Ilva, fondi sbloccati: svolta o no? Le reazioni: Pd esulta, Verdi criticano

[29 ottobre 2014]

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha incontrato a Roma il commissario straordinario dell’ Ilva Piero Gnudi e in una nota spiega che «Nel confronto è stato valutato lo sblocco dei fondi stabilito ieri dal Tribunale di Milano come un elemento di svolta, che permette di procedere in modo ancor più spedito sulla tabella di marcia per la piena sicurezza ambientale dell’area interessata».

Galletti ha ribadito «la centralità della questione Ilva nell’agenda del governo, per il legame inscindibile che c’è tra l’ambientalizzazione dell’area, il nuovo orizzonte produttivo dello stabilimento e le prospettive per i lavoratori e la città di Taranto».

Ieri il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo aveva trasferito 1,2 miliardi del tesoro della famiglia Riva nelle disponibilità del commissario Gnudi, per il risanamento dell’Ilva di  Taranto. Una decisione res su richiesta dello stesso Gnudi in base al  decreto “Ilva-Terra dei fuochi” approvato a febbraio.

Il co-portavoce dei Verdi, Angelo Bonelli, aveva espresso opinioni e preoccupazioni diverse da quelle di Galletti e sottolineato che «Il Gip del tribunale di Milano ha sbloccato 1,2 miliardi di euro sequestrati dalla Procura della Repubblica alla famiglia Riva per evasione e frode fiscale. Si è trattato di una scelta inevitabile perché prevista da una norma di due decreti legge emanati dai governi prima Letta e poi Renzi. Quella norma di legge andava estesa anche alle bonifiche e il governo avrebbe dovuto lavorare per i sequestro di tutti i beni dei Riva, come ha tentato di fare la Procura di Taranto, a garanzia di quelle bonifiche che purtroppo rischiano di non farsi mai. Ora queste risorse della famiglia Riva saranno utilizzate per realizzare gli interventi sugli impianti dello stabilimento Ilva di Taranto previsti dall’AIA. Ma un interrogativo sorge spontaneo: chi pagherà le bonifiche per risanare i terreni agricoli contaminati dalla diossina, le falde e il mare inquinato e i danni alle parti civili? Arpa Puglia ha stimato che i danni provocati dall’inquinamento ammontano a circa 4-5 miliardi di euro. Dove sono i soldi per fare le bonifiche e più precisamente i Riva avranno disponibilità economiche tali da applicare il principio “chi inquina paga”?. E’ legittimo, purtroppo, pensare che come sempre le bonifiche in Italia non si faranno e il disastro ambientale provocato dall’Ilva sui terreni, le falde e nelle aree circostanti rimarrà lì per sempre. I soldi sequestrati ai Riva, sbloccati per legge, saranno investiti sugli impianti ma le bonifiche non le farà nessuno e il disastro ambientale rimarrà lì come un monumento a futura memoria, monumento di cui faremo volentieri a meno».

Per Michele Mazzarano, consigliere regionale (Puglia) Pd, «La decisione del Tribunale di Milano di sbloccare le risorse finanziarie, sottoposte a sequestro preventivo, per il risanamento ambientale dell’Ilva di Taranto rappresenta un fatto eccezionale dal punto di vista giuridico e sancisce in modo evidente l’applicazione del sacrosanto principio secondo cui “chi inquina paga”».

«Il tribunale – aggiunge nella nota inviata a greenreport.it  –  spiega con chiarezza che nel conflitto tra i diritti proprietari e gli interessi costituzionalmente rilevanti al diritto all’ambiente salubre, al lavoro e alla salute, i secondi primeggiano sui primi. Siamo di fronte ad una decisione di grande rilievo giuridico resa possibile dalla forza legislativa dei provvedimenti che i Governi Letta e Renzi hanno messo in fila e dal lavoro correttivo svolto dal parlamento e in modo particolare dai parlamentari del Pd».

«Lo sblocco dei 1.2 miliardi di Euro di risorse – prosegue – viene accolto con un grande sospiro di sollievo. Una decisione diversa avrebbe fatto ripiombare Taranto in una drammatica spirale che avrebbe messo in angoscia migliaia di famiglie di lavoratori e azzerato le speranze di chi crede che si possa conciliare produzione e salute. Ora bisogna accelerare sulla strada del risanamento ambientale dello stabilimento e della rigorosa ottemperanza, in un cronoprogramma certo – conclude – , delle prescrizioni dell’AIA. Non ci sono più alibi. Non c’è più tempo da perdere».