Il Natale di sangue della Repubblica Centrafricana

Uccisi 8 soldati del Ciad, strage a Bangui, cadaveri abbandonati per le strade

[27 dicembre 2013]

«E’ il Natale della paura»  titolava il 25 dicembre Le Journal de Bangui e aggiungeva: «Eccoci qui con la nostra inquietudine davanti a tanta violenza e con la nostra stanchezza dopo mille negoziati senza successo». Il Natale della capitale della Repubblica Centrafricana (Rca) è stato insanguinato dalle milizie di autodifesa cristiane “anti-balaka” (anti-machete) che hanno attaccato  i miliziani ammutinati della Séléka, in gran parte musulmani, e i soldati ciadiani della forza di pace africana, accusati di sostenere i guerriglieri golpisti, i quali hanno portato al potere l’attuale presidente – Michel Djotodia – che alla vigilia di Natale aveva invitato i centrafricani di qualsiasi confessione «ad amarsi l’un l’altro, come è scritto nella Bibbia e nel Corano». Non lo ha ascoltato nessuno: stanotte ci sono stati  scontri armati al PK0 (Point kilométrique Zéro), al centro di  Bangui e la notte della capitale ha avuto l’ormai consueto concerto di raffiche di kalashnikov, mentre il cielo invece che da fuochi d’artificio veniva illuminato dai proiettili traccianti ed i combattenti si sfidavano a colpi di lancia-razzi.

Sembra che stanotte il centro di Bangui sia stato teatro di un raid di pick-up armati di armi pesanti e una fitta sparatoria ci sarebbe stata anche al camp de Roux, il quartier generale di  Djotodia e dello stato maggiore della fazione della Séléka rimastagli fedele. Il portavoce del presidente, Guy Kodegue, hsa parlato di un’offensiva di miliziani “anti-balaka” che sarebbe stata respinta. Altri scambi di tiri di armi da fuoco ci sarebbero stati anche intorno all’ambasciata del Ciaded al campo del contingenyte ciadiano della Mission internationale de soutien à la Centrafrique sous conduite africaine (Misca) e vicino all’Hôtel Ledger, dove sono alloggiati diversi ministri della Rca. Poi fonti occidentali hanno ridotto tutto ad uno scontro al Pk0 tra uomini della Séléka e soldati congolesi della Misca, mentre la sparatoria a camp de Roux potrebbe essere stato un fuoco di interdizione degli ex-Séléka e dei ciadiani per intimorire gli “anti-balaka” che si preparerebbero ad attaccarli e che puntano ad impadronirsi del centro di Bangui

Le cose si stanno facendo molto pericolose per le truppe francesi arrivate in Centrafrica per spegnere l’incendio appiccato dal golpe di Djotodia e dei suoi ex uomini della Séléka che ora accusano i francesi di sostenere i cristiani delle milizie di autodifesa anti-balaka. 

Seicento tra soldati francesi dell’opération Sangaris e militari della Misca sono stati dispiegati in due quartieri di  Bangui, Gobongo e Pabongo, per evitare nuovi eccidi come quelli che a Natale hanno visto morire una quarantina di  persone e 6 soldati ciadiani della Misca. Il 26 dicembre è stata scoperta una vera strage: una trentina di corpi abbandonati vicino al campo militare di  Roux. Cadaveri in decomposizione da tre a cinque giorni scaricati lungo una strada che risale a collina delle Panthères a Bangui. Una zona sensibile della capital dove ci sono impianti radio e per questa vietata al pubblico e sorvegliata dall’esercito, non lontano da Roux c’è la caserma della guardia presidenziale e la residenza del Presidente della Repubblica. Tra le vittime ci sono solo uomini adulti che sarebbero stati torturati e mutilati prima di essere uccisi. Alcuni sembrano sgozzati. Potrebbe trattarsi di una vendetta dei guerriglieri della Sèlèka o dei militari ciadiani contro gli “anti-balaka” .

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si è detto «Costernato per il proseguire delle violenze  intercomunitarie nella Rca, in particolare per le informazioni secondo le quali una decina di corpi in più sono stati trovati nelle strade di Bangui. Sono rattristato per la morte di 6 caschi blu della Mission internationale de soutien à la Centrafrique (Misca) diretta dall’Africa e rendo omaggio al loro sacrificio». In realtà i soldati ciadiano della Misca uccisi dalle milizie cristiane sono 8, visto che due erano stati accoppati alla vigilia di Natale. Ban ha chiesto a tutte le parti in causa ed ai cittadini del Centrafrica di collaborare con la Misca e i francesi dell’opération Sangaris: «La loro missione è quella di garantire la sicurezza, che è disperatamente necessaria».

Ieri a Gobongo, dove ci sono stati gli scontri più violenti a Natale, c’era una calma relativa, ma ora gli abitanti hanno paura perché i soldati burundesi e della Misma che erano intervenuti per fermare i combattimenti avrebbero abbandonato il quartiere. In molti, soprattutto donne e bambini, stanno fuggendo e cercando rifugio nelle basi Onu o nelle aree vicine all’aeroporto controllate dai francesi. Ieri anche team di Médecins sans frontières sono ritornati all’hôpital communautaire per effettuare interventi di emergenza sui feriti negli scontri.

La violenza covava sotto la cenere, secondo Amnesty International nel Paese sono morte più di 1.000 persone nell’ultimo mese nelle violenze perpetrate dalla Séléka e negli scontri al nord, ma la follia omicida a Bangui si è scatenata dopo la manifestazione anti-Ciad del 22 dicembre, durante la quale un manifestante è stato ucciso da un colpo sparato dai soldati della Misma: Gli anti-Balakas ce l’hanno con I soldati ciadiani (musulmani) perché il Ciad ha aiutato i ribelli della Séléka a mettere al potere Michel Djotodia con un colpo di stato che a marzo ha rovesciato il cristiano, corrotto e golpista  François Bozizé. Ad aggravare la situazione, il 23 dicembre c’è stato uno scontro tra il contingente del Burundi (cristiano) e le truppe ciadiane (850 elementi) della Misca, alle quali era stato ordinato di  spostarsi nel Nord della Rca.

La situazione è così drammatica che i francesi e l’Unione Africana e l’Onu hanno chiesto aiuto al Marocco che ieri ha annunciato l’invio nella Rca un contingente della Forces armées royales (Far): Il re del Marocco Mohammed VI ha accettato sottolineando che si tratta di «Un contributo del Regno del Marocco agli sforzi della comunità internazionale miranti a difendere i nobili valori umani universali ed a sostenere il dialogo, la riconciliazione nazionale e lo sviluppo». Peccato che il Marocco quegli stessi valori e le risoluzioni Onu  non li applichi anche nella Sahara Occidentale che occupa dal 1976.

Chi sembra davvero nelle peste sono i francesi: l’opération Sangaris iniziata all’inizio di dicembre doveva durare 6 mesi, ma ora la situazione nella RCa è così esplosiva che le truppe francesi devono far fronte a quello che si sta trasformando in un conflitto confessionale e regionale per le risorse che rischia di mettere in pericolo l’unità di quello che è ormai uno Stato fantasma. Libération titola: “Centrafrica: la Francia presa in trappola” e scrive: «La Rca sprofonda ogni giorno un po’ di più in una crisi nella quale i francesi si ritrovano in prima linea». Il giornale francese sottolinea l’ambivalenza del Ciad che fornisce soldati alla missione di pace e intanto continua a destabilizzare il Centrafrica. Per l’editoriale di Libération, «Le violenze di Bangui, le manifestazioni anti-francesi, il ruolo oscuro dell’esercito ciadiano annunciano un futuro fosco per la Francia e per i centrafricani». La prospettiva di un rapido successo dell’opération Sangaris, come quello ottenuto dai francesi in Mali, è forse ormai una speranza del solo presidente francese Hollande.