Il rilancio del Paese passa dalla montagna: arrivano gli Stati generali dell’Appennino

[16 ottobre 2013]

Parte dalla montagna la difesa del territorio di pianura, dove sono presenti città, industrie e dove si realizza gran parte dell’economia del Paese. Governando in modo corretto la montagna (e lasciando in molti casi che si autogoverni), non si fa solo l’interesse delle popolazioni coraggiose che continuano a presidiare aree marginalizzate da una politica miope, ma dell’intera collettività.

Quindi partendo da questi presupposti, cioè che un euro investito in montagna si recupera decuplicato in pianura, è necessario sviluppare un’azione di rilancio di questo territorio chiedendo un illuminato impegno politico. A tal fine Slow Food Italia con il Parco nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna e l’Apt Servizi Emilia Romagna, hanno promosso l’evento “L’Appennino che verrà – stati generali delle comunità dell’Appennino”, che si terrà  dall’8 al 10 novembre nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi in Emilia Romagna e in Toscana, nelle sedi Bagno di Romagna, Santa Sofia e Badia Prataglia.

«Il Parco,  nel ventesimo anno della sua istituzione, non può che farsi promotore di un progetto di un alto valore sociale, culturale e ambientale per sostenere e tutelare ogni iniziativa a vantaggio delle popolazioni che vivono nell’area protetta e lungo i suoi confini  tra Emilia Romagna e Toscana– ha sottolineato il presidente del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, Luca Santini- E’ necessario far emergere l’importanza strategica del territorio perché capace di creare, mantenere e gestire risorse fondamentali come l’acqua, l’aria e la sua biodiversità.

L’obiettivo è quello di lavorare per salvaguardare la montagna e creare opportunità per gli abitanti, le imprese e l’ambiente stesso. In questa direzione lavoreremo insieme ai soggetti protagonisti di questo progetto per un turismo sostenibile ed un’agricoltura di qualità per dare delle risposte a chi quotidianamente vive in questi territori e far emergere peculiarità e ricchezze in un nuovo modello di sviluppo».

Durante la tre giorni di novembre si confronteranno i protagonisti della vita, della cultura, del tessuto agro-pastorale e produttivo della catena montuosa che rappresenta la spina dorsale del nostro Paese. Lo scopo sarà quello di individuare problematiche comuni, proposte, istanze da sottoporre al mondo politico e alle istituzioni, per rilanciare un’area che può essere al centro di un nuova idea di sviluppo locale legato al territorio.

«L’offerta di vacanza dell’Appennino tosco-emiliano romagnolo – ha aggiunto Liviana Zanetti, presidente di Apt Servizi Emilia Romagna – con la sua natura incontaminata, la ricchissima enogastronomia, le tradizioni artigianali, gli antichi rituali sociali, senza dimenticare gli impianti sportivi, rappresenta per noi una risorsa turistica dal grande potenziale, in parte ancora inesplorato ma su cui l’Apt insieme ai partner del territorio sta lavorando per rinforzare la promozione. In un’epoca sempre più caratterizzata dal turismo slow, dal trionfo della tipicità, dei sapori autentici del passato, del rispetto per la biodiversità, il prodotto turistico Appennino risulta quanto mai strategico, se sviluppato adeguatamente, per andare alla conquista dei mercati turistici internazionali. Gli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino sono un momento essenziale per dettare le linee dello sviluppo futuro di questa realtà fondamentale».

Durante l’evento, si parlerà di temi fondamentali che possono rappresentare una risorsa per il futuro di aree definite marginali e di chi vi abita come il turismo consapevole, l’ambiente dei parchi, delle foreste, delle acque, della fauna selvatica, l’agricoltura e il nuovo ruolo per la promozione dei prodotti e dei territori.  «Gli Appennini stanno vivendo un’emergenza legata alla riduzione del numero delle aziende agricole e delle superfici coltivate che ha forti implicazioni anche per l’equilibrio ambientale del territorio- ha commentato Antonio Cherchi, presidente Slow Food Emilia Romagna –  Durante gli Stati Generali bisognerà lanciare un grande progetto economico, sociale ed ambientale che punti ad un riscatto di quei territori guidato dalla gente che li abita, che riesca ad attrarre nuovi contadini, in particolare giovani, in un contesto che offra una qualità della vita, in termini di accesso ai servizi e di infrastrutture, non inferiore a quella delle città. Fino ad oggi Slow Food si è preoccupato di salvare i prodotti e le razze autoctone: oggi bisogna salvare i contadini.

Questi debbono dimostrare la capacità di interpretare in modo nuovo il loro ruolo sociale, diventando contadini “a triplice attitudine” per citare un attributo delle razze autoctone presidi slow food: fare un’agricoltura di piccola scala, sostenibile, basata sulla biodiversità, sulle forti tradizioni culturali dei territori, sulla filiera corta ed un rapporto molto più stretto con i consumatori, che li coinvolga attivamente nel sostegno alla  loro attività, facendoli diventare, come afferma Carlin Petrini, coproduttori. Anche perché le altre due attitudini- ha continuato Cherchi-  sono quelle di continuare ad essere custodi del territorio, integrando il loro reddito svolgendo attività, come tenere puliti gli scoli delle acque o i boschi, che ne preservino lo stato di salute e la bellezza, e di proporsi per essere veicoli di un turismo consapevole e rispettoso degli equilibri del territorio, a cominciare dal rapporto con i discendenti degli emigrati».

I documenti che saranno prodotti in novembre durante l’evento, costituiranno la base per l’elaborazione di un Manifesto, che sarà presentato in Umbria a dicembre. Per informazioni su come partecipare ai lavori è possibile contattare il Centro Universitario di Bertinoro (CEUB)  0543 -4465500  – segreteria@ceub.it