Le lezioni non imparate nell’Estremo Oriente russo

Il diluvio dell’Amur: dramma in Russia, straripa uno dei più grandi fiumi al mondo [PHOTOGALLERY]

[21 agosto 2013]

Il fiume Amur, uno dei più grandi del mondo, insieme al suo affluente Zeya è straripato nei pressi della città di Blagoveshchensk, vicino al confine con la Cina, a causa delle intensissime e ininterrotte piogge che hanno colpito l’Estremo Oriente russo da fine luglio. Attualmente sono state evacuate migliaia di persone e ieri è stata effettuata anche una spettacolare operazione di salvataggio in elicottero di due orsi bruni, che rischiavano di affogare nella loro gabbia nello zoo di Blagoveshchensk,. Secondo il capo dell’agenzia meteorologica russa Rosguidromet, Alexandre Frolov, «La risalita delle acque dovrebbe raggiungere il suo punto più alto questa settimana».

Le regioni inondate sono tre: l’Amur, il territorio di Khabarovsk e la regione autonoma degli ebrei  e Ria Novosti scrive che «Il numero di persone evacuate ha superato i 23.000 individui (i due terzi dei quali a Primorie). Più di 2.000 persone, tra le quali un migliaio di bambini, sono attualmente accolti in dei centri di alloggio provvisori, le altre si sono installate presso amici o parenti».

L’alluvione ha colpito duramente le infrastrutture delle tre regioni e la popolazione è senza elettricità. Intanto il ministero russo delle situazioni di emergenza ha inviato a Khabarovsk un centinaio di tende per ospitare le persone evacuate dalle zone sinistrate.

Intanto è cominciata la conta dei Danni ed il governatore della regione dell’Amur, Oleg Kojemiako, ha detto che «Più del 43% delle riserve di carbone per l’inverno sono state danneggiate nelle inondazioni. 500 chilometri di strade sono state distrutti, dei ponti sono stati distrutti e 38 villaggi sono inaccessibili».

Quello che i media russi chiamano il diluvio dell’Estremo Oriente ha inondato circa 150 comuni e sta interessando la città di Khabarovsk, dove gli argini sono stati innalzati fino ad 8 metri, la regione dell’Amur è praticamente finita tutta sott’acqua.

Ma questa catastrofe è una tragedia della dimenticanza, come spiega Pyotr Osipov, responsabile del Wwf Russia per la regione dell’Amur «Trenta anni di siccità ha reso la gente smemorata ed  hanno cominciato a costruire in luoghi in cui c’è il rischio di inondazione». Solo ora ci si ricorda dell’inondazione record del  1984, quando lo Zeya straripò in un0area più ampia rispetto ad oggi, ma da allora altri villaggi e città sono stati costruiti  lungo le sue rive. In qualche modo la gente credeva non ci sarebbe più inondazioni. Osuipov dice che il fiume ingabbiato dall’uomo si è ripreso il suo letto che aveva formato nel corso di migliaia di anni, «Le autorità avrebbero dovuto spostare le persone dalle aree a rischio molto tempo fa. Ora dovranno farlo comunque,  ma anche spendere soldi per il risarcimento».

Il giovane avvocato Boris Burdeyev, che ha visto la sua casa nel villaggio di Vladimirovka, vicino Blagoveshchensk, finire sott’acqua, è indignato ed ha detto ad un corrispondente della Bbc: «Perché hanno danno il permesso di costruire qui? Questa non è una sorta di baraccopoli: tutte le case sono state costruite legalmente, con l’approvazione ufficiale».

Le autorità locali stanno dando un contributo di circa 300 dollari a chi è costretto a fuggire dalle zone colpite ed il governo centrale ha promesso risarcimenti, ma Mosca è lontanissima e tutto dipende dal  il valore della proprietà perduta e si potrebbe arrivare a decine di migliaia di dollari a persona.

L’iter per avere i risarcimenti si annuncia difficoltoso per gente che vive spesso in piccole comunità fuori dal tempo: si dovrà dimostrare il possesso delle proprietà, presentare documenti e foto che spesso sono andati persi nell’alluvione.

C’è poi il problema delle case in legno costruite troppo vicine al fiume e che sono state spazzate via e vengono segnalati anche “sciacalli” che stanno saccheggiando le abitazioni rimaste in piedi. Alcune persone vivono sui tetti delle case, circondata da polli e conigli per difenderle dai saccheggiatori.

Inoltre la maggior parte delle persone colpite non è assicurata perché farlo è troppo costoso e dicono che comunque 15 anni di pagamento di un’assicurazione contro le catastrofi naturali sarebbe costato quanto il valore delle loro povere case perse. L’alluvione di 29 anni fa non sembra proprio aver insegnato niente alle autorità putiniane che hanno lasciato senza difese e copertura assicurativa la popolazione e l’avvocato Burdeyev conclude sconsolato: «Anche per me è troppo costoso. Immaginate una coppia di anziani che vive in una piccola isba, la loro unica casa. Mangiano ciò che crescono nel giardino sul retro. Quali assicurazioni possono permettersi? Le compagnie di assicurazione devono pensare di più ai poveri, e non solo ai loro clienti facoltosi».