Ilva, i Riva presentano ricorso contro il Piano ambientale. Realacci: «Sconcertante»

[8 luglio 2014]

«È sconcertante. Segno che la ‘famiglia dell’acciaio’ non ha proprio capito cosa è successo e cosa è necessario fare». Il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, è lapidario nei confronti dei Riva, i cui legali hanno presentato ieri il ricorso contro il Piano ambientale dell’Ilva.

«E’ evidente – rileva Realacci – che il rilancio dell’acciaieria di Taranto non può che partire dal risanamento ambientale. Di più. La piena attuazione del piano ambientale è strettamente connessa al rilancio produttivo dell’azienda».

Il legali di Riva Fire, la holding a capo dell’omonima famiglia, hanno invece presentato nell’ultimo giorno a loro disposizione un ricorso che va in direzione letteralmente opposta, contestando il Piano ambientale in più punti e chiedendo che ne venga valutata la legittimità (pur, come ricorda il Sole 24 Ore di oggi, senza presentare alcuna richiesta di sospensiva).

La decisione dei Riva giunge come il classico fulmine a ciel sereno, seguendo di pochi giorni l’ultimo aggiornamento dello Studio Sentieri, redatto dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e con un focus sulla Terra dei Fuochi e il Sin di Taranto, comprensivo – appunto – dell’Ilva di Taranto.

Lo Studio si sviluppa segnalando che «le popolazioni che risiedono in territori ove sono presenti sorgenti di inquinamento presentano eccessi di occorrenza (mortalità, ospedalizzazione, incidenza) di patologie che sono associate alla presenza di tali sorgenti», e per l’area di Taranto presenta dati preoccupanti.

Un’analisi che, evidentemente, non sembra scomporre più di tanto i Riva. «Come ho avuto modo di dire in altre occasioni – sottolinea Realacci – non è pensabile alcuna soluzione di innovazione e futuro produttivo per l’Ilva se vengono disattesi gli impegni sul risanamento ambientale, condizione necessaria per dare un domani all’impianto: simul stabunt, simul cadent. In questo quadro la conferma del sub-commissario Ronchi sarebbe un importante elemento di garanzia che si voglia procedere al risanamento ambientale dell’azienda».

«Un risanamento – non manca di ricordare Realacci – che è inscindibile dal futuro  produttivo dell’Ilva, ma che è fortemente a rischio per la mancanza di risorse. Somme che possono essere reperite, come previsto dal decreto 136 sulle emergenze industriali e ambientali, dai beni degli azionisti  e quindi innanzitutto della famiglia Riva, ma che non sono ancora disponibili».