In Australia rispunta un wallaby “estinto” da 10 anni [FOTOGALLERY]

L’elusivo animale ripreso da una trappola fotografica

[25 novembre 2014]

La sorpresa è stata enorme quando i ricercatori del Wwf Australia hanno visto nell’angolo di una foto scattata da una trappola fotografica il wallaby lepre dagli occhiali (Lagorchestes conspicillatus), anche perché quel marsupiale era stato dichiarato estinto in una grande area dell’Australia una decina di anni prima ed erano passati altrettanti anni senza nessun avvistamento.

Ma utilizzando trappole fotografiche, il Yawuru Country Manager e il Wwf hanno catturato immagini del marsupiale durante i suoi giri di foraggiamento notturni. Gli ambientalisti australiani spiegano che «Le fotocamere con sensori sono state installate i nell’ambito di un’indagine pilota  nel Yawuru, una  proprietà della Roebuck Plains Station, dove la specie è stata avvistata l’ultima volta nel 2004».

Il team di ricerca ha piazzato per 2 mesi 8 foto-trappole vicino a un probabile habitat dei wallabies ed hanno utilizzato esche di farina d’avena e burro di arachidi delle quali questi marsupiali vanno ghiotti. Alla fine sono stati fotografati due animali e gli esperti del Wwf hanno avuto la prova che il wallaby lepre dagli occhiali non era scomparso. Ora ambientalisti ed indigeni sperano che sia sopravvissuta un’intera piccola comunità di questi animali

Il wallaby lepre dagli occhiali prende il suo nome dalla mascherina arancione che circonda ogni occhio, è sempre stato considerato molto raro nella regione di Kimberley. Anche se il suo areale si estendeva su metà dell’Australia, ora la sua distribuzione è a macchie di leopardo  in altre parti del nord dell’Australia, la sua popolazione è considerata in via di estinzione quasi ovunque.

Il portavoce del Wwf Australia, Alexander Watson ha sottolineato: «Dobbiamo mantenere sott’occhio le minacce per questo animale raro e affascinante così otteniamo le informazioni giuste per aiutarlo a sopravvivere in futuro. I loro bisogni di rifugi e  di alimentazione li rendono molto sensibili ai cambiamenti di habitat, quindi valutare il loro numero è un buon indicatore della salute generale dell’ambiente locale».

Secondo il consigliere di amministrazione della Yawuru Corporation, Dean Mathews, «l’identificazione positiva del wallaby lepre dagli occhiali da parte del Yawuru Country Manager e del Wwf riflette sicuramente il valore della costruzione della conoscenza ecologica tradizionale nella collaborativa partnership di ricerca. Ora abbiamo l’opportunità di salvare questi animali ed i loro habitat attraverso la realizzazione di pratiche di gestione sostenibili del territorio. La Yawuru Indigenous Protected Area che gli sarà presto dedicata consentirà la rigenerazione del paese, in collaborazione con il programma di gestione dei pascoli ecosostenibile dell’Indigenous Land Corporation, affinché questo wallaby e le altre specie minacciate possano prosperare come facevano una volta».

Il Lagorchestes conspicillatus utilizza grandi ciuffi d’erba per nascondersi dai predatori e per trovare rifugio durante le caldissime ore diurne. Gli incendi fuori controllo, il calpestio degli animali da pascolo hanno provocato una maggiore esposizione di questi wallaby e ne hanno apptrofittato i predatori introdotti dall’uomo, o meglio dai coloni britannici. Il cambiamento climatico sembra infatti entrarci abbastanza poco: il  Lagorchestes conspicillatus è adattato ad una vita in condizioni aride estreme ed estrare l’acqua direttamente dal cibo. Le loro popolazioni residue in Australia sono a rischio per minacce moderne, come i predatori introdotti, il pascolo, i frequenti incendi e, in alcuni casi, per eventi meteorologici estremi come siccità così prolungate da non permettere nemmeno la loro sopravvivenza.

In un comunicato congiunto  Yawuru Country Manager e Wwf Australia assicurano che «Continueremo a lavorare insieme per monitorare il wallaby lepre dagli occhiali e, infine, con l’obiettivo di affrontare le minacce principali per garantire che questa specie continui a vive nel Yawuru Country».

Andrew Burbidge, del Department of parks and wildlife, ricorda che il tasso di estinzione di mammiferi in Australia è il più alto del mondo e che estinzioni di specie continuano a ritmo costante dal 1840 circa. In un libro pubblicato recentemente da rivela che in Australia si sono estinte almeno 28 specie di mammiferi ed altre due sono probabilmente estinte, e che ci sono più specie minacciate ed estinte di quante ne elenchino le liste ufficiali. Inoltre Burbidg sostiene che «Sulla base di quello che abbiamo visto con le specie minacciate, è altamente probabile che avremo ulteriori estinzioni in futuro, a meno che non prendiamo urgentemente qualche azione abbastanza forte, la situazione diventerà f drammatica»

Per ogni specie in Burbidge, Woinarski ed Harrison forniscono le informazioni necessarie e le azioni necessarie per salvarla dall’estinzione, ma anche qui c’è una sorpresa: «La minaccia più grande che abbiamo individuato per i mammiferi australiani sono i gatti selvatici – ha detto Burbidge – I gatti selvatici arrivano prima delle volpi e della regimazione degli incendi inappropriata».

L’esempio che fa il ricercatore australiano è proprio quello del “risorto” Lagorchestes asomatus, anche lui predato e portato al bordo dell’estinzione da gatti e volpi. Fino alle nuove foto scattate dal Wwf Australia non c’era mai stata nessuna vera indagine sulla popolazione di wallaby lepre dagli occhiali, e Burbidge, Woinarski ed Harrison avevano dovuto raccogliere i dati sulla sua distribuzione utilizzando altri metodi.

“C’è un solo cranio di questa specie in un museo nell’Australia del sud che è stato raccolto intorno al 1930 circa – conclude Burbidge – La ricerca storica orale che ho fatto con i colleghi nei deserti centrali ha dimostrato che in realtà era molto noto agli aborigeni e molto diffuso, ma è crollato probabilmente all’incirca dagli anni ’50. Ci sono altri mammiferi noti solo per depositi nelle  grotte che esistevano quasi certamente durante la colonizzazione europea, ma mai registrati dalla scienza».