i cambiamenti climatici.

In questi mesi ci siamo impegnati per far crescere l’attenzione sociale e politica verso l’appuntamento di Parigi e le sfide che ci attendono. Ci siamo collegati con il movimento internazionale e, il  29 novembre, in occasione della Global Climate March, organizzeremo a Roma un grande appuntamento a Roma che ci porterà dall’ambasciata francese da piazza Farnese al Colosseo, due luoghi simbolo per proiettare le aspettative del popolo italiano verso l’esito della COP21.

Da anni IPCC e l’OMM (organizzazione meteorologica mondiale) documentano, dati alla mano, il veloce aumento della presenza di gas serra in atmosfera. Nella primavera del 2015 la concentrazione di CO2 ha superato stabilmente le 400 ppm. Non c’è tempo da perdere e da Parigi bisogna avviare con decisione un percorso globale che inverta la tendenza, in cui ognuno dovrà fare la sua parte: le istituzioni dovranno garantire le popolazioni dai nuovi rischi climatici, i governi avviare le politiche coerenti con il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni e di sviluppo di nuove tecnologie e politiche energetiche, sia nella produzione che nel consumo, la società civile diffondere nuovi stili di vita, le imprese innovare verso una produzione low carbon. E’ una straordinaria occasione per riunificare gli sforzi di tutti verso un comune interesse generale.

Abbiamo grandi e legittime aspettative, ma sappiamo che gran parte del lavoro sarà dopo Parigi. Dalla COP21 di Parigi deve scaturire un accordo equo, che tenga conto delle diverse responsabilità storiche tra i paesi e, all’interno dei Paesi, favorisca una giusta transizione che garantisca migliori opportunità alle popolazioni povere e un futuro alle persone e alle comunità colpite dagli impatti del cambiamento climatico. L’accordo dovrà essere legalmente vincolante, ancorato alle indicazioni della Comunità scientifica che chiede di iniziare subito una traiettoria di rapido declino delle emissioni di gas serra, per riuscire a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C (possibilmente 1,5°C) accelerando la transizione verso la decarbonizzazione.

di Vittorio Cogliatti Dezza, presidente nazionale di Legambiente